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Ligabue: fuori la biografia “È andata così – Trent’anni come si deve”

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Sbatti il nudo in prima pagina

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La copertina più vista del mese è quella di Vanity Fair in cui compare un nudo, quello di Vanessa Incontrada, velata solo dalla sua mano sul seno.

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Un misto di provocazione e pudore insieme che però mal si sposano, se non fosse per il fatto che il nudo così parzialmente castigato può non essere censurato dall’assurdo algoritmo di Facebook, che a volte censura persino delle opere d’arte, prima tra tutte “L’ origine del mondo” di Gustave Courbet.

Chi infatti l’ha postata ha subito la parziale cancellazione del suo post e addirittura del suo profilo. Pazzesco esempio di oscenità censoria, ma purtroppo reale nella cultura bacchettona digitale.

Vanessa Incontrada da tempo promuove una legittima campagna contro l’estetica e la cultura imperante che determina il corpo femminile entro i canoni di bellezza conformisti e maschilisti vale a dire donna sensuale ma doverosamente magra o dalle forme da cubista.

In questo la cultura fashion ha provocato danni devastanti arrivando persino a celebrare l’anoressia in passarella.

Con tutto il rispetto per il messaggio importante della Incontrada, risulta evidente che la conduttrice non ha certo le misure di una Luciana Turina, cioè della donna grassa ingiustamente discriminata nel mondo mediatico e dello spettacolo in generale. Lei resta sempre una bella donna e non a caso va puntualmente in onda in televisione, ragion per cui appare evidente che la discriminazione estetica nei suoi confronti non esiste realmente.

Poi del proprio corpo ognuno ha diritto di farne quello che vuole, ma se vuoi provocare per lasciare un segno importante, la sua fotografia proprio non funziona, anzi suggerisce il sospetto che il messaggio venga confuso per una evidente pubblicità personale.

Vedendo quella copertina mi è venuto in mente come la povera Maria Callas, peraltro donna affascinante, abbia subito un terribile ostracismo nel mondo della lirica per il suo corpo abbondante. Per molti sepolcri imbiancati dell’ambiente, la sua splendida voce non era sufficiente. La Callas ne patì le conseguenze e si sottopose a una dieta ferrea per poter lavorare. Probabilmente oggi questo non accadrebbe, dato che gli esempi delle dive di taglia forte sono innumerevoli.

Si pone quindi una riflessione sul concetto del nudo femminile. Forse la provocazione migliore è quello di non ostentarlo proprio. A che serve metterlo in mostra se non per un banale concetto di seduzione tipica della cultura maschile? Il nudo o riflette arte pura o non ha più alcun significato provocatorio. Anzi non vederlo ma eventualmente immaginarlo, sarebbe già una innovazione culturale importante.

Nella cultura occidentale il nudo è talmente diffuso da annullare il suo significato provocatorio e anticonformista. Nessuno si scandalizza più nel vedere sederi, ombelichi o seni in bella vista a maggior ragione quando l’esibizione di intrattenimento abusato è il twerking. Casomai scandalizzano i veli, gli abiti lunghi, l’assenza di scollature o spacchi. Un abito monacale risulta quindi molto più trasgressivo di un corpo nudo. E’ l’assenza di ostentazione nudista la vera rivoluzione culturale.

Come provocazione avrei preferito una copertina di Vanity Fair con Vanessa Incontrada vestita come una suora. Non mi volete grassa? Allora prendetemi così, con la mia faccia e con il corpo nascosto senza neanche un centimetro di pelle da sublimare. Invece eccola lì con il nudo in bella vista ma castigato, come una normale Lady Gaga o una coniglietta formosa da Playboy che però nasconde la “parte proibita”.

Quando Oliviero Toscani creò la nota fotografia della modella anoressica completamente nuda, ci fu una reazione incredibile. Quell’immagine provocò uno scandalo nel mondo intero e probabilmente da quel momento iniziò il divorzio da Benetton. Ma quella foto fu un fulmine a ciel sereno che mise a nudo il Sistema Moda. Mise in mostra il cosiddetto Re Nudo. La copertina di Vanity Fair in realtà assomiglia molto al titolo: la fiera della vanità e altro non è.

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