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lunedì, Giugno 21, 2021

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Ricordo molto personale di Franco Battiato

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Franco Battiato è mancato, era nell’aria da tempo e sono certo che i mestieranti del giornalismo avevano già pronto nel cassetto – reale o virtuale – il “coccodrillo” adeguato alla situazione.

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Ho da tempo creato un archivio che tengo aggiornato e che riporta le date di nascita e di morte dei protagonisti della musica: lo scopo è quello di rendere loro omaggio, ringraziare, celebrare, ricordare e condividere in modo puntuale la loro musica.

In quel file inserisco oggi Battiato, il che garantisce il fatto che, almeno un paio di volte l’anno, avrò l’occasione per regalare un mio pensiero sulla sua arte.

Ma cosa poter scrivere oggi di interessante, tra le decine di articoli che, fatalmente, imboccheranno la stessa via, snocciolando la sua biografia, la discografia, i successi, una vita personale comunque protetta da una barriera perimetrale di sicurezza?

Non mi sforzerò più di tanto nella ricerca esterna e proverò a dare il mio valore aggiunto, ovvero le pennellate di Battiato sulla tela della mia vita.

Aggiungerò un paio di foto che mi toccano personalmente e persino un video, da me girato nel 2013, di scarsa qualità ma testimonianza particolare all’interno di un evento dal sapore sacrale. Andiamo con ordine.

Il mio primo Battiato risale ad una data precisa, domenica 22 luglio 1973: avevo 17 anni.

Il futuro “maestro” aveva già un nome consolidato nel mondo del rock nostrano, personaggio alternativo, uno sperimentatore che proponeva musica a me non troppo chiara, ma ascoltarlo faceva parte dei “doveri” che spesso nascono spontanei ad una certa età e in alcuni contesti.

In quell’occasione, testimoniata dalla foto in bianco e nero di inizio articolo, eravamo immersi in un evento post Woodstock e l’ultima immagine che mi è rimasta di quella due giorni dal profumo hippy è quella in cui i miei genitori mi riportano a casa e io, ben felice, passo accanto ad un Battiato rumoroso e per me inascoltabile. Col passare del tempo, imparando a vivere la musica in modo più maturo, ho recuperato il tempo perduto impossessandomi di “Fetus”, “Pollution” e “Sulle corde di Aries”.

Battiato ritorna nella mia vita dopo qualche anno, quando casualmente incappo si di un album dal titolo criptico, “L’era del cinghiale bianco”, che catalogo al momento come “pop”, fatto di brani dal testo ermetico ma accattivanti e molto adatti al decennio musicale che sta per nascere.

Il mio sentimento è che la sua svolta sia nata in quel periodo, quel cambiamento della proposta che lo ha fatto diventare un artista universale e apprezzato incondizionatamente, anche se recentemente una saccente e famosa saggista ha… minimizzato la portata del suo messaggio, denigrandolo e ridicolizzandolo.

L’evoluzione è continua, aperta ad ogni contaminazione, frutto di studio e di ampliamento degli orizzonti culturali e col passare del tempo aumenta l’autorevolezza del personaggio, un po’ asceta un po’ oracolo, tanto che la sua parola ormai pesa e la sua figura acquisisce un raro profumo aulico.

Che si tratti di inediti o cover, di trame articolate o fatte di semplicità, lui arriva sempre al cuore e alla mente della gente.

Passano gli anni, tanti anni, arriviamo al 2013, quando il Teatro Carlo Felice di Genova presta spazio ad un live a cui partecipo da posizione previlegiata, un balconcino a fianco del palco che mi permette di gestire al meglio la videocamera e di gustare i dettagli.

È un uomo profondamente diverso quello che trovo, ovviamente, e nell’occasione propone un concerto che, nella prima metà presenta il nuovo album, il ventottesimo, “Apriti Sesamo”.

Canta seduto, quasi immobile, con le sole mani ad accompagnarsi, guidando un ensemble musicale di primo ordine dove gli strumenti tradizionali si sommano ad un quartetto d’archi, e dove le tastiere interagiscono con i sintetizzatori.

battiato
Teatro Carlo Felice-Genova-9 febbraio 2013

Il tappeto orientale su cui è seduto contribuisce a illuminare il dettaglio, un uomo saggio che entra in piena sintonia col pubblico e cerca di trasmettere i suoi valori, il suo credo e qualche spiegazione a tutto ciò che trascende. È un lungo momento di intimità e creare un magico e silenzioso attimo di estrema sintonia, di corrispondenza totale tra le parti, appare fatto difficilmente spiegabile con le sole parole.

Questo è l’ultimo Battiato, quello che sciorina i brani del nuovo disco, pieno zeppo di pulsante cultura, mentre sullo sfondo scorrono immagini suggestive.

Ma dietro all’angolo è pronto il cambio di marcia. Non è meglio, non è peggio, ma è tutta un’altra cosa, perché l’uomo che si alza e si avvicina al suo pubblico ballando e toccando ogni mano possibile, suscita entusiasmo. L’austero teatro perde la razionalità e si avvicina al suo beniamino, mentre passano uno dopo l’altro i brani più popolari del passato.

Ma c’è ancora una sorpresa testimoniata nel video a seguire, quella che porta ad un medley anni ’70 – una precisa richiesta dei fan – che mi riconduce a quell’antica serata di tanti anni fa evidenziata a inizio articolo, alla mia adolescenza, chiudendo un cerchio iniziato nel 1973, e questa volta i suoni di Battiato non saranno più per me “ostili”.

battiato

Rivedrò ancora Battiato in quel teatro, in una occasione più classica e formale, ma l’ultimissimo episodio risale al 2017, quando scambiai qualche parola con lui nel corso di un soundcheck. Il suo stato di salute era già un argomento di dominio pubblico e mi rinfrancai trovandolo di buon umore e molto concentrato sul concerto serale.

Ma il rumore di sottofondo, quello che non è argomento di discussione ma è un feeling tacitamente condiviso, suggeriva l’allerta per un evento ineluttabile, che puntualmente è arrivato.

Franco Battiato, compositore, cantante e regista, l’uomo che con la sua musica di ricerca ha attraversato le avanguardie europee aprendo alla musica di larga comunicazione alternandola alle sue opere più classiche, non è più tra noi.

Ci lascia una straordinaria produzione, tra pop, scomposizioni ritmiche ardite e canzone d’autore.

Mancherà il suo modo unico di esprimersi, la sua genialità e un caratteristico anticonformismo “zappiano”.

Non mancheranno le sue canzoni, quelle resteranno e daranno un senso ad un concetto già espresso qualche secolo fa, atto a definire la “musica come unità di misura del tempo che scorre”… a ciascuno la propria interpretazione…

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