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sabato, Ottobre 24, 2020

Claudio Baglioni: a dicembre il nuovo album “In questa storia, che è la mia” – Date TOUR

Claudio Baglioni il 4 dicembre esce con il nuovo album, con 14 nuovi brani inediti. Titolo del disco "In questa storia, che è la mia"

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Il sonno di Moby in attesa di un risveglio del fermento artistico e culturale

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Premetto di non aver ancora ascoltato l’ultimo lavoro di Moby, “Long Ambients 2“, e neanche il precedente “Ambient 1” quindi non posso recensirli, ma lo spunto che Moby offre, è interessante.

Trattasi di un album appositamente realizzato per conciliare il sonno e la meditazione e fin qui nulla di nuovo dato che ogni audiolibrary al mondo possiede dischi e compilations per questo utilizzo. In realtà l’esperimento parte da un presupposto non certo in sintonia con l’attuale produzione musicale.

Quello che occorre è una musica che possa facilitare il “risveglio” soprattutto culturale e intellettivo.

Viviamo in un mondo narcolettico da svariati anni, in cui la musica esercita la funzione di puro intrattenimento e di rumore di fondo. Canzoni che possano risvegliare la nascita di un nuovo fermento artistico e culturale, e magari anche politico, si contano sulla punta delle dita. Di sonno ne abbiamo fin troppo e credo abbiamo dormito a sufficienza.

I popoli si adagiano a regimi dittatoriali, a una mortificazione del lavoro e dello sviluppo, a un contesto globale dove si vendono e si distribuiscono i brand più forti, a una distribuzione imposta di merci imposte, alla  selvaggia distruzione delle risorse naturali del Pianeta.

Tutto, o quasi, il mercato di ingegno tende a un commercio veloce, istantaneo, superfluo e non sostenibile. Consumiamo un sacco di merce a caro prezzo, di cui faremmo volentieri a meno: canzonacce, musica autoprodotta seriale, programmi tv vecchi di trent’anni, fake news, cover di film già visti e abbondantemente digeriti per non parlare di cibi pessimi contenuti in involucri di plastica ad alto pericolo. Insomma nulla di nuovo.

Li consumiamo dormendo, facendo dormire il nostro spirito critico e intellettuale.

La musica che ci serve è invece quella che dovrebbe risvegliare tutto ciò che abbiamo messo a letto in questi ultimi trent’anni. Magari un nuovo “punk” o una nuova “elettronica” che ci faccia volare la mente e il corpo, o ancora una nuova “psichedelia”.

Certo la musica “meditativa” fa bene allo spirito. Musicalmente l’arte della lentezza zen rilassa, aiuta a respirare e ci allontana dal caos, ma poi appena ci alziamo in piedi ci ritroviamo con le solite notizie e le solite illusioni spacciate dai media e aspettiamo, aspettiamo che qualcosa cambi in meglio, ma accade sempre il contrario.

Caro Moby, apprezzo lo sforzo, seppur decenni dopo gli album “ambient” di Brian Eno che andavano in direzione ostinata e contraria alla dance, alla velocità frenetica dei ritmi da cocaina degli anni ottanta, allo sfogatoio delle notti bianche di tanti anni fa. Però Moby… quattro ore di musica a ritmo lento, lentissimo, anzi narcotizzato, non si reggono.

Dò atto che vai in controtendenza e questa sia benedetta sempre, ma se il risultato è quello di incentivare il sonno, bhè… viva la camomilla e la tisana, perlomeno a consumarla, a differenza della tua opera, ci si impiega una decina di minuti e non quattro ore.

A Moby è sfuggita la semplice analisi che il potere, in tutte le sue componenti, compresi i media, utilizza l’ esercizio del sonno come arma principale per assopire l’azione reattiva delle persone. Quando il popolo dorme, il potere sta ben sveglio e non viceversa.

I programmi televisivi di 3 ore e mezza svolgono proprio questa funzione narcolettica. Sono pensati per addormentare i telespettatori, mandarli a nanna sul divano per normalizzare le curve di ascolto, che poi diventano strisce orizzontali, più che curve. Il telespettatore dorme e non cambia canale, così lo zapping viene escluso e l’ascolto mantiene il suo dato acquisito precedente, cioè quando il telespettatore era ben sveglio.

Credo che anche a Moby interessi che i suoi ascoltatori rimangano svegli all’ascolto, altrimenti che senso avrebbe fare due album di 4 ore complessive?

Più furbo e abile era Brian Eno che produceva un solo lungo brano in un album. Meno sbattimento e meno presunzione. Moby invece pretende che ci si addormenti alla fine, all’ultima track, dopo un estenuante ascolto di ore che dovrebbe far sparire le nostre sonorità casalinghe, dalle liti dei vicini ai trilli dei cellulari, dal traffico urbano o semplicemente al ronzio di una zanzara vicino al tuo orecchio.

Che dire?

Ascolterò i tuoi album, magari solo uno, con la speranza però di addormentarmi dopo dieci minuti, perché ascoltare tre ore o quattro è lavoro puro e purtroppo neanche retribuito.
Buonanotte ai suonatori!

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