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Jovanotti, il più folle dei saggi – A Milano la fine dell’avventura “Jova Beach Party”

A Milano Linate la grande finale dell'avventura itinerante del Jova Beach Party Tour di Jovanotti. Un grande successo di pubblico

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Crediti Foto @maikid
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Siate affamati, siate folli. Steve Jobs ci ha incitato, Jovanotti lo ha messo in pratica. E ha vinto lui, su ogni fronte. Ha trasformato un concerto in un gigantesco ombelico del mondo, dove 100 mila anime (più che persone) ne hanno fatto parte. Lui ci ha portato sulla luna, facendoci decollare dall’aeroporto di Linate e portandoci a zonzo nei cieli sostenibili.

Con il tour Jova Beach Party ha vinto lui, dopo 17 concerti e 570 mila spettatori portati sulle spiagge, in cima alle Dolomiti ed infine nell’immensità del prato tra le due torri di controllo milanesi. Ha vinto lui e la forza di un’idea che è andata oltre la retorica subdola e le volgari polemiche che lo hanno fatto sbottare contro “il mondo ambientalista, più inquinato delle fogne”.

Crediti Foto @maikid

Chi si è unito al suo battito adrenalinico in una qualsiasi tappa del suo rivoluzionario tour ha capito che si può sorridere, godere e ballare finché ce n’è, senza nessun tipo di divisioni, tutti insieme, giovani ed anziani, neri e bianchi, rock e punk… Tante anime diverse nella stessa galassia per renderla migliore con le facce, i suoni, i colori e i ritmi che arrivano dal mondo. Perché il mondo siamo noi e in quel NOI c’è dentro un esperanto contagioso capaci di trasformarci collettivamente in una tribù che balla. Tutti, ognuno a suo modo, chi goffo, chi scatenato, chi timido.

E a Milano Linate, l’ultima tappa dell’avventura itinerante del Jova Beach Party Tour, neppure il sindaco Sala riesce a stare ingessato nel suo ruolo istituzionale, divertendosi proprio come ognuno di noi.

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Crediti Foto @maikid

E’ un pubblico bello, che si è portato il telo da casa e lo stende su un prato imbandito. Nessuno slogan o coro, nessuna insofferenza neppure per le lunghe code ai bagni o per acquistare i token che poi sarebbero serviti a rimettersi in fila per prendere cibo (persino il sushi…) o bevande. Un altro mondo è possibile: dal palco ce lo ricordano in tanti a cominciare da Donatella Bianchi, presidente del WWF, fino all’astronauta Luca Parmitano (“Quando interagite con la Terra pensate sempre che non vi appartiene, appartiene al futuro”) che in orbita si metta a duettare con Jova “Non mi annoio”.

Jovanotti è tutto questo, uno capace di togliere le sbarre ai classici schemi (e confini) di un concerto per inventarne un altro che appartenga a tutti: “Siamo in tanti ma l’atmosfera è da festa tra amici di una vita”.

Crediti Foto @maikid

Un’impresa coraggiosa che, a 53 anni e una carriera di successo alle spalle, potresti pure risparmiarti e vivere di rendita. Uno qualsiasi, ma non Jovanotti che s’inventa qualcosa che non c’è e non ci sarebbe stato e poi lo manda in scena senza risparmio e con la genialità di chi vive il proprio talento come un dono da condividere e non da approfittarsene.

Sul palco fa salire il suo fiuto nello scoprire ritmi e interpreti che nessun collega avrebbe osato portare (tre per tutti: il chitarrista tuareg Bombino, la cantante maliana Fatoumata, i musicisti elettro-reggae Ackeejuice Rockers) ma su quello spazio (di dimensioni doppie rispetto alle tappe precedenti) dà libero sfogo anche alle sue origini, che lo mettono travolgente ad una consolle tra cover e cazzeggi, dopo il dj set del re Benny Benassi.

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Fatoumata e Jovanotti – Crediti Foto @maikid

Senza entusiasmo non si può cambiare nulla” dichiarava poco prima di lanciarsi in quella bolgia dove programmazione ed improvvisazione diventavano sinergia vincente. Tutti ballano a ridosso di una pista d’aerei e già t’immagini cosa sarà stato su quelle spiagge dove il Jova ci ha portato il senso della vita e della consapevolezza (“Tutto si muove e non possiamo non pensare che l’ambiente è in pericolo. La mia generazione e quella dopo la mia risolveranno il problema”).

Quando nello scorso novembre il Jova presentò questa sua “follia” nessuno poteva immaginare che sarebbe stata così immensa, immaginifica, spettacolare, colorata. Anche negli abiti (pirata dei Caraibi, caffettani improbabili, giacche ardite, berretti da baseball, cappelli di paglia) e nei colpi di scena (i fumi colorati, un’immensa luna a tenerci d’occhio e le lingue di fuoco, per esempio).

Jovanotti con due sposi – Crediti Foto @maikid

La grandezza di Jovanotti (ma anche un limite per me che ho atteso invano “A te”) è stata anche quella di non dare esclusivo spazio alle sue canzoni e alla sua band, trascinata dal basso dell’inseparabile Saturnino, ma di mettersi “al servizio” di altri regalando persino il boato dei 100 mila alla prima uscita solitaria di Tommaso Paradiso, dopo il polemico divorzio da Thegiornalisti. Nessun fischio, solo musica e canzoni. Un patto d’amore con il pubblico ma anche la gioia di un “per sempre” con Susanna ed Andrea uniti in matrimonio davanti a tutti.
Insieme si vince. Non dimentichiamocelo.

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