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venerdì, Novembre 27, 2020

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Stop a cinema e teatro. È davvero così necessario fermare la cultura?

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Ancora una volta a pagare il prezzo più alto nel nuovo Dpcm dello scorso 25 ottobre sono l’arte e la cultura. 

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E questa volta forse non solo per un discorso di reale necessità sanitaria (i numeri dei contagi all’interno di Cinema e Teatri parlano chiaro visto che si è registrato un solo caso di positività al covid-19) ma, a quanto pare, anche a causa di un durissimo scontro tra i ministri Franceschini e Spadafora, rispettivamente Ministro dei beni culturali, il primo, e ministro dello Sport, il secondo, il quale avrebbe con fermezza voluto la chiusura di Cinema e Teatri per pareggiare il conto sulla volontà del ministro Franceschini di chiudere piscine e palestre. Da qui, dunque, la decisione di chiudere entrambe le attività sia sportive che ricreative.

Ed è proprio queste non chiare “cifre” che giustifichino, al momento, l’applicazione di tali misure che ha fatto insorgere l’intero mondo dello spettacolo e non solo. Attori, direttori artistici, proprietari di sale cinematografiche e tantissime altre figure che lavorano in questo settore hanno levato un’unica grande voce per dire no a questo nuovo dpcm.

Tutti i sacrifici fatti dagli imprenditori per rendere sicure le proprie attività con l’applicazione di regole e rigidi protocolli, come l’installazione di colonnine con gel disinfettante, dimezzamento dei posti a sedere, obbligo di restare seduti e ovviamente obbligo di non levarsi mai la mascherina, dunque a cosa sono serviti?

Tutti gli sforzi fatti da giugno fino ad ora per cercare di limitare le perdite economiche dovute al primo lockdown vanificati da una disputa politica tra due esponenti del governo che dovrebbero fare gli interessi del Popolo in primis e che invece litigano per chi deve avere questo e chi deve avere quello. Se così fosse, sarebbe veramente un fatto gravissimo.

Sicuramente il covid esiste e ne abbiamo le prove e le testimonianze, sicuramente la curva epidemiologica è in salita esponenziale, sicuramente gli ospedali sono di nuovo in sofferenza e, comunque, rimangono le migliaia di morti di questa assurda pandemia, situazione questa che necessariamente impone delle misure restrittive, ma forse questa volta si poteva gestire meglio il tutto, sicuramente non in modo generalizzato su tutto il territorio nazionale, ma su alcune zone del territorio, in modo mirato, perchè i numeri di Milano, ad esempio, non sono quelli di altre città meno colpite.

Per non parlare poi della “comunicazione” con cui vengono esposte certe decisioni, palesemente contraddittoria e improvvisata. C’è un intero settore, quello dello spettacolo, del cinema e della musica, così duramente colpito già nel primo lockdown, che con queste nuove decisioni rischia di collassare del tutto. Migliaia di lavoratori che ruotano intorno al settore, i cosiddetti “invisibili” senza alcuna tutela, ormai sono allo stremo e qualcuno, molto seriamente, deve cominciare a pensare a loro e allo loro famiglie… e questo è un dovere di cui lo Stato deve assolutamente farsi carico.

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