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Flop TV: Il caso Adrien di Adriano Celentano – Quando la Tv non funziona

Il televisore funziona benissimo, ma spesso quello che c’è dentro, no. Parliamo del caso Adrien, costato 20 milioni di euro e che è stato un vero flop

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Il televisore funziona benissimo, ma spesso quello che c’è dentro, no. Parliamo del caso Adrien, costato 20 milioni di euro. Cosa si può produrre con 20 milioni di euro? Almeno 10 film d’autore o due serie di talent show di sicuro ascolto. In tempi di crisi e di recessione, con i costi di produzione al ribasso, si può fare molto di più. Non dico un intero palinsesto ma quasi.

Il caso Adrien, che non ha nelle sue caratteristiche nemmeno le potenzialità di un format vendibile all’estero, ci rivela come certe strategie televisive accadono per caso, senza un minimo di progettualità pensata. Dipendono dal capriccio dell’editore, che magari ha svolto qualche master di comunicazione negli Stati Uniti ma non ha ancora capito come è cambiata la tv e la sua fruizione e lo stesso pubblico che la guarda.

I format di due o tre ore non li regge più nessuno. Sky e Netflix l’hanno capito da dieci anni almeno. La tv, per funzionare, deve adattarsi alle tecnologie attuali. Programmi più corti, seriali e replicabili. Palinsesti più vari e agili. Finestre promozionali sui social. La tv generalista invece fa il contrario. Prime serate infinite, lunghe solo per abbassare il costo al minuto. “Più lungo è il programma meno costa” è una logica da anni novanta, oggi non più adattabile e proponibile.

C’è poi un fatto insindacabile. Il “faccione” da superstar acchiappa ascolti funziona solo se quello che fa la “superstar” funziona. Gli ex show di Celentano prodotti da Ballandi funzionavano perché c’era fantasia, grandi scenografie, fior di ospiti nazionali ed internazionali (David Bowie lo ricordate?) e una playlist di canzoni storiche. Ricordo Ligabue che cantò “Eve of Destruction” di Barry McGuire. E ricordo un tavolo con Gaber, Jannacci, Dario Fo, Roberto Benigni e Antonio Albanese, mica pizza e fichi.

Ma Adrien, con gli ospiti che si ritirano come Ambra Angiolini, Michel Hunzicker e il suo amico Teo Teocoli… e Manara che ne prende persino le distanze, che senso ha? Ci mancava solo Mina in collegamento telefonico che mettesse giù la cornetta o il cellulare e sarebbe stato il Bingo finale.

Non ci voleva un genio per capire che Adrien era un format sopravvalutato in tutti i sensi.

Ora Mediaset il flop ce l’ha e non sa che farsene. Peccato che sia costato un occhio della testa.
Si dice che lo riciclino in autunno, ma quando un format lo si sposta di fascia oraria o di cadenza o addirittura di mesi, significa che puoi solo buttarlo al macero e gridare al cielo “Mea culpa, mea culpa…”.

Tutto questo crea danni irreparabili anche perché danneggia il format inedito italiano e valorizza il format straniero importato. Questo flop sarà l’ennesima scusa che i funzionari televisivi utilizzeranno tutte le volte che un autore o un produrre proporrà a loro un programma originale pensato in Italia. Diranno come sempre: “No grazie, il format non è testato. E’ nuovo ed è troppo rischioso”. Paralisi industriale. Come dire che la Fiat dovrebbe produrre solo utilitarie e la 500 e non Suv o macchine elettriche. Come dire che Barilla dovrebbe vendere solo spaghetti e penne e non nuovi formati di pasta.

Mediaset produce da almeno vent’anni gli stessi programmi, con qualche eccezione sporadica. Va ancora in onda Maurizio Costanzo, tanto per dircela tutta. La RAI idem. Per la tv di Stato fare un nuovo format significa rifare il Portobello del compianto Tortora.

Invecchia la tv generalista e invecchia il pubblico a casa.

Il target di Rai Uno per intenderci è di 73 anni. In questo panorama jurassico, l’Adrien di Celentano dovrebbe rialzare ascolti e ringiovanire il target e magari attirare il pieno di sponsor come Sanremo? Ma quando mai? Celentano può anche non rimanerci male, tanto con tutto quello che ha fatto nella vita, un flop potrebbe essere una nuova esperienza, persino divertente.

Nel frattempo con l’aria che tira, ci aspettiamo una fiction biopic su Verdi e il ritorno di “Non è mai troppo tardi”, il programma del Maestro Manzi che insegnava la lingua italiana agli italiani.

E se producessimo invece un talent show che insegna agli editori come fare la tv? Bella idea, ma come scegliere i giurati? Semplice, basta mandare in onda 4 ologrammi di Raimondo Vianello, Paolo Villaggio, Enzo Biagi e Celentano (quello di Ballandi).
Buona visione a tutti.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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