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martedì, Ottobre 27, 2020

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#Datecivoce, lettera aperta a Conte e Colao: «Più donne nelle task-force per gestire la crisi»

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Con #datecivoce, oltre 50 mila donne italiane chiedono al Governo di essere parte attiva nella Fase 2 di ripresa del Paese dopo il lockdown imposto dall’emergenza coronavirus.
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L’iniziativa, partita da un gruppo nato via chat, ha coinvolto numerose associazioni femminili, imprenditrici, rappresentanti del mondo della politica, insegnanti, dirigenti, infermiere, casalinghe, giornaliste, tutte concordi nell’inviare al premier Giuseppe Conte una lettera dove si chiede di essere protagoniste della ripartenza, visto che nella Task Force Coronavirus di Palazzo Chigi guidata da Vittorio Colao ex AD di Vodafone, sono state nominate solo 4 donne su un totale di 17 esperti.

Nella lettera si legge:

Quattro donne su diciassette non sono solo un mancato riconoscimento al patrimonio di competenze femminili, ma non offrono nemmeno una giusta rappresentazione della nostra Italia. Chiediamo fin da ora che nelle Commissioni e nelle task force, costituite e da costituirsi per gestire la “Fase 2” dell’emergenza, si valorizzi il talento femminile e sia inserito un adeguato numero di donne capaci, commisurato alla rappresentanza femminile di questo Paese, che è la metà della popolazione. Le donne ci sono state in questa crisi, hanno lottato, sopportato, subito, sperato e disperato insieme agli uomini e forse, in alcune dimensioni, anche più degli uomini. Tutto questo, purtroppo, non ha trovato un’adeguata rappresentazione nei centri di decisione pubblica e collettiva”.

Tra le prime firmatarie, diverse associazioni femminili nazionali. Tra queste: Noi Rete Donne, Inclusione Donna, Soroptimist, Ladynomics, GammaDonna, Community Donne 4.0, Differenza Donna Ong, Movimenta, Young Women Network e realtà territoriali di Roma, Torino, Catania.

La lettera-appello con l’hashtag #datecivoce ha poi visto l’adesione di migliaia di persone anche del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo. Una delle prime sostenitrici è stata la senatrice Laura Boldrini che ha scritto:

Alla visione sovranista e oscurantista che sta portando un attacco globale ai diritti delle donne, si deve rispondere con un altro modello sociale, facendo del femminismo un elemento identitario e dell’affermazione delle donne nella società un punto centrale dell’agenda politica”.

Europa Verde Milano in un post su Facebook ha sottolineato:

Le donne sono spesso le grandi assenti nei luoghi decisionali e di comando italiani, sia all’interno delle aziende sia nelle istituzioni. Le donne durante questa crisi sanitaria hanno combattuto, lottato, sperato, pianto, subito, sopportato, disperato come gli uomini e forse, per alcuni versi, anche più degli uomini. Inoltre in molti paesi guidati da leader donne, la pandemia è stata affrontata e contenuta in maniera più efficiente di quanto abbiano fatto i loro colleghi uomini. Pensiamo alla Nuova Zelanda, alla Germania, a Taiwan, all’Islanda, alla Finlandia, alla Norvegia e alla Danimarca. Le donne rappresentano la metà della Terra, sono il 50% della popolazione, hanno competenze, sono capaci, diamo loro il giusto valore, usciamo dagli stereotipi in cui ancora sono relegate nonostante secoli di emancipazione!

Monica Lucarelli, CEO dell’azienda di biciclette Passoni Titanio, ha aderito con queste parole:

Le persone più creative ed empatiche sono quelle che hanno imparato a disegnare fiori sulle cicatrici. Le donne ne hanno fatto un’arte nel corso della storia; è ora di metterla in pratica per la costruzione di un futuro più inclusivo”.

Tra gli altri illustri firmatari: Michela Marzano, Susanna Camusso, Giovanna Melandri, Josefa Idem, Pietro Chiambretti, Tosca.

A fare da contraltare alle scelte del premier Conte, la ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità Elena Bonetti che ha raccolto attorno a sé proprio in questi giorni un gruppo di 12 donne economiste, ricercatrici, imprenditrici, invitate ad offrire il loro contributo per “ricostruire l’Italia”. Questa unità operativa è stata chiamata “Donne per un nuovo Rinascimento”. Ne fanno parte: Giorgia Abeltino, responsabile politiche pubbliche Sud Europa di Google; Luisa Bagnoli, imprenditrice di Beyond International; Floriana Cerniglia, economista dell’Università Cattolica; Cristiana Collu, direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna; Fabiola Gianotti, direttrice del Cern di Ginevra; Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario; Enrica Majo, giornalista del Tg1; Paola Mascaro, presidente Valore D; Federica Mezzani, ingegnere e ricercatrice; Paola Profeta della Bocconi; Suor Alessandra Smerilli, economista e consigliera di Stato in Vaticano; Ersilia Vaudo, astrofisica e chief diversity Esa.

A proposito di questo nuovo pool di donne le promotrici di #datecivoce scrivono:

La task force promossa dalla Ministra Bonetti è un’iniziativa a cui guardare con apprezzamento. Tuttavia, non basta. La crisi ha insegnato come i problemi sociosanitari siano in grado di condizionare l’economia e viceversa. Il concetto di ‘cura’, storicamente relegata a dimensione domestica e familiare, può assurgere oggi come categoria interpretativa e salvifica del mondo, sia che si parli di persone, di economia, di scienza o di ambiente. Non è un caso, ad esempio, che nei Paesi a guida femminile ci sia stata una risposta alla crisi mediamente più efficace, accompagnata a un’attenzione dichiarata al benessere psicologico e alla comunicazione, intesa anche come dialogo con i bambini e le bambine. Si è trattato, infatti, di un approccio femminile nato spontaneamente da chi questo tipo di cura l’ha praticata per secoli. Secoli in cui le donne si sono emancipate, rompendo gli stereotipi in cui erano ingabbiate, ricoprendo via via incarichi sempre più importanti nella società grazie alle competenze, al forte senso di responsabilità e alla capacità di risolvere problemi pratici spesso pagando un prezzo alto in termini personali e professionali”.

Occorre aggiungere che le donne, medico e infermiere, fanno parte a pieno titolo e con orgoglio della categoria di “Eroi” che tutta l’Italia, oggi, applaude, peccato poi discriminarle quando si tratta di farle entrare nella stanza dei bottoni.

Luisa Rizzitelli, AD Communis srl e responsabile del progetto Better Place, una delle prime firmatarie della lettera, ha dichiarato:

Le donne hanno smesso di chiedere. Le donne pretendono il rispetto delle norme nazionali e sovranazionali che prevedono pari diritti, pari rispetto, pari dignità. Un luogo decisionale senza un numero adeguato di uno dei due generi è una vergogna non più tollerabile. Dateci voce. Non esiste alternativa

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