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domenica, Ottobre 17, 2021

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Il mondo della musica scende in campo per il Ddl Zan e contro Pillon

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Aumentano gli appelli degli artisti italiani che sostengono il Ddl Zan contro l’omotransfobia bloccato dalla Lega al senato.
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In questi giorni il mondo della musica (la prima, di recente, ad aprile la pista è stata Elodie) sta chiedendo a piena voce, dopo l’ulteriore feroce aggressione di due ragazzi a Roma, l’approvazione in Senato di una legge, il primo disegno di legge è stato approvato in Camera dei deputati, pensate, il 19 settembre 2013 (cioè sono passati quasi otto anni!), dicevamo, una legge che stabilisca delle (cito il titolo del Decreto noto come Decreto Zan, che è uno dei primi firmatari) “Disposizioni in materia di contrasto dell’omofofia e della trasfobia”.

Mi piace sottolineare che il disegno è stato sottoscritto da un’ampia maggioranza rappresentata dai partiti seduti in Parlamento: dalla Bindi, alla Boschi, passando per Fico, lo stesso Brunetta e per finire con la Carfagna e la Prestigiacomo, il disegno di Legge è consultabile nel sito del Senato della Repubblica. Si tratta di un’integrazione da apportare ad una legge del 1975 e ad un decreto legge del 1993, sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, a cui si vuole aggiungere «… o fondati sull’omofofia e sulla transfobia».

Quattro parole che hanno bloccato una legge in Senato per quasi otto anni. Chi la contrasta è in primis la Lega, per voce di tale Senatore Pillon. Oggi, dicevamo scendono in campo diversi artisti per cercare di accelerare l’approvazione della legge che rimane inspiegabilmente ostaggio della Lega in Senato.

Queste le parole di Elodie contro il muro alzato dalla Lega e dal senatore Simone Pillon: «Siete indegni, non dovreste essere in parlamento”, parole che hanno subito avuto seguito da parte di molti esponenti del mondo della musica.

Queste le parole che Piero Pelù ha pubblicato sui suoi canali social: «Sono uomo, sono donna, sono lesbo e sono gay, io sono come sono e sono pure cazzi miei, la paura brucerei, si la brucerei, fuoco fossi fuoco fossi fuoco lo farei! Omotransfobia, chi ne ha paura? Cosa aspettiamo a diventare un Paese civile?».

Si aggiunge l’appello di Paola Turci: «In un Paese normale Pillon farebbe un altro mestiere», un suo follower commenta: «E magari verrebbe anche perseguito».

Procediamo con Mahmood che scrive: «è di fondamentale importanza approvare la legge Zan. Ho sempre pensato che episodi di discriminazione basati sul sesso, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale, debbano essere condannati. Mi è capitato più volte di assistere impotente a scene di questo tipo, soprattutto durante la mia adolescenza».

L’artista siciliana Levante che in maniera sarcastica scrive, chiamando direttamente in causa il senatore: «Simo Pillon, non è mai tardi per iniziare un percorso di terapia che la aiuti a comprendere l’importanza dell’altro, il diritto dell’altro a essere chi vuole (liberamente) e il dovere di uno stato a tutelarne la libertà».

Queste le parole di Michele Bravi intervistato da un giornalista de “il fatto quotidiano”: «Dover affermare la necessità di una legge che difenda da atti discriminatori e violenti è dire un’ovvietà. Eppure si continua ad affrontare l’omotransfobia come un atto archiviato e risolto. Questo è pericoloso ed imprudente. Quando si parla di diritti umani non c’è un ‘più importante’ o un ‘meno importante’, esiste solo la speranza di chi affida nelle mani dello Stato la necessità di riconoscere una protezione alla propria libertà e quindi dar modo ad un disegno di legge di attuarsi concretamente senza interruzioni ingiustificate».

Anche Fedez nei giorni scorsi era intervenuto contro alcune frasi del leghista Simone Pillon. Il rapper in una diretta su Instagram, ha parlato del disegno di legge fermo in commissione in Senato: «Sono sei mesi che la legge è bloccata. Allora, una cosa interessante da fare, è andare a cercare in questi sei mesi cosa sono le cose prioritarie che sono state discusse in Senato, sono sicuro che troverai una lista di stronzate immani…».

Alessandra Amoroso invece ha supportato la legge contro l’omofobia sul palco di un suo concerto, l’altro giorno, mentre presentava una sua nuova uscita discografica:

«Sto dalla parte dell’amore in ogni sua forma e colore ed in tutta la sua grandezza e soprattutto sto dalla parte dei diritti di tutte le persone, sempre e comunque».

Speriamo che questi appelli, e quelli che sicuramente seguiranno nei prossimi giorni, siano sufficienti per portare a compimento un iter per l’approvazione di una legge che non toglie niente a nessuno e che garantisce libertà di espressione degna di un paese civile.

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