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sabato, Gennaio 16, 2021

ROBBIE WILLIAMS: fuori il video satirico e irriverente di “CAN’T STOP CHRISTMAS”

È online il video "CAN'T STOP CHRISTMAS" di ROBBIE WILLIAMS, un video satirico in cui l'artista si trasforma in BORIS JOHNSON

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Stili, mode e musica di ogni generazione – Oggi c’è il Coatton Club, ossia l’era del volgare

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L’ultima perla è stata quella di Asia Argento sul palco di Salmo (leggi articolo). La sua battutaccia a sfondo sessuale è tipica dei fumetti Lando degli anni ottanta o di certe canzonette degli Squallor infarcite di doppi sensi. “Ho proposto a questo ragazzo 20k per ficc**lo dentro. Voi accettereste?”  ha scherzato l’attrice vestita in lattex metallizzato tenendo in mano una valigetta 24 ore. Mancava che tenesse Salmo con un laccio al collo e la scena fetish avrebbe raggiunto il culmine.

La strana coppia incarna perfettamente il gusto della generazione di oggi a cui fa riferimento: non importa se di matrice rock-pop o rap, basta sia esteticamente sfrontata, ma soprattutto volgare.

stili mode
Punk anni ’80

Se confrontiamo il trend del gusto di oggi, tra tatuaggi sul collo, denti con piercing dorati, mutande in vista e lessico da caserma, a certi fenomeni musicali del passato, la differenza salta all’occhio.

Nel corso del Novecento anche il rock più trasgressivo e provocatorio ha spesso prodotto un’estetica così ricercata da influenzare stili, gusti, linguaggi e tendenze che hanno influenzato la moda, il costume o la pubblicità. Si pensi al fenomeno punk, sfrontato ma per certi versi persino elegante. Non era solo spilloni in faccia, svastiche rovesciate, calze a rete bucate e scarponi militari. Si pensi alle copertine dei Krisma, realizzate dall’art director Mario Convertino. Restano di una sublime eleganza, quasi a riportare il gusto e l’estetica dei futuristi.

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Artwork by by M. Convertino, 1982

E che dire di quei capelli sparati in alto o colorati, che sono divenuti poi simbolo di tanti film di fantascienza negli anni a venire fino a oggi? Ricordate i replicanti di Blade Runner di ieri e di Blade Runner 2049?  E vogliamo parlare del fascino androgino dell’immagine femminile punk? Capelli corti, labbra blu e sguardo da maschio?

Persino nel primo rap, nato nel 1971 da Gil Scott-Heron, c’era una ricerca estetica interessante. Urban style puro, minimale, semplice ma non buzzurro e in alcuni casi persino ironico. Vi ricordate l’orologio a sveglia appeso al collo dei Public Enemy? Poi con il tempo si è arrivati alle canotte con vista pelo, movimenti di culo, addominali palestrati e macchinone maculate piene di culone extra large parruccate.

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Gil Scott-Heron

Ogni generazione ha avuto la sua musica, la sua estetica, il suo stile, e spesso i fenomeni si incrociavano e si rinnovavano tra loro.

Oggi invece l’estetica è interamente omologata. Chiamatela come volete hip-hop, rap, trap, etc… io la chiamo semplicemente coatta.

Il peggio arriva quando i divi del momento vogliono fare gli elegantoni, incrociando il gusto da coatto di quartiere con la volgarità discount dei pellicciai di provincia.

Basta guardare la foto più nota di Sfera Ebbasta che indossa la pelliccia rosa.

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Si parla a sproposito di estetica tribale ed è persino un’offesa nei confronti dei pochi popoli tribali rimasti sul pianeta, muniti di segni tatuati sul corpo che esprimono simboli, significati e valori importanti. Il nostro tattoo imperante invece esprime solo confusione.

Difficile notare differenze tra il collo del calciatore Niangollan e quello di Fedez o tra la schiena di Bernardeschi della Juve o di tanti fondoschiena femminili con terribili aquilotti tatuati. Sono tutti uguali, fatti con lo stampino, con un’estetica da centro commerciale.

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E non parlo solo di abbigliamento ma anche di povertà di linguaggio e di suoni.

Tutto sembra privo di fascino. Epoca decadente, edonista e volgare, dove il corpo diventa espressione di ciò.

La questione è che non bisogna essere solo dei fighetti. Bisognerebbe allargare la creatività, la fantasia, la conoscenza. Influenzare il mercato casomai e non rendersi schiavi di esso. Insomma uscire fuori dal Coatton Club e percorrere altri luoghi, altre immaginazioni, altri stili, linguaggi, colori, ispirazioni, suggestioni e mondi diversi perché il mondo, anzi l’universo, è infinitamente vario, non può essere ridotto a un negozio di un centro commerciale qualsiasi.

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Si attende il fascino.

Quello di David Bowie, di Annie Lennox, dei Cure, di quel mondo immaginario e fantastico che prendeva spunto dalla storia, dalla letteratura, dal cinema, dall’arte. Il fascino esiste ancora, basta solo risvegliarlo, fuori dall’omologazione del cattivo gusto.

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