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LA MUSICA DI IERI E DI OGGI SENZA UN DOMANI

Nella musica stiamo vivendo una lacerazione senza precedenti tra due generazioni: quella degli anziani e quella dei giovanissimi.

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Stiamo vivendo una lacerazione senza precedenti tra due generazioni: quella degli anziani e quella dei giovanissimi. Almeno nella musica non si è mai vista nel nostro Paese, una distanza così profonda. Mondi lontanissimi direbbe Franco Battiato.

Per capirci meglio facciamo un passo indietro di qualche decennio.

Le generazioni degli anni sessanta, settanta hanno vissuto parecchi conflitti culturali con le generazioni dei loro padri, ma dei punti di incontro tra loro esistevano. Qualche esempio. I Beatles piacevano a tutti. “Eleanor Rigby” ad esempio era considerata una canzone pop ma con un arrangiamento da musica classica.

Anche gruppi dichiaratamente rock come i Deep Purple registravano album con autentiche orchestre sinfoniche, per non parlare di artisti e band di musica prog che strizzavano l’occhio alla cosiddetta musica colta, dalla classica al jazz. Quindi aldilà delle differenze estetiche o stilistiche, la distanza tra le due generazioni non era certo incolmabile.

Così accadeva anche per altre arti, quali la letteratura o il cinema ad esempio. Il tutto accadeva anche perché allora, gli strumenti della diffusione culturale erano identici. Prodotti fisici per intenderci e non virtuali o artificiali. Quindi i dischi e i libri, nelle case e nelle famiglie, passavano di mano.

Non c’erano i video registratori né supporti di memoria digitale, per cui i film si vedevano solo al cinema e qualche volta in tv, ma per poterli apprezzare compiutamente si era costretti a vederli più volte. La memoria era nostra, chiusa nel nostro cervello.

Ai concerti si andava senza macchine fotografiche (era concesso solo ai fotografi professionisti) per cui ciò che si ascoltava e si vedeva veniva immagazzinata dentro di noi e non era riproducibile attraverso nessun supporto meccanico.

Insomma… tutto il contrario di oggi dove “il ricordo” può essere registrato e riprodotto all’infinito grazie ai mezzi tecnologici che usiamo ogni giorno.

Con la rivoluzione digitale il nostro archivio audio e visivo è divenuto lo smartphone, così è cambiata del tutto anche la produzione creativa, la comunicazione e la stessa fruizione della cosiddetta opera di ingegno.

Ai giovani oggi non interessa il passato per il semplice fatto che il passato non gli appartiene. Vivono il presente e basta. Analizzano la realtà con gli occhi del quotidiano a differenza degli anziani che sono costretti a fare il confronto con il passato perché l’hanno vissuto e molto spesso neanche digerito.

Un esempio concreto dell’azione giovanile attuale è instragram. Oggi posto una cosa, domani un’altra che non ha nessun legame con la precedente.

I ragazzi segmentano, mettono in fila contenuti diversi molto spesso senza nessuna connessione tra loro. Usano un lessico composto da 600 parole, quando solo sei, sette, otto anni prima ne usavano diecimila almeno. Inoltre comunicano più per immagini: icone, segni, emoticon, simboli, tatuaggi e addirittura loghi e brand. Tutta una cultura da consumo usa e getta, pezzi e modelli ricambiabili come fossero smartphone.

E’ interessante analizzare sotto questo aspetto, i testi delle canzoni trap. Fateci caso, non c’è più la storia, non c’è un inizio, né una fine. Non esiste la sceneggiatura. Ci sono solo frammenti di immagini disconnesse tra loro. Non c’è nemmeno più la melodia, nel senso classico del termine. Nemmeno la stesura della “canzone” esiste. Si parte subito con il ritornello e quello rimane.

La classica stesura intro-strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo-ritornello ad libitum con salto di tonalità non esiste più. C’è un ritmo di base, un cantato/parlato che funge da “ritornello” se ancora si può chiamare così, e fine. Una rivoluzione produttiva e culturale che deriva esclusivamente dall’uso quotidiano che i mezzi di produzione e di comunicazione attuali impongono.

A questo punto l’anziano insorge e si incazza esattamente come certi anziani di alcune decenni fa si tappavano le orecchie quando i loro figli da adolescenti ascoltavano il rock o i pezzi beat che duravano appena tre minuti.

Ma qui il problema è ben più vasto. Non si tratta di meglio o peggio. Non possiamo nemmeno mettere a confronto le musiche di ieri con quella di oggi, talmente sono distanti e completamente differenti. Non ce ne rendiamo ancora conto ma lo tzunami culturale avvenuto e ancora in atto, è stato ed è tutt’ora devastante.

O ne prendiamo atto e ci facciamo i conti oppure il gap generazionale durerà una vita.

Vedremo ancora la musica in tv come esercizio di memoria del passato (i grandi maestri, i cantautori, il revival, i bei tempi che furono con le inevitabili nostalgie a ritmo ripetuto di cover) e dall’altra parte clip e immagini sui nostri dispositivi mobili che esprimono l’aridità di scrittura e fantasia sintetica attuale.

Forse avvicinare questi mondi lontanissimi è ancora possibile a patto che lo sforzo debba essere comune e da ambo le parti. Sta agli anziani capire le trasformazioni del linguaggio avvenute e sforzarsi di comprenderle e ai giovanissimi mettersi a studiare un po’ di storia, tanto youtube lo consente facilmente e persino gratuitamente.

Smettiamola quindi di fare stò Giudizio Universale sui social tra giovani e vecchi, tra buoni e cattivi, tra colti e ignoranti digitali, perché se si applicasse questo schema di incomprensione su tutto, ad esempio anche nella politica, saremmo nei guai per altri decenni. E sarebbero cazz* amari dato che il futuro pare non interessi a nessuno purtroppo.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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