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lunedì, Agosto 2, 2021

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ALESSANDRO GALLO RACCONTA IL PROGETTO SIR E L’ALBUM “TRACES” – INTERVISTA

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Il chitarrista Alessandro Gallo parla del progetto SIR e dell’album TRACES, registrato in analogico presso il Digital Lake Studio. Il disco contiene 9 tracce composte da Alessandro Gallo, con la collaborazione di Naomi White per i testi. I brani  potrebbero benissimo figurare in qualsiasi album dei Wings o di Paul McCartney.
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Alcune settimane fa è stato pubblicato un interessante album dal titolo “Traces”, realizzato da un gruppo che dietro al fantomatico, ma allo stesso tempo allusivo nome di SIR, annovera un quartetto di eccellenti ed esperti musicisti quali Alessandro Gallo (chitarre, tastiere, arrangiamenti, programmazione e cori), Alberto Gallo (pianoforte acustico ed elettrico), Michele Guaglio (basso, accordeon e sitar), Eugenio Mori (batteria), con la partecipazione in alcuni brani di Naomi White (sax e voce), mentre la suggestiva voce solista è quella di Domenico “Mimmo” De Giglio, che molti fan di Sir Paul McCartney hanno già avuto modo di conoscere e apprezzare come cantante e front man della “Band on the roof” da anni impegnata a proporre il proprio tributo ai Fab Four e in particolare alla produzione solistica del “Cute One”.

Realizzato presso il Digital Lake Studio dei fratelli Gallo e registrato in analogico con la nuova console SSL 4048 G+, l’album contiene 9 brani, tutti composti da Alessandro Gallo avvalendosi della collaborazione di Naomi White per i testi, che  potrebbero benissimo figurare in qualsiasi album dei Wings o di Sir Paul.

Un album gradevole fin da primo ascolto che ti invoglia a più riascolti successivi, in ognuno dei quali si scoprono  nuovi particolari apprezzandone le molteplici pregevoli sfumature.

alessandro gallo

In merito al progetto SIR, abbiamo incontrato e intervistato Alessandro Gallo. Di seguito quello che ci ha raccontato.

Ciao Alessandro, ci racconti com’è nata l’idea di questo progetto?

A marzo 2020, rientrato forzatamente da St Moritz causa emergenza Covid, mi ritrovo bloccato in casa e disoccupato.
Che fare?
Da anni covavo un progetto, alimentato dal continuo proliferare delle Tribute Band: proporre brani inediti, ma scritti “nello stile di”.
Come dare l’esempio?
Da sempre fan dei Beatles (in passato avevo già fondato I Nowhere Men, band tributo ai Beatles che ha suonato anche ai Beatles Day di Bellinzona ) decido di proporre a Domenico De Giglio, conosciuto un anno prima proprio per un concerto tributo a Paul McCartney, ritenendolo non solo un bravissimo imitatore della voce di Paul, ma un vero e proprio artista-cantante, di provare a mettere giù qualche idea.
I 9 brani dell’album sono stati composti in poco più di 15 giorni, quasi nella veste definitiva.

I brani sono tutti in inglese, hai scritto tu anche i testi?

Per i testi decido di contattare la mia amica di lunga data Naomi White, sassofonista cantante di Leeds, con la quale collaboro da anni, e le chiedo se le andrebbe di scrivere i testi. Arrivano come un fiume in piena… a Giugno praticamente i brani erano pronti per essere registrati.

So che oltre a chitarrista sei un eccellente polistrumentista. Hai suonato tu stesso tutti gli strumenti?

No, oltre a mio fratello Alberto, provetto pianista e pure lui pluristrumentista, ho coinvolto Eugenio Mori alla batteria, Michele Guaglio al basso e sitar e Naomi White al sax e cori.
La band era completa, ma il lockdown impediva di chiuderci in studio… la registrazione finale è stata effettuata tra Novembre e Dicembre 2020.

Registrazione realizzata nel vostro studio Digital Lake a Gravellona Toce?

Sí, ai primi di Ottobre 2020 al Digital Lake Studio arrivano nello stesso giorno la nuova fantastica consolle SSL 4048 G+ e l’alluvione che inonda lo studio.
Fortunatamente la nuova consolle non era ancora stata assemblata e, dopo un faticoso e dispendioso lavoro di risanamento, è stata proprio la registrazione dell’album a sancire la rinascita dello Studio con una qualità sonora impensabile prima.

Perché il nome SIR?

L’idea di chiamare SIR il progetto è nata dall’esigenza di non voler esporre i nomi direttamente e connotare immediatamente il progetto nella Musica Britannica di un certo livello, oltre a giocare evidentemente sul titolo di Baronetto dell’ex Beatle.

Soprattutto il brano Traces è molto evocativo, ci puoi dire qualcosa di più in proposito?

Traces è stato l’ultimo brano ad essere scritto. Nella prima stesura mi era venuta quest’aria un po’ noir alla James Bond e spinto dalle insistenze di Pierpaolo D’Emilio l’abbiamo reso veramente drammatico.
Ho proposto allora di modificare il testo iniziale di Naomi che parlava di uno sparo, collocandolo nella notte più buia della musica, quando Paul perse il suo più grande amico e noi la speranza di riascoltare i due geni insieme almeno per una volta ancora. Il caso ha voluto che la canzone sia stata cantata proprio la mattina dell’8 dicembre, senza nessuna premeditazione…

L’unico brano “fuori dal seminato” mi sembra Give the girl a chance to change the world, più orientato al Delta del Mississippi che non al Merseyside.

Sì ma è nato in quello che immagino sia stato il “Beatles” modus operandi… Ci si focalizza su un’immagine e si lavora.
Avevo questo riff bluesy e mi è venuta in mente l’immagine di Paul sul palco con Dave Grohl, imbracciando una cigar box guitar al concerto in onore delle vittime dell’uragano Katrina a New Orleans. Allora Naomi ha proposto il tema ecologia. Tema molto caro a Macca da tanti anni. Ne è nata una piccola ode alla ragazza che vuole salvare il mondo, e una piccola dedica alle mie giovani figlie che possano salvare l’unico mondo che abbiamo…

Mi piacerebbe anche sottolineare che il disco è stato creato senza seguire alcuna logica di mercato.
È semplicemente uno sforzo per creare qualcosa di bello, o almeno tentarci, visto che sempre più spesso mi trovo costretto a sacrificare la parte musicale in favore di quella commerciale…
Vorrei citare anche lo splendido lavoro di mastering realizzato da Stefano Bechini.

Ora che forse siamo prossimi al ritorno a una parvenza di normalità, pensi che sarà possibile portare questo progetto dal vivo?

L’idea è di fare qualche serata con Domenico, magari in contesti teatrali e intimi più che con una vera e propria band.
Alcune canzoni sicuramente le canterò anche nelle mie serate perché ne vado orgoglioso; sono state composte di getto e a volte, riascoltandole, stento a credere di averle scritte io…

Progetti per il futuro?

È prevista la pubblicazione a breve del secondo album scritto e prodotto durante il lockdown, cantato da Naomi White, autrice dei testi assieme a Nick The Nightfly.
Un album dal sapore Soul Jazz e sonorità completamente diverse.
Lo studio, in fase di ultimazione, si doterà anche della possibilità di effettuare riprese video oltre che audio e la sempre più stretta collaborazione con l’etichetta Groove It di Pierpaolo D’Emilio e Sandro De Bellis.
Inoltre la realizzazione nei prossimi mesi della colonna sonora di due film e la produzione di altre due band.
Ovviamente ci saranno le solite collaborazioni per spot pubblicitari e progetti jazz.

E come vedi il futuro della musica in Italia? Pensi che ci sarà un’evoluzione, un “Nuovo Rinascimento”?

È davvero difficile fare previsioni. Ci è capitata addosso una delle più grandi sciagure dalla Seconda Guerra Mondiale. Il nostro settore è stato azzerato nel corso degli ultimi 15 mesi. Se prima ero certo di un sicuro boom oggi non lo sono più. Tante aziende del nostro ambito professionale falliranno o saranno costrette a chiudere e ci vorranno anni a ricostruire tutto. In America c’è stato il boom degli strumenti acustici che ha finalmente incrinato l’egemonia dei piatti da DJ, vista anche l’impossibilità di ballare. Si sono riscoperti generi più di ascolto. Questo unita alla nuova direttiva europea sul copyright potrebbe finalmente portare ossigeno al mondo della musica. Almeno ce lo auguriamo tutti noi, che nonostante la crisi nera, cerchiamo sempre di vedere spiragli di ottimismo.

Ce lo auguriamo tutti. Riguardo alla distribuzione dell’album che mi dici?

Che per ora è disponibile solo sulle piattaforme digitali Amazon Music, iTunes e Spotify, in alta risoluzione 24/96, oltre che in heavy rotation sulla radio instore della Groove It. Le copie fisiche non sappiamo ancora, in tanti le chiedono ma oggi è sempre complicato venderle…magari una tiratura “bomboniere” per gli amici più cari.

C’è una domanda che vorresti ti facessero, ma nessuno ti ha mai rivolto?

Non saprei…forse che mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Paul… 😀
Riguardo a questo progetto potrebbe essere: “È venuto come pensavi?”

In questo caso (e mi capita di rado) sento di poter rispondere “Anche meglio”, ma aspetto i vostri pareri… mi trovate su Facebook… 

Biografia di Alessandro Gallo

Alessandro Gallo, classe 1971, diventa chitarrista per colpa dei Beatles, scoperti all’età di 11 anni.
A soli 16 anni inizia la professione di musicista ritrovandosi a collaborare alla registrazione dell’album Ridi Pagliaccio di Mina.
Nel 1988 si diploma sotto la guida di Franco Mussida e Giorgio Cocilovo al CPM di Milano, dopo di che prosegue con l’approfondimento dello studio di chitarra Jazz e Armonia con Tomaso Lama.

Dopo alcuni anni trascorsi a suonare con numerose band di pop rock, nel 2000 comincia a collaborare con Gabriele Comeglio.
Diventa il chitarrista della Big Band di Nick the Nightfly suonando inoltre con Franco Battiato, Lucio Dalla, Ron, Fabio Concato e star internazionali come Mike Patton in Mondo Cane, Martha Reeves and the Vandellas, Patty Austin e Cece Rogers.
Ha seguito per più di 10 anni Massimo Lopez in più di 500 concerti in ogni parte d’Italia.
Nel 1994 fonda con suo fratello Alberto il Digital Lake Studio, inizialmente un home studio dove vengono prodotte decine di sigle televisive per Rai 2 e Mediaset.
Nel 2010 aprono la nuova sede dove vengono prodotti gli album di Sergio Sgrilli, Nick the Nightfly and Sarah Jane Morris e decine di altri album pop, jazz, rock.

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