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lunedì, Agosto 2, 2021

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Aretha Franklin: The Queen is Dead, Long Live the Queen

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Si dice che, morto un Re o un Papa, se ne fa un altro e così è sempre stato nel corso della Storia, ma il titolo di Re o Regina in un determinato genere musicale non è ereditario e rimane indissolubilmente legato al personaggio che questo titolo se l’è guadagnato sul campo.

Ieri, nello stesso giorno in cui 41 anni fa ci lasciò il Re del Rock ‘n’ Roll Elvis Presley, se n’è andata Aretha Franklin, l’indiscussa Regina del Soul, nel suo caso un titolo limitativo visto che poteva spaziare tranquillamente con risultati più che  egregi anche nel pop, nel jazz, nel blues, nel rhythm ‘n’ blues e, a modo suo, anche nel musical e nell’opera lirica, come quando fu chiamata all’ultimo momento per sostituire Luciano Pavarotti, bloccato da un improvviso calo di voce dovuto all’aria condizionata poco prima dello show, alla serata dei Grammy Awards del 1998, nella quale entusiasmò il pubblico presente (tra cui molti artisti di primissimo piano come Sting, Stevie Wonder e Céline Dion) e il mondo intero con un’indimenticabile interpretazione dell’aria “Nessun dorma” da Turandot di Giacomo Puccini.

I primi ricordi che ho di lei sono una travolgente versione della beatlesiana “Eleanor Rigby” e l’incalzante interpretazione e di “I say a little prayer for you” di Burt Bacharach, quindi la sua partecipazione ad una serata del Cantagiro 1971, che la RAI trasmise interamente in diretta TV.

In seguito la scoperta del suo repertorio classico, da “Respect” a “Natural woman“, da “Don’t play that song” a “Think” (quest’ultima ripresa in una schioppettante versione e immortalata per essere tramandata ai posteri da John Landis nel film “The Blues Brothers“).

Oltre ad un’inimitabile cantante, con una voce ed uno stile unico ed inconfondibili, Aretha è stata anche un’ottima pianista e arrangiatrice.

Questa grande artista lascia un vuoto enorme e francamente, nonostante il nutritissimo panorama attuale, non vedo nessun’altra in grado di colmarlo; sì, ci sono tantissime cantanti dotate di buona tecnica unita ad innata predisposizione, ma nessuna in grado di far provare le stesse emozioni, di penetrare, toccare e smuovere l’anima come La Regina del Soul.

La Regina è morta, Viva la Regina.

 

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