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Stefano Bollani: lo spessore artistico di “Que Bom” è indiscutibile – RECENSIONE

Stefano Bollani, a dieci anni di distanza dall'album "Carioca", è uscito con uno stupendo disco, “Que Bom”, che vede la presenza di grandi musicisti

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stefano bolani
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“Que Bom” è il titolo dell’ultimo cd di Stefano Bollani (e anche del tour attualmente in corso, come da nostro articolo), a dieci anni di distanza da “Carioca”. Schiera i fidi Jorge Helder al contrabbasso, Jurim Moreira alla batteria, Armando Marchal e Thiago da Serrinha alle percussioni, più ospiti del calibro di Jacques Morelenbaum, Caetano Veloso, Joao  Bosco, Hamilton de Holanda.

Il pianista fiorentino non dovrebbe aver bisogno di tante parole di presentazione ma non si sa mai, in questo periodo si ha la percezione nettissima che chi negli ultimi lustri abbia investito sull’ignoranza stia raccogliendo grandi frutti per la sua strategia: Bollani è semplicemente un grandissimo musicista, che unisce il talento vero alla preparazione tecnica e teorica, al gusto, alla conoscenza approfondita di vari stili, di quelli da conoscere.

Ha inoltre il giusto approccio alla musica ed al pubblico, mai banale, spocchioso, supponente, saccente, costruito come tantissimi altri, semplicemente perché non ne ha bisogno: se si parla di musica sa pienamente il fatto suo, se si suona le chiacchiere non stanno a zero, sono letteralmente vaporizzate.

In una ventina d’anni di carriera è riuscito a meritarsi un posto di tutto rispetto a fianco di mostri sacri come Pieranunzi, Franco D’Andrea, Danilo Rea, Antonio Faraò, Amedeo Tommasi, Dado Moroni e gli altri più grandi pianisti italiani, ha suonato in tutto il mondo e con importantissimi musicisti, ha avuto l’enorme merito di divulgare in televisione in maniera gradevole e comprensibile il jazz e la buona musica in generale.

Il cd, composto quasi interamente da composizioni di Stefano, si apre con “Sbucata da una nuvola”, tema apparentemente semplice, come tanti del nostro, in realtà ispirato a un preciso tipo di canzoni brasiliane e sudamericane in generale. Parola d’ordine: relax, è subito impressionante come i musicisti “respirino insieme” nel perfetto equilibrio tra le timbriche e i fraseggi dei vari strumenti.

Il successivo “Galapagos” è simile ma lievemente più articolato, insiste soprattutto su una cellula melodica e vari sviluppi di questa, con una efficacissima ritmica a sostegno.

Il terzo brano, “Certe giornate al mare” è danzante e positivo, scritto con particolare attenzione non solo alla melodia e l’armonia ma alle figurazioni ritmiche di sottolineatura dei passaggi.

Veramente divertente “La nebbia a Napoli”, che risolve brillantemente l’approcciarsi di un grande cantante come Caetano Veloso ad un testo in italiano: è ironica e lieve ma di significativo contenuto musicale, arricchito dal sempre magico violoncello di Morelenbaum.

“Habarossa” è il primo brano che insiste su un’ambientazione più scura e malinconica: cabasa, bacchetta sul rimshot, spazzola sul charleston e il contrabbasso offrono un tappeto d’eccezione ad un piano fortemente evocativo, pezzo che è una vera prova di classe.

A proposito di atmosfere affascinanti, il pezzo seguente “Uomini e polli” è veramente indicativo, unisce particolari incastri ritmico-armonici uniti ad un ricorrente obbligato vocale-tromba che ricorda certe colonne sonore anni ’60: il risultato è qualcosa di sfuggente ma che invoglia a risentire più volte.

Torniamo ad un tema finto semplice-allegrone, in realtà denso di raffinatezze melodiche e armoniche, “Ho perduto il mio pappagallino”, con Hamilton de Holanda; ricorda molto alcuni notissimi choros del repertorio della chitarra classica brasiliana. Stupisce ancora una volta la naturalezza con cui i musicisti incrociano i loro intricati percorsi ritmici senza mai urtarsi o eccedere, il risultato è sempre danzante e intenso.

“Criatura dorada” ci porta in tutt’altro mondo, una jazz ballad con contrabbasso e spazzole in grande evidenza e in cui la padronanza armonica di Stefano agisce ancora una volta in perfetta intesa con una assoluta sicurezza ritmica e dinamica.

Torna Caetano Veloso con la sua malinconica “Michelangelo Antonioni”, unico brano non composto da Bollani e in cui il piano si limita a punteggiare con grazia le armonie della chitarra;

“Accettare tutto” e “Ravaskia” riconfermano uno dei must della poetica bollaniana.: si possono proporre interessantissimi spunti compositivi e improvvisativi anche all’interno di gradevoli composizioni apparentemente leggere.

“Olha a brita”, che per qualche aspetto ricorda un blues almeno nelle prime misure, è uno dei brani in cui Stefano torna ad un fraseggio più riconducibile ad un jazz maggiormente canonico. Altra ballad è “Il gabbiano ischitano”, con Morelenbaum in gran spolvero: la sua sonorità, la sua musicalità e la sua intonazione sono sempre da manuale.

“Aleijadinho lè o Codex Seraphinianus aquì” è in qualche modo una summa della concezione di Stefano della musica: suonare come giocare, esprimendo con grande naturalezza dei contenuti importanti.

La chitarra di Joao Bosco ci riporta ad atmosfere più jobimiane con il brano “Nacao”, suonato e cantato con grande energia e con un esemplare balance ritmico tra gli strumenti. Brano di chiusura di un cd forse troppo lungo è la title  track “Que bom”, trascinante samba in cui all’impeccabile tecnica di Stefano fanno da contorno la classe e la sicurezza ritmica dei suoi compagni, con l’intervento di una sezione fiati.

Alla fine dell’ascolto di un lavoro di questo spessore, oltre alla voglia di risentirlo più e più volte, ci si chiede con enorme  rammarico come sia possibile che la buona musica sia in Italia relegata in un angolino, al confronto dell’enorme spazio dato ai prodotti più beceri sia sui mezzi di divulgazione che nelle manifestazioni più popolari. Anche la “musica” di largo e facile consumo ha diritto di spazio ed esistenza, ci mancherebbe altro, ma assolutamente non a discapito di quest’altra; più in generale, il lisciare il pelo all’ignoranza e la gara verso il basso in tutto quanto concerne la cultura portano danni irreversibili e non solo alla cultura stessa, come il recente periodo testimonia impietosamente.

stefano bolani
Copertina album

TRACKLIST “QUE BOM” – Stefano Bollani

01. Sbucata da una nuvola – (05:14)
02. Galapagos – (03:46)
03. Certe giornate al mare – (05:02)
04. La nebbia a Napoli – (03:33)
05. Habarossa – (05:02)
06. Uomini e polli – (05:42)
07. Ho perduto il mio pappagallino – (03:29)
08. Criatura dourada – (04:40)
09. Michelangelo Antonioni – (03:20)
10. Accettare tutto – (03:58)
11. Ravaskia – (06:31)
12. Olha a Brita – (04:28)
13. Il gabbiano ischitano – (04:57)
14. Aleijadinho lê o Codex Seraphinianus aquì – (04:16)
15. Nação – (03:45)
16. Que Bom – (04:16)

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Alessandro Filindeu
Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po' di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie "vesti" a partire dal 1993. Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell'ascolto presso la "Accademia Spettacolo Italia" di Roma. Ho collaborato come "ghost writer" a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni. Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell'insegnante.

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