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domenica, Agosto 1, 2021

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LARGO AI GIOVANI VECCHI E AI LORO TORMENTONI ESTIVI

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I discografici sono contenti. E’ nato un nuovo filone commerciale. Per ora non ha ancora un titolo ma ha già prodotto due hit: “Mille” e “L’allegria” realizzati da un miscuglio transgenerazionale che ha partorito vecchi con la sindrome da infantilismo e giovani affetti da progeria (invecchiamento precoce).

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Fedez che è un astuto manager ha sedotto la nonnina Orietta Berti mettendola in un quadro pop che ricorda certe fotografie di David La Chapelle che spero non si offenda. Lorenzo Cherubini, detto Jovanotti che ormai giovanotto non è più, ha creato nel laboratorio di Rubin un innesto con un Gianni Morandi che è un incrocio tra Mike Buongiorno e Paperino.

C’è da scommettere che presto nasceranno nuove hit e nuovi tormentoni estivi. Immagino Gue’ Pegno con Peppino Di Capri, Sferabbasta con Iva Zanicchi, Laura Pausini con Gigliola Cinquetti. Chissà, forse ascolteremo anche una hit rock con I Maneskin e i Pooh. Speriamo non accada.

Il fenomeno sembra nuovo ma non lo è. Le canzoni da ombrellone erano già floride negli anni sessanta, stessa spiaggia stesso mare cantava Piero Focaccia mentre sorseggiava un ghiacciolo nel retropalco del Cantagiro, ma ai giovani di allora non veniva certo in mente di reclutare i “matusa” che li avevano preceduti. Oggi invece il trend è quello di mischiare ugole jurassiche a giovani rapper con una audiolibrary di plug in e suoni campionati.

Antropologicamente il fenomeno potrebbe essere persino interessante perché presuppone la fine del gap generazionale, ma alla base di tutto c’è un aspetto terrificante. Vale a dire la scomparsa della canzone d’autore. Ormai la canzone è schiava dell’intrattenimento più obsoleto. Probabilmente gli “artisti” si divertono a resuscitare le canzoni da cantare sotto la doccia, ma non ne spiegano il motivo.

Professionalmente parlando, le canzoni ormai non sono più un business, né un valore commerciale ed economico, né un fenomeno sociale. Sono ormai un rumore di fondo gratuito. D’estate poi servono ai bagnini o a certi coreografi balneari per radunare decine di mamme ingrassate a ballare sul bagnasciuga della riviera adriatica in compagnia di figli che espongono le mutande dentro il costume. Musica gratuita da ballare e cantare in coro senza rientri Siae di pubblica esecuzione.

Dunque come si spiega questo fenomeno se non come il risultato di decenni televisivi in cui la canzone è divenuta schiava di altro come quiz, giochini, siglette, spot pubblicitari, gare canore di giovani e vecchie meteore che si infilano nel buco nero del nulla?

Il nostro Paese vive e consuma ormai all’interno di una specie di bolla nazional popolare in cui la memoria è scomparsa se non attraverso la riesumazione di professionisti a fine carriera che si affidano ai giovani per sentirsi ancora protagonisti e contemporanei. E’ un po’ come se nello sport vedessimo un doppio al Roland Garros con Nadal e Panatta, o Baggio giocare nella stessa squadra con Mbappè. Ovviamente non accade, ma nel panorama pop sembra che tutto questo sia estremamente figo e geniale, anche perché cantare una canzone balneare non è che richieda un grande sforzo fisico o atletico.

Detto questo, tanto per intrattenerci ancora un po’ con i giochini e le bazzecole , come se non ne avessimo già abbastanza, invito i nostri lettori a battezzare questo nuovo straordinario fenomeno artistico nascente. No Gap Music, è un po’ troppo intellettuale ed esterofilo, voi cosa proponete?

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