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Raffaella Carrà torna con l’album “Ogni volta che è Natale”- INTERVISTA

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Carrambà, che sorpresa! Eccola, arriva. E’ accompagnata da un filmato con le sue canzoni più famose e ritmate e noi già balliamo. Raffaella Carrà, a 75 anni, ha ancora voglia di essere una rivoluzionaria sorridente e una guerriera di luce.

Da 5 anni manca dalle scene musicali, ma per queste imminenti feste si è fatta un regalo da scartare insieme al suo pubblico: “Ogni volta che è Natale”, un album di canzoni legate al periodo più scintillante dell’anno.

Un variopinto caleidoscopio di generi e ritmi, da “Halleluja” a “Feliz Navidad”, da “White Christams” a “La Marimorena”, con l’aggiunta dell’inedito “Chi l’ha detto”….

Quando la Sony mi ha proposto – spiega la Carrà – di incidere un album di Natale ci ho pensato a lungo. E’ stata la garanzia di avere carta bianca nella scelta dei brani e degli arrangiamenti a convincermi. Sono felice di averlo fatto. Dirò di più: nel mio ufficio ho una parete tappezzata di album d’oro e di platino. Ho ancora uno spazio libero, con questo disco mi piacerebbe chiudere il cerchio”.

Raffaella è ironica, spigliata e sincera. E quando mi presento ride al mio cognome: “Tu Pellai, io Pelloni. Potrebbero persino confonderci”.

raffaella carrà

INTERVISTA a Raffaella Carrà

Un ritorno importante e ha scelto Milano per farlo

Questa città mi ha sempre rispettato e portato fortuna. Fin dai provini di Fantastico. Mi ricordo quando la Rai mi chiamò a Milano. Arrivai con Sergio (Japino, ndr) e piansi. Mi sentivo persa ed impaurita in una città così nuova per me. Un pranzo con  il musicista Tony De Vita portò via nostalgia e timore. Chiesi di avere  Corrado al mio fianco. Se dovevo rischiare volevo farlo con lui. Fu sua madre a convincerlo. Andò benissimo.

Rientrare sulle scene a Natale è di per sé un… affetto speciale.

Sì, il Natale è gioia di stare insieme. Al di là di ogni retorica, vorrei tanto che questo Natale si portasse via un verbo: litigare. Non se ne può più. Lo chiedo soprattutto per le donne. Gli uomini portino più comprensione verso di loro e le donne contino fino a 100 prima di sbottare. Alle donne chiedo con forza di non accettare mai il cosiddetto ultimo appuntamento. Rifiutatelo. E’ il più pericoloso, spesso una trappola a senso unico.

Essere così combattiva l’ha fatta diventare un’icona universale.

Non vivo d’infrastrutture, è così da sempre. Per me ciò che più conta è la libertà, non è facile, ma sono stata fortunata. Anche grazie a  uomini che hanno creduto in me, assecondandomi. Non ho mai avuto briglie, non le avrei accettate. Questo non è un mondo paritario. Le donne hanno sempre dovuto fare più fatica, ma se combatti senza cedere, il tuo traguardo lo centri.

Tra l’altro lei è diventata un simbolo anche per il mondo gay

Non ho fatto nulla per esserlo, ma mi sono ritrovata a condividere le difficoltà e le confidenze di chi faticava ad essere accettato. Ho realizzato quanto dolore e solitudine ci fosse dietro questa condizione sin dalla mia prima Canzonissma. Mi scrivevano ragazzi disperati perché rifiutati persino dai genitori. C’era addirittura chi pensava al suicidio. Io non ho mai accettato che ci fossero gap nella condizione umana. L’anno scorso sono andata a Madrid in occasione della giornata mondiale dell’orgoglio gay. Così in una volta sola li ho abbracciati tutti.

C’è un segreto per restare in auge decenni in un tempo che cambia alla velocità della luce?

La gente mi ferma ancora e mi dice che ascolta le mie canzoni quando è triste per tirarsi su. Per me questa è magia. Io non mi piaccio sempre quando mi ascolto, eppure mi butto sempre, senza tirarmela. Faccio il mio, non imito nessuno. Ci vuole coraggio a restare se stessi. Ma è inutile rincorrere gli altri. Ci sarà sempre qualcuno che ha le gambe più belle di te. Quindi tanto vale tenerti le tue e giocartela ogni giorno.

La musica di oggi la intriga?

Non esiste un tempo della musica, ci sono sempre canzoni belle e canzoni brutte. Oggi va molto il rap, molte mi sembrano scritte a tavolino. Per me la melodia resta la chiave del passaporto per andare nel mondo.

In Spagna lei è stata ricevuta dal Re Carlo e ultimamente è stata insignita dell’onoreficienza di Dama del Mérito Civil (leggi articolo precedente). In Italia resta ancora, come aveva detto, “una milite ignota”.

Non me ne importa nulla. Da bolognese e da nordica dico che per me il riconoscimento più bello è l’amore del pubblico. C’è chi si sta muovendo per farmi diventare cavaliere del lavoro. Non voglio nulla che arrivi con le raccomandazioni. Le ripudio. Se dopo 50 anni non si sono ancora accorti che qualcosa ho fatto, non me ne faccio un cruccio.

Com’è il Natale in casa Carrà?

Profuma di ricordi e di spaghetti col tonno. Era stato Mastroianni ad insegnarmi che erano beneauguranti. E io li ho fatti miei. Il Natale è la mia felicità di bimba, quando scartavo i doni con mamma, nonna e i cugini. Crescendo ci sono stati i nipotini da coccolare e da allora il Natale è stato più la gioia di donare che di ricevere. Io non riciclo i regali, ma odio chi mi regala l’inutile. Per intenderci, piuttosto un cencio da cucina, ma niente soprammobili. 

La rivedremo in spettacoli dal vivo?

Suvvia, io sono sempre stata esplosiva. I miei show sono sempre stati belli tosti e faticosi. Con tutta la buona volontà non ho nessuna intenzione di allenarmi per un impegno così grande. Ma “Ogni volta che è Natale” farà ballare voi. Ancora una volta. Nonostante una spina nel cuore: Feliz Navidad volevo cantarla in versione reggeton, la Sony non ha voluto”. E ride.

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