Home Musica Interviste Francesca Incudine e l’album “Tarakè”: rifiorisce la world music – INTERVISTA

Francesca Incudine e l’album “Tarakè”: rifiorisce la world music – INTERVISTA

"Tarakè" è l'ultimo lavoro in studio della giovane e bravissima cantautrice siciliana Francesca Incudine, un album d'autore pieno di world music

216
0
SHARE
Voto Utenti
[Total: 3 Average: 4]

Mi sono già ritrovato più volte ad evidenziare la forza dirompente e rivoluzionaria della musica che arriva dal panorama della tradizione popolare, soprattutto se contrapposta al comodo conformismo di tante produzioni pop italiane degli ultimi anni.

Eccomi ancora a parlarvi di un’altra preziosa tessera di questo mosaico, una perla della quale ho conosciuto la genesi ma che ho preferito custodire gelosamente in attesa di prevedibili riscontri oggettivi: sto parlando del bellissimo disco Tarakè, ultimo lavoro in studio della cantautrice siciliana Francesca Incudine.

francesca incudine

Francesca è un’artista che ha già lasciato il segno in tante occasione nel corso della sua carriera, e non solo nel mondo della musica folk di radice popolare. Nel 2010 vince il premio Andrea Parodi per la World music con il brano Fimmini di cui è autrice. Nuovamente al Premio Parodi nel 2013 riceve il premio della critica, premio Miglior Testo, premio Migliore Musica e premio dei bambini con il disco Iettavuci.

Nel 2014 vince il Primo Premio e il Premio Speciale Muovi la Musica nel concorso per cantautori “L’artista che non c’era”. Nel 2016 vince il premio della critica “Piero Calabrese”.

Nel 2018 con l’uscita del disco “Tarakè” arrivano due premi prestigiosissimi: il Premio Bianca d’Aponte per la canzone “Quantu stiddi” e la Targa Tenco per il Miglior album in dialetto.

TARAKE’ – IL DISCO

Uscito il 19 marzo scorso per l’etichetta Isola Tobia Label, Tarakè e un disco che contiene 11 brani scritti da Francesca Incudine insieme a Carmelo Colajanni (che ha recentemente collaborato con Roberto Vecchioni, Edoardo Bennato e tanti altri) e Manfredi Tumminello (del quale vi abbiamo parlato in un precedente articolo) che hanno anche curato gli arrangiamenti.

Di Francesca Incudine si apprezza innanzitutto la qualità della voce, cristallina e autorevole, capace di supportare con eleganza ed efficacia i temi spesso importanti delle sue canzoni.

Sorprendente, infatti, la capacità di raccontare i temi sociali partendo dalla propria interiorità, evidenziandone le ricadute nel quotidiano, riuscendo così a svelarne tutta la pregnante universalità: ascoltate, ad esempio, il brano “No Name” in cui viene attraverso la fatica, la paura e la tenacia delle protagoniste si vive l’atroce dramma del rogo della Triangle Waist Company di New York, evento che diede origine alla festa dell’8 marzo.

Tutto questo avviene attraverso una ben riuscita commistione tra lingua italiana e dialetto siciliano al quale, spesso, è demandato il compito di raccontare la profondità più intima dei protagonisti delle sue canzoni.

Interessanti gli arrangiamenti, ricchi di scelte stilistiche (ritmi composti, spostamenti di accento, scale inusuali) e di suoni capaci di impreziosire questo disco pur mantenendolo all’interno di un contesto acustico ed etno-folk. Ridotto all’essenziale il ricorso all’elettronica, sfruttata come puro elemento narrante e mai decorativo. Una lezione, a mio parere, al mondo pop ormai saturo di elettronica incapace di emozionare.

Al disco hanno collaborato musicisti di rilievo nel panorama siciliano: oltre a Francesca Incudine alla voce e ai già citati Manfredi Tumminello (chitarre, basso, bouzouki, ukulele, cori) e Carmelo Colajanni (duduk, bonsuri, launeddas, flauto di canna, clarinetto) troviamo anche Salvo Compagno (percussioni), Giorgio Rizzo (darbouka, riq, duff), Valentina Tumminello (cori), Raffaele Pullara (mandole, plettri, fisarmonica) e Lorenza Denaro (voce narrante in “No Name”).

Abbiamo incontrato Francesca Incudine e Camelo Colajanni approfittando di un loro veloce presenza a Milano: ne è nata una intervista davvero ricca di spunti interessanti.

FRANCESCA INCUDINE – INTERVISTA

Ciao Francesca, complimenti per questo disco che merita sicuramente i premi che ti sono stati riconosciuti. Vorrei partire dalla fortuna che questo tuo lavoro sta riscuotendo: eri consapevole di aver fatto un buon disco? Ti aspettavi questa risposta dagli addetti ai lavori?

E’ una bella domanda. Circa un anno fa, proprio in questo periodo, cominciavamo la pre-produzione e a dicembre siamo entrati in studio per registrarlo. Parlo di noi perché questo progetto è stato sin da subito un’idea collettiva e condivisa. C’erano i brani, li avevo costruiti insieme a Carmelo Colajanni e Manfredi Tumminello. Avevamo una idea esatta di quale anima dovessero avere, con l’intento di fare ciò che ci piaceva ma senza progettare un esito. Quando mi accingo ad un lavoro importante ci metto tutta me stessa: in questo senso ci eravamo dati come unico obiettivo quello di arrivare a quante più persone possibile. Non mi aspettavo questa accoglienza ma quando sono popi arrivati riconoscimenti importanti come la Targa Tenco ci siamo ritrovati in un meraviglioso sogno ed abbiamo capito di aver fatto davvero qualcosa di importante.

Ci spieghi il titolo Tarakè?

Taraké è la radice della parola tarassaco, dal greco tarakè akos. E’ il fiore che vedi rappresentato nella copertina del mio disco e che è conosciuto con il nome di soffione o dente di leone. E’ un fiore simbolico per eccellenza. Ho voluto mantenere la tematica naturalistica, presente anche nel primo disco “Iettavuci” con la camelia in copertina: una natura dirompente capace di imporsi a qualsiasi costruzione umana. Ho scelto quindi un nuovo fiore per raccontare delle nuove storie.

Nelle tue canzoni tratti temi importanti, coniugando con sapienza aspetti interiori e temi sociali. Mi colpisce, te ne faccio un merito, che a differenza di tante altre cantautrici nei tuoi testi non trovo distanza e conflitto tra le parti: mi riferisco, ad esempio, al conflitto tra uomo e donna tipico di Carmen Consoli. Nei tuoi brani si respira un clima di incontro e di dialogo con tutto ciò che è diverso da te (altro sesso, altro popolo e cosi via). Da cosa nasce questa predisposizione?

C’è un approccio diverso tra la modalità di scrittura di una donna e quella di un uomo che hanno differenti visione delle varie tematiche. Io quello che faccio è ricondurre al mio pensiero e alla mia sensibilità di artista il mondo che mi circonda: secondo me è quello che ogni artista dovrebbe fare. Non ho piena consapevolezza della mia differenza da altre autrici: penso sia la naturale conseguenza del mio personale approccio. Mi rispecchio invece quando parli del forte connubio tra intimità e sociale: credo che nasca dalla necessità interiore, tipica della canzone d’autore, di raccontare ciò che accade intorno attraverso le ricadute sulla propria vita.

Ascoltandoti mi ricordi molto Teresa De Sio: rivedo il suo timbro, seppur privato del graffiato e del vibrato tipico di Teresa, ma soprattutto ritrovo lo stile compositivo, la vocazione acustica, la scelta di temi importanti e la forte capacità di fondere in modo senza forzature la lingua italiana con il proprio dialetto. Spero che questo accostamento ti piaccia.

Sei la seconda persona che me lo dice, dev’esserci del vero. E’ un accostamento che mi fa assolutamente piacere. Teresa De Sio è tra i miei punti di riferimento. Noi nel preparare questo disco abbiamo avuto l’accortezza di essere musicalmente minimali più possibile, cercare di far uscire il suono come se fosse esso stesso parola, capace di raccontare insieme al testo. Carmelo e Manfredi, che hanno curato l’arrangiamento, hanno tenuto fede a questa scelta centellinando e scegliendo con cura gli strumenti da usare scegliendoli dal mondo etnico e popolare come, ad esempio, il duduk o le launeddas, le fisarmoniche e le chitarre. Dal punto della commistione linguistica l’accostamento con Teresa De Sio mi inorgoglisce perché guardo a lei e a tanti altri artisti che hanno iniziato questo modo di scrivere e che per me è stata una riscoperta. L’italiano è la mia lingua tanto quanto il dialetto siciliano e credo che questa commistione caratterizzerà anche i miei lavori futuri. 

Nel tuo disco è presente un omaggio ai Tazenda con il brano “Frore in su nie“. Come mai?

Noi siamo legatissimi ai Tazenda. Artisticamente abbiamo imparato molto dalla nostra partecipazione al premio Andrea Parodi nel 2013 con “Iettavuci”. Abbiamo conosciuto tantissimi artisti, vivendo in profondità il mondo della World Music nella quali ci identifichiamo pur appartenendo a questa nuova canzone d’autore in dialetto che vira, in qualche modo, anche al Pop e alle sonorità attuali. Siamo quindi legati alla figura di Andrea Parodi che in quella occasione abbiamo omaggiato con “Fiore in su nie” di Gino Marielli. Abbiamo quindi scelto di inserire questo omaggio in lingua sarda nel nuovo disco anche per dimostrare che se il messaggio è importante ed autentico può essere veicolato in qualsiasi lingua.

Un’ultima domanda, un dettaglio tecnico sull’arrangiamento. Ho gradito molto l’uso di ritmi composti, di spostamenti di accento, di scale inusuali nelle parti obbligate e le tante scelte stilistiche che impreziosiscono le parti musicali. Ma soprattutto mi ha colpito l’intro di “Linzolu di mari“: vi siete impossessati di effetti tipicamente legati ad altri generi (trap, rap) quali  Reverse Delay e Autotune con un esito incredibilmente in linea con il vostro contesto. Come mai questa scelta? 

[Carmelo Colajanni] Tutto nasce dalla voglia di riportare la sensazione del mare in questo brano. Ci è sembrato troppo scontato appoggiarci ancora a suoni campionati del fruscio delle onde (c’è in tante canzoni e lo avevamo già fatto nel disco precedente). Ci interessava soprattutto trasmettere la sensazione di smarrimento e di isolamento. Quando abbiamo riflettuto sul da farsi ci siamo detti che potevamo osare e sperimentare soluzioni fuori dal nostro genere. Alla fine proprio l’artificiosità dell’autotune ci è sembrato il suono più naturale. E’ sorprendente come determinando perfettamente l’intonazione si renda così indeterminata la percezione dello spazio. Ci è piaciuto molto e lo abbiamo inserito nel disco.

TRACKLIST  “Tarakè” 

  1. ROSA SPINUSA (C. Colajanni – M. Tumminello – F. Incudine)
  2. TARAKE’ (C. Colajanni – M. Tumminello – F. Incudine)
  3. DI NOTTI NASCIUNU I CANZUNI (M. Tumminello – F. Incudine)
  4. QUANTU STIDDI (C. Colajanni – M. Tumminello – F. Incudine)
  5. NO NAME (F. Incudine – M. Tumminello – F. Incudine)
  6. GUTIERREZ (C. Colajanni – M. Tumminello – F. Incudine)
  7. LINZOLU DI MARI (C. Colajanni – M. Tumminello – F. Incudine)
  8. DORMI FIGGHIU (C. Colajanni – F. Incudine)
  9. FRORE IN SU NIE (L. Marielli)
  10. NA BONA PAROLA (C. Colajanni – M. Tumminello – F. Incudine)
  11. COMU FUSSI PICCIRIDDA (M. Tumminello – F. Incudine)

 

Commento su Faremusic.it