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mercoledì, Febbraio 1, 2023

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Turchia: morta l’attivista e cantante Helin Boker dopo 228 giorni di sciopero della fame

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Si è conclusa così la battaglia di Helin Boker cantante dei Grup Yorum, band simbolo della sinistra turca fin dagli anni Ottanta, che dopo quattro anni di persecuzione politica ha dovuto dire addio al palco scenico e alla sua voce principale.

Sembra la storia di un film horror quella che ha portato al decesso la donna dopo un digiuno cominciato il 16 Maggio 2019 e durato oltre sette mesi.

Accanto a lei fino all’ultimo giorno di questa protesta nonviolenta è rimasto il chitarrista Ibrahim Gokcek, mentre Bahar Kurt e Baris Yüksel hanno terminato lo sciopero dopo 190 giorni. Bahar ed Helin  erano stati scarcerati alla fine del 2019, ma la cantante ha continuato a protestare anche fuori dal carcere per ottenere la libertà dei suoi compagni. Ibrahim, che rischia l’ergastolo sulla base di dichiarazioni di un “testimone segreto”, è arrivato al suo 292/esimo giorno di digiuno e, in un video diffuso sui social in cui appare magrissimo, dice:

Avete ucciso una donna di 28 anni. O sarebbe morta lei, o sarei morto io. Lei è morta, ora morirò io. E che succederà? Siete contenti adesso?

Helin Bolek

L’opposizione al presidente Erdogan afferma “è stata uccisa”. Sui social i Grup Yorum condividono le immagini di amici e parenti stretti attorno al corpo esanime della cantante e dei tanti slogan di protesta esibiti mentre la sua bara viene portata in spalla da un corteo di sole donne, categoria che in alcune zone del mondo viene ancora oggi reputata inferiore a quella maschile.

La band, accusata di “terrorismo” per aver utilizzato la musica come mezzo per diffondere un messaggio di libertà, non è riuscita nel suo intento e mentre l’emergenza Coronavirus avanza anche in Turchia, il parlamento valuta l’ipotesi di liberare 90mila detenuti a rischio di salute, tutti tranne gli oppositori di Erdogan. Numerosi gli appelli fatti al governo per far sì che ciascuno possa godere di eguali diritti, ma a quanto pare in Turchia non è ancora tempo per avere un’opinione di uguaglianza, i massimi poteri che generano nostalgia a qualche occidentale che non li ha mai vissuti in prima persona, privano l’essere umano di qualsiasi diritto definito umano e civile.

Facile quindi dire la “propria” quando e laddove nessuno ti può privare di farlo, no?

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