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Mango: Al Milano Music Week tanti amici e “Tutto L’Amore che Conta Davvero” – Incontro al Teatro dell’Arte Bernocchi Triennale a Milano

A Milano, l’Incontro dedicato a Mango e all’uscita della favolosa raccolta “Tutto L’Amore che Conta Davvero”. Tanti gli amici e artisti presenti

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Ieri sera, nell’ambito del Milano Music Week, si è tenuto al Teatro dell’Arte Bernocchi Triennale di Milano, l’Incontro/Live dedicato a Mango e all’uscita della raccolta “Tutto L’Amore che Conta Davvero”, un appuntamento speciale per ricordare e celebrare il talento unico e sfaccettato di Mango. La conduzione dell’evento è stata affidata al curatore della Milano Music Week, Luca De Gennaro e alla moglie di Mango, Laura Valente. Alla serata hanno partecipato Giorgia, Eugenio Finardi, Kataklò Athletic Dance Theatre, I Tarantolati di Tricarico, Mogol, Alberto Salerno, Mara Maionchi, Marta Cagnola e altri amici. La serata ha visto anche la consegna di un riconoscimento SIAE per l’opera di Mango e l’eredità artistica lasciata alle nuove generazioni.

Era come zucchero sul pane, come una sinfonia chiusa in una stanza e poggiata alle pareti della Bellezza; da quel profondo amore, che la conchiglia portava al suo sassolino, stava per nascere un’esperienza fatta di luce e d’armonia.

E sulle parole di questo brano, tratto da un racconto di Mango, luce e armonia accompagnano il pubblico attraverso i paragrafi di quell’opera assoluta che è stata la carriera e la vita del cantautore dell’anima.

Una storia autobiografica fiabesca onirica” spiega Laura Valente “una grande metafora di come lui ha vissuto la sua creatività. Aveva otto anni quando durante una cena ha detto ai suoi genitori:Se Dio mi ha dato questa voce un motivo ci dovrà pur essere” e da allora lui quella voce l’ha seguita sempre’”.

È stata una serata emozionante, una serata straordinaria dal punto di vista musicale e umano.

Alberto Salerno, Mara Maionchi, Roberto Razzini, Stefano Senardi, amici e colleghi di Mango (Laura Valenti li chiama gli angeli custodi) Carlo de Bei, che ha suonato con lui per undici anni, Saturnino, e poi i Kataclò Athletic Dance Theatre, i Tarantolati di Tricarico, il suo fans club e tanti altri hanno portato ricordi ed emozioni.

Tutti noi abbiamo ascoltato la sua musica”, dice Laura Pausini nel suo video messaggio “rendendoci conto che le cose più autentiche arrivavano proprio dai quei sentimenti che lui ha descritto con la sua voce delicata (forte per questo) e con i suoi virtuosismi che colpiscono sempre ogni volta che lo ascolti. Mi ha impressionato verificare che, conoscendolo di persona, fosse esattamente la musica che avevo ascoltato prima di vederlo di abbracciarlo e di parlare con lui. E questo è palesemente tutto l’amore che conta davvero.”

Spina e poesia
Chiara malinconia
Non lasciarmi più
La rosa dell’inverno sei tu
Ormai so cosa sei per me

Si muove come una danzatrice Giorgia a passi leggeri sulle note; le accende a una a una, come fossero stelle di un cielo incantato. Che meraviglia ascoltarla!

La sua voce avvolge, accarezza, commuove, è celeste. La rosa d’inverno è un’opera d’arte, un capolavoro assoluto di Alberto Salerno e, davanti a certe alchimie perfette tra parole stupende, note, voce e ricordi non resta che chinare la testa e dire: “Grazie!”.

Finardi visibilmente emozionato affronta Oro la stravolge, la fa sua, si fa coinvolgere e dirottare in un’interpretazione fortemente espressiva, elogia la delicatezza del testo, poesia della purezza.

I Tarantolati di Tricarico animano il finale con un inno contemplativo di quel volo, di quella rondine andata via, e di quel passo nel vuoto.

Dove sei dove sei
dove sei dove sei dove sei
unico amore che rivivrei.

E sì, le lacrime stasera non sono mancate.

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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