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mercoledì, Aprile 21, 2021

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GRAZIE A “SCENA UNITA”, E ADESSO NON ROMPETE IL CAZZ*

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Fedez e settanta artisti musicali italiani hanno creato “Scena Unita” e in pochi giorni hanno raccolto un fondo da 2 milioni di euro per i lavoratori dello spettacolo, più in fretta di un DPCM di Conte.

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Proprio nel pomeriggio di martedì scorso, in anticipo sull’annuncio di Fedez a X Factor, me ne aveva parlato Ermal Meta. La frase che mi ha più colpito è stata : “Io non voglio che il mio backliner vada a fare il fabbro, non è giusto”.

Ora mi rivolgo ai tanti sepolcri imbiancati da tastiera che criticano sempre i giovani artisti. Adesso non rompete il cazz* con la vostra pioggia di critiche. A proposito del ruolo sociale dell’artista, questi ragazzi hanno fatto molto di più della nostra generazione e dei sindacati, quindi giù il cappello. Tanto per rinfrescarvi la memoria, quando noi portavamo jeans sdruciti e camicie da boscaiolo e capelli lunghi da nazareno, molti della nostra generazione stressavano gli artisti per chiedergli soldi per la Palestina, i profughi cileni, per sovvenzionare la rivista fatta col ciclostile, il concerto alternativo in teatro, la colletta per la casa occupata, etc, etc.

Uno a cui rompevano sempre i coglion* era Giorgio Gaber. Il meccanismo ricattatorio era questo: “O ci dai i soldi o suoni gratis per noi”. Chi non lo faceva sempre e comunque finiva per essere contestato o processato sul palco come accadde a Fabrizio De Andrè al Palaeur di Roma o Francesco De Gregori al Palalido di Milano. Che poi queste sovvenzioni andassero direttamente ai profughi cileni o agli operai dell’Alfa è tutto da dimostrare.

scena unita

Questa consuetudine avveniva negli anni settanta. Ne sa qualcosa anche mio fratello Gianfranco Manfredi che avrà suonato gratis centinaia di volte per la “causa” senza neanche avere una birra in cambio. Dei lavoratori dello spettacolo non gliene fregava un cazzo a nessuno, anzi i tecnici e i facchini lavoravano gratis perché per tutti la musica libera, ma “libera veramente”, era l’ennesima causa da immolare. Del resto lo sport preferito dell’epoca era sfondare ai concerti perché la musica doveva essere gratuita e chi se ne frega dei lavoratori dello spettacolo. La follia di quel decennio giunse al culmine con una molotov scagliata sul palco mentre si esibiva un certo Carlos Santana che per pochi centimetri non andò a fuoco durante un suo assolo.

Nel decennio successivo ci fu il cosiddetto riflusso. Tutti a ballare e a pagare il biglietto. Della Palestina non gliene fregava più a nessuno, ma finalmente le maestranze della musica cominciavano a essere pagate. Io stesso, che peraltro non ne avevo bisogno perché lavoravo nella discografia, arrotondavo lo stipendio stando dietro il mixer ai concerti al Piper Club o al Titan Club a Roma, o facendo il dj o organizzando concerti all’Odissea 2001 o al Rolling Stone di Milano. Insomma tutta un’altra storia. Però il cosiddetto riflusso azzerò il noto ruolo sociale dell’artista, sia in senso pratico che nella ricerca artistica e nei testi delle canzoni. La fiera dei tormentoni estivi, della dance, dei giochini alla Claudio Cecchetto fece una strage. Se a un’artista gli si chiedeva di esibirsi gratis si offendeva e ti mandava a quel Paese. Poi magari capitava di vederlo ballare in pista insieme al ministro De Michelis che sulle discoteche ci ha pure scritto un libro. Così per mettere insieme artisti e cantautori per una causa sociale o politica, occorreva un terremoto, una catastrofe naturale con migliaia di vittime. La pratica del ruolo sociale poi consisteva nel fare un disco sul modello We Are the World e donare le royalties, anche se poi chi aveva scritto testo e musica ci guadagnava con la Siae.

Ora c’è voluta una pandemia per smuovere gli artisti perché cominciassero a pensare ai loro tecnici, runner, facchini, backliner, musicisti e compagnia cantante. E Scena Unita l’hanno messa insieme Fedez (leggi nostro articolo) e tanti giovani che negli anni settanta non erano neanche nati. Sembra che i più “anziani” della squadra siano Gianna Nannini e Manuel Agnelli. Mi sbaglierò ma non mi risulta che ne facciano parte Adriano Celentano, Ivano Fossati o Francesco Guccini. Quindi cari vecchi compagni da tastiera, che vi piaccia o meno la musica di questi ragazzi, ringraziateli e non rompete il cazzo, perché la musica che volevate gratis, poi è arrivata sul serio con l’epoca liquida ma col risultato di mandare sul lastrico intere categorie professionali che con la musica ci campavano.

scena unita

Il sottoscritto che nell’epoca ribelle scriveva a gratis su Re Nudo che però aveva un prezzo in edicola e che ora nell’epoca pandemica scrive a gratis sulle testate on line gratuite per tutti, sentitamente ringrazia Fedez e soci per l’iniziativa non solo solidale ma anche politica, perché già considerare la musica un lavoro e una professione come le altre è già di per sé un atto rivoluzionario, in questo Paese di merda.
Grazie.

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