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venerdì, Agosto 7, 2020

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Le case degli artisti

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Questa mattina Morgan mi ha scritto un messaggio molto esplicito: “Roberto io sto realizzando sempre di più che nessuno ha capito cos’è la casa di un artista e se ne sbattono” come dire, delle case degli artisti non gliene frega niente a nessuno.

Il messaggio prosegue con altre considerazioni che tengo per me perché altrimenti il popolino del web comincerebbe a commentare stupidaggini quali: “E allora le case dei minatori?”. Stiamo sul tema se possibile: le case degli artisti. Interessano sicuramente se diventano business per altri, eredi, comuni, commercianti, mediatori, agenzie immobiliari, turisti.

La casa di Morgan sicuramente ha interessato quello che l’ha comprata a un terzo del suo valore. Un bell’affare. Quando l’artista ci vive, della sua casa non gliene frega niente a nessuno, quando passa dei guai o quando se ne va da questa valle di lacrime, allora la casa interessa a tutti.

Qualche esempio: “Graceland” l’ ex dimora di Elvis è divenuta meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, è un museo, un emporio di memorabilia, un tempio, un luogo praticamente sacrale e una fiera insieme. Interessa perché è diventata un puro business dove ci mangia un sacco di gente, poiché commercio, mito e turismo sono un affare per tutti.

Restiamo a casa nostra con un esempio illuminante: la ex casa di Lucio Dalla, in via D’Azeglio a Bologna. Sul sito Bologna Welcome si leggono tutte le informazioni sulla visita guidata a casa Dalla tutti i venerdì: visita con guida specializzata, scoperta degli aneddoti e delle curiosità più suggestive sulla vita del musicista bolognese. Quote da 15 euro con sconto del 50% per i bambini dai 6 ai 12 anni e agli over 65. Ai possessori della Bologna Welcome Card 12 euro. Fin qui niente di male intendiamoci… ma guarda caso il business prima della scomparsa di Dalla, non c’era.

Anche la Fondazione Pavarotti ha trasformato la casa modenese dell’indimenticabile Maestro in una sorta di Museo permanente alla sua memoria. Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 18.00 è possibile visitarla al prezzo di 10 euro (biglietto intero) e 8 euro (ridotto).

Potrei continuare con altre decine di esempi, ma quello che mi interessa approfondire è il legame che esiste tra l’artista e il luogo in cui crea. Ovvio che siano strettamente collegati, ma se pensiamo che per molti artisti quello che conta è la proprietà intellettuale e non immobiliare, quindi fisica, la cosa cambia aspetto.

L’artista in realtà crea Altrove, tanto per citare la più nota composizione di Morgan, e possibilmente ovunque. La dimora è dentro di lui ed è mobile e vagante per natura.

Mi viene in mente ad esempio, il caso di Henri de Toulouse Lautrec, che nacque in uno dei palazzi di famiglia e morì nel castello di famiglia gravemente malato. Ma pur di famiglia aristocratica e ricchissima, Lautrec, nel suo periodo artistico più fecondo, si trasferì nel quartiere d Montmartre a Parigi, un quartiere moralmente discutibile per i suoi genitori, al punto che avrebbe potuto addirittura infangare il buon nome della famiglia. Tuttavia Lautrec andò a vivere in un bordello frequentandone altri, dipinse puttane, diseredati, cantanti sfruttati e artisti. Portò la sua arte tra loro, disegnando e dipingendo ovunque, su una sedia, su un pavimento, su un letto e soltanto quando la produzione delle sue opere divenne inarrestabile, affittò un atelier.

Charles Bukowski visse la maggior parte della sua vita ovunque, in condomini di infimo livello, monolocali con pareti sottilissime, villette di periferia, pensioni logore. Scriveva a mano e poi, quando i suoi racconti e poesie cominciarono a essere pubblicati, si comprò una macchina da scrivere il cui rumore dava fastidio ai suoi vicini. In quei posti miserabili scrisse quei libri che lo resero famoso nel mondo intero. Solo negli ultimi anni, grazie alla moglie, si concesse una villetta confortevole con tanto di giardino e piante di rose.

Comunemente a quanto si creda erroneamente, la vita degli artisti non è affatto facile. E’ sempre sospesa a un filo, in bilico tra alti e bassi, tra momenti di splendore a momenti di buio totale. E’ la vita più precaria possibile, perché per questa disgraziata società, l’arte non rappresenta un bisogno primario, ma secondario. Prima c’è il denaro, la salute, il cibo, il posto sicuro o la carriera, il sesso, il potere, etc, etc. Tutto questo nella vita degli artisti conta, ma non come il proprio ingegno, la passione per creare e migliorarsi.

L’arte strega, ti avvolge e ti rapisce e in quanto artista, discepolo dell’arte, devi convincere chi non lo è, che è un bisogno primario, non secondario, ma pochi o nessuno lo credono.

Così, come nel caso di Morgan, la propria casa diventa rifugio, centro di esplorazione, di ricerca, di mistero e scoperta, di studio e desiderio: in una sola parola: LAVORO! Stazione orbitale per connettersi all’Universo. Si può vivere da bohemien tutta la vita, ma non dev’essere un obbligo né una condizione imposta.

Senza un luogo ideale dover poter creare, il musicista viene privato di ciò che sa fare al meglio, privato delle condizioni necessarie per creare, produrre e comunicare.

Le case degli artisti devono essere protette quando gli artisti sono in vita. L’artista vive per il riconoscimento altrui nella sua vita terrena, non in quelle precedenti o postume.

Purtroppo accade il contrario: “Qui visse ………. Ingresso euro…….”!

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