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sabato, Agosto 8, 2020

Tiziano Ferro ricorda Mango: arriva la cover di “Bella d’estate”

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Gli artisti chiedono al governo quando e come far ripartire i tour – Grido d’aiuto del settore live

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E’ un vero e proprio grido d’aiuto quello che arriva dal settore dei live. I tour sono bloccati e non si sa come e quando si può far ripartire l’indotto.

#iorestoacasa e non c’è dubbio che sia una scelta indiscutibile per potere arginare la diffusione del tremendo virus che sta mettendo in ginocchio, pian piano, il mondo intero. Non entriamo nel merito della gestione politica perché non è questo il luogo dell’eventuale dibattito, certo è che la gestione è certamente migliore di come avrebbe potuto gestirla qualcun altro che sta all’opposizione e forse anche qualcuno che sta immotivatamente nella maggioranza, ma andiamo oltre, qui, caro Mentana, non si fanno nomi, almeno quelli dei politici, facciamo invece i nomi degli artisti che da più parti stanno chiedendo lumi su come organizzare la loro attività lavorativa nei prossimi mesi.

A Vasco Rossi l’assist l’ha dato un suo fan che ha così commentato la diretta Facebook della conferenza stampa del Presidente del Consiglio: «Ma quindi il concerto di Vasco si fa?», il rocker di Zocca ha ripreso il commento, l’ha postato sulla sua pagina Instagram e taggando il profilo di Conte ha chiesto in maniera didascalica:
«Premier, ci faccia sapere!».

In maniera più diretta e non senza strascico di polemiche l’intervento di Tiziano Ferro, ospite da Fazio via Skype dalla sua casa di Los Angeles a “Che tempo che fa”, che alla domanda del conduttore «il tour non l’hai ancora annullato?» ha risposto, dando forse l’erronea impressione che fosse più interessato alla sua attività, mettendo in secondo piano la vera emergenza mondiale:

«La verità è che non sappiamo nulla. I concerti sono formalmente in piedi perché i provvedimenti del Governo, ad oggi, arrivano fino al 3 maggio. Però io davvero ho bisogno che si faccia chiarezza, che il Governo ci dia delle risposte e anche si esponga e prenda una posizione per noi. In questo momento abbiamo bisogno di una risposta, non per me».

Tiziano ha inoltre aggiunto: «per il sogno che ho coltivato adesso per un anno, ma per chi ancora oggi continua a comprare biglietti, quasi mezzo milione di persone hanno acquistato biglietti per i miei concerti, penso alle persone che lavorano sul palco e dietro al palco».

Anche Paolo Fresu si è espresso in merito all’argomento in un lungo post pubblicato sui suoi social. Fresu parla dell’esigenza di misure di supporto a tutto il mondo artistico, pur non dimenticando che la vera tragedia si sta consumando nei reparti di ospedale e che, come apprendiamo costantemente dalle fonti di informazione, non riguarda solo i pazienti contagiati, ma tutti gli operatori sanitari che combattono con la loro professionalità in prima linea. Interessante il suo passaggio quando asserisce che «bisognerebbe spiegare che il mondo dello spettacolo non è fatto di ricchi e famosi. Bisognerebbe spiegare che tale mondo è anche riflessione e ricerca, approfondimento, introspezione e tesa di mano, solidarietà e resilienza», portando l’attenzione all’urgenza di tutelare il mondo delle arti in genere, cita in un ampio abbraccio Leonardo, Botticelli, Fellini e Morricone, e mettendo in primo piano la necessità di «dare meno spettacolo e pensare di più all’unità di un paese, il nostro, che si è fatto grande con la sua diversità».

Queste invece le parole del critico musicale Michele Monina che sostiene, nei contenuti, il messaggio lanciato da Tiziano Ferro, anche se ne contesta tempi e modalità che, in qualche modo, lo hanno reso ambiguo: «Fa bene Tiziano Ferro a chiedere notizie certe per eventi che ovviamente sono già in ritardo nell’organizzazione e che prevedono l’impiego di tanta forza lavoro, oltre che l’ipotetica restituzione dei biglietti, cosa non da poco. Ma magari la poteva dire meglio, perché a sentirlo sembrava quasi pensasse davvero che a giugno potrebbe ritrovarsi a suonare allo stadio, e perché a sentirlo sembrava quasi gli interessasse più sapere del suo lavoro che del resto. Bene fare le domande, meglio fare le domande senza ambiguità».

Chiudo con una riflessione di Francesco De Gregori che a causa dei decreti attualmente in atto ha dovuto posticipare in autunno il suo tour nei club italiani. Queste le sue parole rilasciate all’ANSA:

«L’industria dello spettacolo sarà una delle ultime a riprendere le attività, per molti si prospettano mesi di sofferenza economica, a questo occorrerà mettere rimedio. Posso solo sperare che gli innumerevoli lavoratori dell’indotto possano essere protetti dalla cassa integrazione o da altri meccanismi di tutela».

Una riflessione più ampia che va oltre l’emergenza attuale, De Gregori così parla di come viene percepito il lavoro di un artista:

«Nei Paesi di cultura anglosassone è diverso, l’industria musicale è nata lì e quando vai a fare un concerto ti trattano come un professionista. In Italia, invece, mi capita di andare a una festa e sentirmi dire “dai, perché non ci canti una canzoncina?”. Nessuno». Aggiunge poi «nella stessa situazione chiederebbe a un dentista di levargli un dente».

Partiamo da queste dichiarazioni che speriamo possano essere monito per fare chiarezza ufficiale per tutto l’indotto composto dai tanti lavoratori nel settore che sono stati poco sostenuti coi provvedimenti degli ultimi decreti, ci riferiamo ai tecnici, fonici, trasportatori, musicisti, coristi, ingegneri del suono, attrezzisti, lavoratori delle agenzie, impiegate, uffici stampa, catering, merchandising, security e tanti tanti tanti altri…

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