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Il silenzio degli artisti sulla decadenza della cultura – Riflessioni dopo la tragedia della Lanterna Azzurra

Tutti gli artisti, che siano di teatro o di musica, dovrebbero far sentire la loro voce davanti alla tragedia della Lanterna Azzurra

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di Rossana Casale

Penso che tutti gli artisti, che siano di teatro o di musica, dovrebbero far sentire la loro voce davanti ad una tragedia come quella della Lanterna Azzurra (leggi articolo).

Troppi teatri e troppi locali sono fuori dalle regole di sicurezza. E lo si sa, e quando si deve suonare o recitare ci si guarda attorno sperando di non essere in uno di quelli. Avranno fatto tutti i controlli, pensi?

Ci sono alcuni teatri così sporchi e abbandonati, alcuni senza riscaldamento e con i buchi sui muri dei camerini, che ti chiedi veramente come facciano a stare ancora in piedi. Ti chiedi se non basti una scintilla per sbriciolarsi in polvere sul marciapiede. Scale anti incendio inagibili, porte anti fuoco inesistenti. Ci sono sere dove, mentre sei sul palco, guardi verso la porta per capire quanto è lontana. E anche se, tipo me, facendo jazz suoni davanti a un pubblico adulto e tranquillo, sai che in tempi come questi un tappo di bottiglia che salta improvvisamente potrebbe scatenare il panico.

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Una volta fermai un politico parlandogli dello stato di molti dei nostri teatri e lui mi guardò e sospirò un “heee”… facendo una faccia triste e spallucce come per dire “eh sì, ha ragione, ma abbiamo problemi più importanti“.

Eppure il nostro paese di teatri ne ha a migliaia, sparsi ovunque, più piccoli o più grandi e non per caso, non perché un pazzo si è divertito a costruirli, ma perché il nostro paese è da sempre, dai tempi più antichi, il centro della musica e del teatro più nobile. Noi siamo Petrolini, Viviani, Eduardo, Totò, siamo Verdi, Rossini, Puccini, Vivaldi, Toscanini, siamo Pavarotti, Caruso, Mario Del Monaco, De André, Tenco, Paolo Conte, e Franco Cerri, Enrico Intra, Tiziana Ghiglioni, abbiamo ospitato al vecchio Capolinea di Milano e al Due i più grandi jazzisti di tutto il mondo e allo storico Rolling Stone, il grande rock degli anni ’80 e ’90.

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Perché ora dobbiamo far splendere solo alcuni grandi teatri e gli altri lasciarli cadere e farci vergognare di essi? Perché le uscite di sicurezza dei locali, i locali che hanno visto grandi artisti Pop rock italiani e non, che ospitano oggi i dj più famosi, i rappers e comici, sono rampe pericolose oppure hanno le porte chiuse con i lucchetti e le catene?

Perché non proteggiamo noi e il nostro pubblico?

Perché accettiamo il colluso bagarinaggio tra agenzie e local promoter, il ticket on line che aumenta i prezzi dei biglietti, le entrate nei locali con ristorante che nascondono il vero prezzo del biglietto dal quale noi artisti veniamo esclusi nella sua percentuale, perché i locali sottopagano i giovani musicisti in nero ricattandoli di portare pubblico e non pagandogli l’Enpals?

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Perché un Sindaco deve essere a capo della Garanzia alla Sicurezza dei locali sul suo territorio? Perché la Siae è così cara? Perché l’Enpals è così caro? Perché ad ogni passaggio dal promoter al Comune un concerto rincara il suo prezzo del doppio e del triplo?

E perché noi artisti siamo in questi giorni separati e muti?

Dovremmo far sentire la nostra voce ora, unita, ora che qualcuno ci ascolta, ora che la nostra voce si può alzare per scongiurare con canzoni e poesie altre tragedie come quella appena successa. Ora, perché fra un po’ non ci ascolteranno più e faranno ancora heee…

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