Home Una canzone dipinta Guardare VAN GOGH ascoltando CAPOSSELA – Suggestioni tra vista e udito a...

Guardare VAN GOGH ascoltando CAPOSSELA – Suggestioni tra vista e udito a cura di Laura Valente

444
0
SHARE
capossela
Crediti del FotoMontaggio Immagini ©FareMusic - FMD Copyright
Voto Utenti
[Total: 2 Average: 4]

C’è una canzone di Vinicio Capossela che mi ha sempre commosso fino al midollo, “LE CASE”. Appena parte quel malinconico arpeggio di pianoforte, mi sembra di essere spettatrice silenziosa e invisibile, ferma in un angolo in penombra, nella solitudine delle case vuote che lui descrive.

Mi è capitato, pochi giorni fa di vedere tra le pagine di un libro “La stanza di Van Gogh ad Arles” e immediatamente ho sentito nella mia mente le note di quel pianoforte.

Le case taccion nell’addio
non urlan più di lavatrici
di respiri, di attese,
di anime contese
vuote e composte nell’ombra
di polvere e imposte
gesti alzati in fretta nel mattino
calda assenza a fianco al comodino
treni, stazioni, biglietti
sepolti nei letti…
e viene il tempo di partire
armadi cimiteri di appendini
parole scritte a mano
scritte in ogni dove
col tempo tutto sembra migliore…
silenzio sulle frasi storte e tra le porte
rotolano le bottiglie nascoste
pacchi e confezioni
vite nei cartoni
restano di noi…

Finito il canto, arriva quel lamento di tromba, che dà voce al pianto degli oggetti abbandonati senza nemmeno un saluto, dopo tutto il tempo passato insieme che sembrava non dovesse finire mai.

Ma poi, un giorno, tutto finisce. E gli oggetti rimangono lì, inanimati, come burattini scomposti che nessuno anima più.

Contemplo il quadro di Van Gogh, mentre ascolto la canzone.

Me lo immagino, in manicomio, mentre dipinge la stanza che ha dovuto lasciare, cercando di evocarne ogni particolare, ogni minimo anfratto, ogni momento di riposo assoluto e assolato. Tra quelle mura e quegli oggetti era stato felice, forse per l’ultima volta.

C’è la sua essenza, in quella stanza.
C’è la sua assenza, in quella stanza.
Ma arriva per tutti il giorno in cui ci si chiude una porta alle spalle.
E non sempre per scelta.

Avevo una casa bellissima in Basilicata, in cui ho vissuto per 23 anni, con mio marito e i due figli che abbiamo avuto.

Ora ci penso spesso alla mia casa vuota, in Basilicata. Chiudo gli occhi e immagino di girarla tutta, la vedo, ne conosco ogni imperfezione del muro, ogni libro, ogni centimetro, ogni profumo. Mi manca, ed io manco a lei, lo so. C’è qualcosa di  ingiusto nel fatto che dopo tanta vita, tanto amore, anche tanto dolore, la mia casa debba restare sola e immobile.

Ma “col tempo tutto sembra migliore”, dice Capossela. Speriamo.

Speriamo che nella mia casa tornino a risuonare presto, come campanelle di Natale, le risa di bambini.

 

Commento su Faremusic.it