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Artisti Vs Critici – Bisogna divulgare il bello con la qualità artistica e giornalistica

Il gap tra artisti e critici risale alla notte dei tempi. La querelle è tornata la settimana scorsa tra Finardi e il critico Bertoncelli in un evento dedicato a Demetrio Stratos

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Eugenio Finardi e il critico musicale Riccardo Bertoncelli - Crediti del FotoMontaggio Immagini ©FareMusic - FMD Copyright
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Il gap tra artisti e critici risale alla notte dei tempi.

Già nell’antichità si possono rintracciare documenti anticipatori della critica musicale moderna, redatti da filosofi, poeti, letterati quali Plutaco, Erodoto e Sofocle i più illustri critici ante litteram conosciuti.

Il confronto non è mai stato facile, soprattutto quando il critico ha preteso in qualche modo, di gemellarsi in termini di importanza e di popolarità, all’artista o addirittura di sostituirlo.

Così in epoca recente, sono nate e prosperate figure professionali inedite, quale quella dell’“opinionista”, a metà tra il commentatore e il giornalista che in qualche modo sono germogliate negli anni ’70, con l’avvento della musica pop e il successo dei cantautori che in qualche modo nell’attenzione generale, hanno sostituito i poeti e dove la critica musicale ha avuto un peso importante.

Nuove riviste musicali sono spuntate come funghi dopo settimane di pioggia. Tra queste cito le più influenti: Re Nudo, Muzak e soprattutto Gong che spaziava tra rock, prog , jazz e musica contemporanea. La generazione di quei critici musicali ha poi scritto molti libri per varie case editrici quali Arcana ad esempio.

Insomma il critico musicale in quegli anni usciva dall’ombra diventando così popolare al punto da essere citato nei testi delle canzoni come ad esempio il critico Riccardo Bertoncelli nell’Avvelenata di Francesco Guccini:
“Ci sarà sempre un prete o un Bertoncelli a sparare cazzate”.

Riccardo Bertoncelli e Francesco GucciniLa querelle è tornata attuale grazie a un confronto pubblico spontaneo ma assai vivace per non dire aggressivo, avvenuto la settimana scorsa tra Eugenio Finardi e il critico Riccardo Bertoncelli in un evento dedicato a Demetrio Stratos presso la sala eventi della Borsa di Milano.

Tra il pubblico qualcuno ha ripreso tutto con il telefonino in una diretta facebook che ha rimbalzato tra una condivisione e l’altra, procurando numerose visualizzazioni.

Sono volati stracci e parole pesanti. Inaspettatamente ha cominciato Finardi. “Dovresti vergognarti per tutto quello che hai scritto in quegli anni. Sulla nostra musica hai scritto un sacco di puttanate con un atteggiamento da testa di c….” ha inveito l’arrabbiato Eugenio puntando il dito verso lo stupito Bertoncelli che ovviamente è stato costretto a replicare alzandosi dalla platea e raggiungendo il microfono sul palco.

Così si è ritornato di colpo al clima degli anni ’70, dove la Vis polemica tra i giovani era così diffusa da rivolgersi persino contro loro stessi. Si era così contestatori che ci si auto contestava con una certa compiacenza.

Finardi non è mai stato uno che le manda a dire, una volta lo vidi coinvolto in una rissa al Titan Club di Roma con il giornalista Massimo Bassoli, ma il suo atteggiamento era proprio quello da rockstar ribelle che si sentiva danneggiato.

Sono tipiche esasperazioni da anni ’70, come ha dichiarato lo stesso Bertoncelli, dove molti, forse troppi si sentivano leader, professori, giudici e sapientoni. Gli artisti però avevano valide argomentazioni per difendersi e reagire, dato che la stampa e i media tradizionali non davano loro lo spazio che si meritavano.

La realtà è che quegli articoli segnarono un modello di critica per anni e in modo inequivocabile. Un modello quasi anticipatorio per i vari “leoncini da tastiera” di oggi.

Nel 1976, uscì un libro che inasprì ancor di più il complicato rapporto tra artisti e critici. Molti dei primi si incazzarono non poco, anche perché il libro non citava nemmeno l’autore o gli autori, quindi gli artisti non sapevano esattamente con chi prendersela, anche se tutti erano certi che l’autore fosse proprio Bertoncelli.

Il titolo era: “Libro bianco sul pop in Italia” (cronaca di una colonizzazione musicale in un paese mediterraneo) edito da Arcana editrice.

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Nella quarta di copertina si scrive:

“Un’analisi obiettiva su un fenomeno di enorme interesse culturale e commerciale… una molotov contro il quieto conformismo di una generazione che mescola Marx e Dylan, lotta di classe e marijuana, che vuole la pace e la chiama love… come i suoi gendarmi americani”.

Nelle ultime pagine, in una speciale appendice, sono pubblicate alcune schedine segnaletiche, recensioni-bonsai sui gruppi e cantautori italiani in qualche modo inquadrabili nel movimento pop.

Condite con note politiche provenienti da un fantomatico “archivio segreto dell’ Esercito Rivoluzionario per la liberazione del Pop, gruppo clandestino di lotta anticolonialista”.

Nonostante il maldestro tentativo di ironia (che allora era assai nascosta) il libro in realtà è una invettiva vera e propria nei confronti degli artisti che sembra scritta da vetusti ultraconservatori.

Fabrizio De Andrè infatti, viene descritto così:

“Dall’aria triste e meditabonda, ha svolto negli anni passati il ruolo di cantautore impegnato ma non troppo. Le migliori esecuzioni dei suoi pezzi si ascoltano sulle spiagge e sui monti, quando un chitarrista che conosce due accordi vuol consolare l’amico di una sbronza finita male”

A proposito di Francesco De Gregori:

“Costui compone pezzi che sono un concentrato di nullità, abbelliti da testi crociani ma non di eguale capacità critica, pseudointellettuali al ridicolo e terribilmente simulati… Le sue idee, per quanto ci è dato a sapere, sono false e mistificatorie”.

E ancora sugli Area:

“Difficile concentrare l’ottusità di questo gruppo in poche righe. Se il termine ambiguo non fosse ambiguo lo sceglieremmo a proposito di questi figuri che amano il pubblico tanto per farlo irritare e portarlo all’esasperazione”.

E sulla PFM:

“Come cinque innocui musicisti possano divenire cinque uomini d’affari che lo ha dimostrato la PFM dopo la pedissequa imitazione dei modelli inglesi e ‘Storia di un minuto'”.

Critiche, articoli, recensioni “politicizzate” di questo genere contribuirono a favorire i noti “processi” politici live causati da quattro “compagni” imbecilli nei confronti dei cantautori quali Francesco De Gregori, avvenuto al Palalido di Milano e Fabrizio De Andrè al Palaleur di Roma nel ’78 durante la tournè con la PFM.

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Ora si potrebbe anche rileggere quegli anni ’70 con un certo disincanto e autocritica, ma ovvio che quegli episodi hanno lasciato il segno, soprattutto in un mondo come quello d’oggi dove la critica ufficiale non esiste più, se non addirittura i giornalisti, per cui il ricordo della classe dei critici va inevitabilmente indietro nel tempo.

Critici narcisisti e artisti permalosi?

Forse, ma il problema in qualche modo resta. L’esperienza degli anni ’70 dovrebbe farci riflettere e aiutarci a superare la classica e tradizionale barriera esistente tra le due differenti categorie.

Chi scrive potrebbe anche utilizzare la musica per sviluppare approfondimenti interessanti bel oltre il conformismo della “recensione obbligata”, del “voto”, della “nota” da scuola elementare o della polemica e del giudizio gratuito nei confronti di chi la musica la fa, atta solo ad alimentare la propria “firma”.

Voglio dire, serve ancora scrivere della cosiddetta musica di meeeerda? Vogliamo illuderci di convertire i fan della trap e i bimbiminkia o i loro genitori? Come potrebbe essere possibile dato che non leggono nemmeno?

Io sinceramente sono per un rumorosissimo silenzio.

Da radice situazionista attendo che “i morti seppelliscano i loro morti”, che “il cadavere della musica assassinata passi sulla superficie del fiume”, piuttosto che contribuire a darle visibilità o attenzione.

Inutile alzare il tiro e sparare contro chi ha già esalato l’ultimo respiro da classifica. Occupiamoci del bello.

E sinceramente invito gli stessi artisti a fare altrettanto.

Disertate rivistacce e giornaletti da passatempo a un euro. Fate che non parlino di voi tramite un comunicato stampa di poche righe del Vs ufficio stampa. Il vostro mestiere è comunicare, lo fate con la musica e con le parole, quindi sceglietevi gli interlocutori adatti, non c’è bisogno di apparire ovunque, di parlare dentro qualsiasi microfono che sia a tiro, perché cosi come la musica di mm… esiste anche l’informazione di mm…

C’ è bisogno di aggregarci tutti insieme, in una visione complessiva attorno alla qualità, alla musica di qualità e alla critica di qualità, lasciando perdere il passato se non come rilettura storica per evitare di cadere negli stessi conflitti di ieri, e concentraci sul presente.
Qualità artistica e qualità giornalistica per la divulgazione del bello. Ce la possiamo fare.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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