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Field Music: “Making a New World”, storie che devono essere raccontate – RECENSIONE

Voto Autore

Sono stato colpito dal seguente commento inviatomi da un amico, esperto di musica: “La band dei fratelli Brewis, i Field Music, ci delizia da più di tre lustri con un intelligente mélange di sophisti-pop e art rock che attinge a piene mani da fonti altissime, quali Steely Dan, XTC, Prefab Sprout, Peter Gabriel, Scritti Politti, Talking Heads e Todd Rundgren, questo è “Making a New World”, il loro nuovo lavoro…” 

Incuriosito sono andato alla ricerca di questo album dei Field Music, una rock band inglese di Sunderland nata nel 2004, particolarmente attiva nella regione di Wearside.

Il nucleo della band è costituito dai fratelli David e Peter Brewis, con Andrew Moore che occasionalmente compare come tastierista.

Making a New World” è il loro settimo album, diciannove canzoni che costituiscono un concept che riporta alla fine della Prima guerra mondiale e ai suoi effetti collaterali.

Field Music

Dice la band: “Questo non è un album sulla guerra e non è, in alcun senso tradizionale, un album sulla memoria. Ci sono brani sul controllo del traffico aereo così come su Piazza Tiananmen…”.

Le canzoni nascono da un progetto ideato per l’Imperial War Museum, e sono state eseguite per la prima volta nei loro siti a Salford e Londra nel gennaio 2019. Il punto di partenza era l’immagine di una pubblicazione del 1919 relativa alle munizioni del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, fotografia realizzata utilizzando il “sound ranging”, una tecnica che utilizzava una serie di trasduttori per catturare le vibrazioni provocate da colpi di arma da fuoco. Queste vibrazioni sono state visualizzate su un grafico, simile a un sismografo, dove le distanze tra i picchi su linee diverse potevano essere utilizzate per individuare la posizione degli armamenti nemici.

Questa particolare visione mostrava il minuto che precedeva le 11:00 dell’11 novembre 1918, e il minuto immediatamente dopo. Un minuto di rumore opprimente, inquietante, e un minuto di quasi silenzio.

Abbiamo proiettato le linee di quell’immagine continuando per tutti i successivi cento anni“, dice David Brewis, “e abbiamo cercato storie che rimandassero a eventi specifici della guerra o alle conseguenze immediate“.

Se l’intenzione originale avrebbe potuto essere quella di creare pezzi per lo più strumentali, questa ricerca ha forzato e ispirato un approccio diverso: queste erano storie che necessitavano di essere raccontate!

Sono diciannove i brani inclusi nell’album – circa 40 minuti -, con pezzi dalla durata variabile, a partire dalle due brevissime introduzioni strumentali che fungono da apripista, ovvero “Sound Ranging” e “Silence”, entrambe dominate dalle note del pianoforte, pezzi che conducono alla prima traccia cantata, “Coffee or Wine”.

Le canzoni sono in una sorta di ordine cronologico, a partire dalla fine della guerra stessa: l’incertezza di tornare a casa in un mondo profondamente alterato (“Coffee or Wine“); l’attività del dottor Harold Gillies (la ballata “A Change of Heir“), il cui lavoro pionieristico sugli innesti cutanei per i militari feriti lo ha portato, negli anni ’40, a eseguire alcuni dei primi interventi chirurgici di riassegnazione di genere; gli orrori della guerra collegati al movimento Dada e alla reazione artistica ripresa nell’estrema performance art degli anni ’60 e ’70 (“A Shot To The Arm“); e ancora “Money Is A Memory”, dove si immagina un impiegato del Tesoro tedesco intento a  preparare i documenti per la rata finale destinata al saldo dei debiti di riparazione – un pagamento effettuato nel 2010, 91 anni dopo la firma del Trattato di Versailles -, un momento così tragico della storia del XX secolo che diventa un compito meramente amministrativo, banale atto formale in una burocrazia del XXI secolo.

I fratelli Brewis sono da “afferrare”! Partendo dal britpop, attingono ad un patrimonio noto dalle loro parti – e non solo – e mischiano in modo unico, originalissimo, generi solitamente ben delineati, che loro sintetizzano e padroneggiano creando qualcosa di nuovo, in un mondo che appare bisogno sono di venti nuovi.

Mi ripropongo di appropriarmi della loro discografia pregressa, pienamente soddisfatto di quanto appena scoperto.

Ecco un piccolo esempio estrapolato da “Making a New World”…

Field Music 

Tracklist “Making a New World” – Field Music 

  1. Sound Ranging 00:56
  2. Silence 00:40
  3. Coffee or Wine 03:03
  4. Best Kept Garden 02:54
  5. I Thought You Were Something Else 01:12
  6. Between Nations 04:05
  7. A Change of Heir 02:39
  8. Do You Read Me? 04:20
  9. From a Dream, Into My Arms 01:20
  10. Beyond That of Courtesy 02:13
  11. A Shot To The Arm 02:32
  12. A Common Language Pt 1 02:01
  13. A Common Language Pt 2 00:32
  14. Nikon Pt 1 02:34
  15. Nikon Pt 2 00:54
  16. If The Wind Blows Towards The Hospital 01:27
  17. Only In a Man’s World 02:46
  18. Money Is a Memory 03:33
  19. An Independent State 2.44

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