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Laura Pausini e Biagio Antonacci a Bari nella prima data del “Laura e Biagio, Stadi 2019” – RECENSIONE

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E’ Bari la prima tappa del tour “Laura e Biagio, Stadi 2019” di Laura Pausini e Biagio Antonacci.

Così i due artisti scelgono di cominciare questa nuova avventura proprio nella terra di origine di lui. Biagio ascolta commosso Laura che racconta ad un pubblico di più di 40 mila persone raccolte nello Stadio San Nicola, non solo il motivo di questa scelta ma anche il profondo legame di lui a questa terra ed a una  parte della sua famiglia che vive ancora qui, ricordando il papà scomparso nel 2014.

Lo spettacolo non ha tralasciato nessun particolare, a cominciare dalle immagini iniziali del backstage, che ha onorato il duro impegno di tanti addetti ai lavori di cui non conosceremo mai i nomi, passando  per la progettazione e realizzazione di costumi di scena, palcoscenico e video, riunioni a vario titolo organizzativo e prove coreografiche.

Laura e Biagio esordiscono in abito nero e cravatta, chitarra alla mano, rossa per lei e azzurra per lui, in un esplosivo duetto a colpi di plettro e voce. Ed è subito energia! E’ palpabile l’intesa tra i due, consacrata da un’amicizia e da una collaborazione artistica ormai pluriennale.

Impressionante il palcoscenico, con le passerelle a disegnare le iniziali dei loro nomi, cosi come la scaletta che prevede ben 33 brani. Una maratona, o forse meglio ancora una staffetta, con continui passaggi del testimone, senza mai prevalere l’uno sull’altro, sempre complici e co-leader. Lo scenario è degno di uno dei migliori spettacoli americani.

Laura è in forma strepitosa con la voce e lo vuol far sentire da subito aprendo con “Un emergenza d’amore”. Subito dopo tocca a Biagio, che si aggancia con “Liberatemi”. E di nuovo il turno di Laura con “Resta in ascolto” e poi di nuovo lui con “Non è mai stato subito”.

Seguono con questa alternanza ben 3 ore di concerto, attraverso le quali Laura mantiene inalterata la potenza vocale che la contraddistingue, anche se personalmente penso che potrebbe fare molto di più con il suo strumento “spendendo” molto meno. Una emissione vocale spinta che dà la percezione di note più acute di quel che sono nella realtà e che a tratti fa “dubitare” della riuscita dell’acuto successivo, come se fosse sempre un po’ a rischio.

laura

Infatti fa cantare al pubblico la parte più ardita del brano “Come se non fosse stato mai amore” per ben due volte, cosa che mi sarebbe piaciuto ascoltare da lei, almeno una volta delle due.

Vocalmente più sobrio Biagio, qualche volta anche non proprio preciso e forse un po’ affaticato dopo la prima metà del concerto. Ma l’esperienza la fa da padrona e alla fine prevale il successo dell’esibizione.

Super grinta di Laura, per niente segnata dalle precedenti prodezze vocali, sul pezzo “Frasi a metà”, famoso perché racconta la fine della sua amicizia con la sua migliore amica. Grande partecipazione del pubblico e lei apprezza commentando a fine canzone con un “Grazieeeee … si vede anche voi avete incontrato degli stronzi nella vita”.
Almeno ci è andata più leggera rispetto a quella volta in quel di Milano.

Rimango sorpresa e perplessa per la versione di “Ritorno ad amare” arrangiata in “chiave” We will rock you, accompagnata sullo schermo da immagini di lei vestita da Freddie Mercury con gestualità che emulano il compianto cantante dei Queen nelle sue movenze con asta e microfono. Sarà stato un modo alternativo di riconoscere i crediti a Bryan May che scrisse il brano. Comunque se Laura voleva davvero fare un tale omaggio avrebbe quanto meno dovuto spendere due parole per creare una connessione con quel progetto.

Molto bello invece il siparietto della “Ragazza con l’orecchino di perla” e “Van Gogh”, realizzato per introdurre “Laura canta Biagio e Biagio canta Laura” ambientato in una loft ricostruita sul palcoscenico, dove i due artisti spaparanzati su un divano, interpretano le canzoni che ognuno dei due non canta più o che ha lasciato indietro. Una chiacchiera canterina tra due amici che si confrontano su quei vecchi lavori riesumando ricordi e storie passate.

E quando si tratta di ricordi, le canzoni con più memoria prevalgono su tutto il resto. E lo stadio letteralmente esplode sulle vecchie glorie dei due cantanti, come “La Solitudine “, “Se io se lei”, “Strani amori” e “Iris” di cui il pubblico sembra non ne abbia mai abbastanza.

Mi è piaciuta la Pausini in versione cantante poli strumentista e persino ballerina, che si è districata tra chitarra, piffero e pianoforte, anche se senza pretesa di virtuosismi. Mi sembra una degna evoluzione di una professionista conosciuta in tutto il mondo. Molto bello anche il suo carisma e quel suo modo un po’ ruffiano di conquistare il pubblico imparando le battute in dialetto barese come “C bella cos” oppure “Madonna mia”, a cui il pubblico non resiste.

Biagio invece è a casa. Fa le veci del padrone che ne fa gli onori. Accompagna Laura attraverso le varie performance, con la voce, con uno strumento, cosi come l’ha accompagnata in tanti anni di carriera, scrivendo per lei pezzi importanti come “Vivimi” e “Tra te e il mare”.

Di tante disquisizioni che noi osservatori possiamo fare, rimane il lavoro straordinario di Biagio e Laura, fatto in tantissimi anni. Hanno qualcosa da raccontare loro due ed è bello ascoltarli.
E come si dice in questi casi… BUONA LA PRIMA.

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