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Le case degli artisti

Questa mattina Morgan mi ha scritto: “Roberto io sto realizzando sempre di più che nessuno ha capito cos’è la casa di un artista e se ne sbattono”

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Questa mattina Morgan mi ha scritto un messaggio molto esplicito: “Roberto io sto realizzando sempre di più che nessuno ha capito cos’è la casa di un artista e se ne sbattono” come dire, delle case degli artisti non gliene frega niente a nessuno.

Il messaggio prosegue con altre considerazioni che tengo per me perché altrimenti il popolino del web comincerebbe a commentare stupidaggini quali: “E allora le case dei minatori?”. Stiamo sul tema se possibile: le case degli artisti. Interessano sicuramente se diventano business per altri, eredi, comuni, commercianti, mediatori, agenzie immobiliari, turisti.

La casa di Morgan sicuramente ha interessato quello che l’ha comprata a un terzo del suo valore. Un bell’affare. Quando l’artista ci vive, della sua casa non gliene frega niente a nessuno, quando passa dei guai o quando se ne va da questa valle di lacrime, allora la casa interessa a tutti.

Qualche esempio: “Graceland” l’ ex dimora di Elvis è divenuta meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, è un museo, un emporio di memorabilia, un tempio, un luogo praticamente sacrale e una fiera insieme. Interessa perché è diventata un puro business dove ci mangia un sacco di gente, poiché commercio, mito e turismo sono un affare per tutti.

Restiamo a casa nostra con un esempio illuminante: la ex casa di Lucio Dalla, in via D’Azeglio a Bologna. Sul sito Bologna Welcome si leggono tutte le informazioni sulla visita guidata a casa Dalla tutti i venerdì: visita con guida specializzata, scoperta degli aneddoti e delle curiosità più suggestive sulla vita del musicista bolognese. Quote da 15 euro con sconto del 50% per i bambini dai 6 ai 12 anni e agli over 65. Ai possessori della Bologna Welcome Card 12 euro. Fin qui niente di male intendiamoci… ma guarda caso il business prima della scomparsa di Dalla, non c’era.

Anche la Fondazione Pavarotti ha trasformato la casa modenese dell’indimenticabile Maestro in una sorta di Museo permanente alla sua memoria. Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 18.00 è possibile visitarla al prezzo di 10 euro (biglietto intero) e 8 euro (ridotto).

Potrei continuare con altre decine di esempi, ma quello che mi interessa approfondire è il legame che esiste tra l’artista e il luogo in cui crea. Ovvio che siano strettamente collegati, ma se pensiamo che per molti artisti quello che conta è la proprietà intellettuale e non immobiliare, quindi fisica, la cosa cambia aspetto.

L’artista in realtà crea Altrove, tanto per citare la più nota composizione di Morgan, e possibilmente ovunque. La dimora è dentro di lui ed è mobile e vagante per natura.

Mi viene in mente ad esempio, il caso di Henri de Toulouse Lautrec, che nacque in uno dei palazzi di famiglia e morì nel castello di famiglia gravemente malato. Ma pur di famiglia aristocratica e ricchissima, Lautrec, nel suo periodo artistico più fecondo, si trasferì nel quartiere d Montmartre a Parigi, un quartiere moralmente discutibile per i suoi genitori, al punto che avrebbe potuto addirittura infangare il buon nome della famiglia. Tuttavia Lautrec andò a vivere in un bordello frequentandone altri, dipinse puttane, diseredati, cantanti sfruttati e artisti. Portò la sua arte tra loro, disegnando e dipingendo ovunque, su una sedia, su un pavimento, su un letto e soltanto quando la produzione delle sue opere divenne inarrestabile, affittò un atelier.

Charles Bukowski visse la maggior parte della sua vita ovunque, in condomini di infimo livello, monolocali con pareti sottilissime, villette di periferia, pensioni logore. Scriveva a mano e poi, quando i suoi racconti e poesie cominciarono a essere pubblicati, si comprò una macchina da scrivere il cui rumore dava fastidio ai suoi vicini. In quei posti miserabili scrisse quei libri che lo resero famoso nel mondo intero. Solo negli ultimi anni, grazie alla moglie, si concesse una villetta confortevole con tanto di giardino e piante di rose.

Comunemente a quanto si creda erroneamente, la vita degli artisti non è affatto facile. E’ sempre sospesa a un filo, in bilico tra alti e bassi, tra momenti di splendore a momenti di buio totale. E’ la vita più precaria possibile, perché per questa disgraziata società, l’arte non rappresenta un bisogno primario, ma secondario. Prima c’è il denaro, la salute, il cibo, il posto sicuro o la carriera, il sesso, il potere, etc, etc. Tutto questo nella vita degli artisti conta, ma non come il proprio ingegno, la passione per creare e migliorarsi.

L’arte strega, ti avvolge e ti rapisce e in quanto artista, discepolo dell’arte, devi convincere chi non lo è, che è un bisogno primario, non secondario, ma pochi o nessuno lo credono.

Così, come nel caso di Morgan, la propria casa diventa rifugio, centro di esplorazione, di ricerca, di mistero e scoperta, di studio e desiderio: in una sola parola: LAVORO! Stazione orbitale per connettersi all’Universo. Si può vivere da bohemien tutta la vita, ma non dev’essere un obbligo né una condizione imposta.

Senza un luogo ideale dover poter creare, il musicista viene privato di ciò che sa fare al meglio, privato delle condizioni necessarie per creare, produrre e comunicare.

Le case degli artisti devono essere protette quando gli artisti sono in vita. L’artista vive per il riconoscimento altrui nella sua vita terrena, non in quelle precedenti o postume.

Purtroppo accade il contrario: “Qui visse ………. Ingresso euro…….”!

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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