8.4 C
Milano
domenica, Aprile 11, 2021

Ultimi post

IL KARMA DEL TENNIS

Voto Utenti
[Total: 2 Average: 4]

Non è fondamentale che siate appassionati di tennis o meno, ma se avete visto il match a Wimbledon, semifinale tra Djokovic e Nadal, avete colto la grandezza del tennis, la filosofia di uno sport che è l’esatta trascrizione della vita. Nulla è mai perso fino all’ultimo colpo, quello decisivo. E’ l’atto finale, ma quello che è accaduto prima durante la partita della vita, lunga più dei cinque set di una delle partite più affascinanti nella storia del tennis, vale ogni istante vissuto: ogni soddisfazione conquistata, ogni occasione persa, ogni delusione imprevista, ogni caduta e ogni risalita, ogni sconfitta e ogni vittoria.

Djokovic e Nadal sono due incarnazioni di tutto questo. Quando uno dei due prendeva il largo, l’avversario risorgeva immediatamente rimettendo in discussione ogni previsione, ogni certezza. Il campione di tennis sa benissimo che sul campo nulla è scontato, nulla è regalato, nulla è prevedibile. Sei avanti 40 a 0 sul servizio a tuo favore, hai già realizzato 21 servizi vincenti, ma poi fai un doppio fallo, sbagli un colpo facile di un mezzo centimetro e l’avversario ti infila tre lungolinea vincenti sulla riga. E tutto quello che sembrava a portata di mano svanisce in pochi secondi. Lo stress mentale del tennis non è paragonabile a nessuno sport. Stai giocando davanti a migliaia di spettatori sapendo che il tuo match è in diretta sulle televisioni di tutto il mondo.

Milioni di persone ti stanno guardando e tu devi dimostrare di essere il migliore. Questi due fenomeni, come Nadal e Djokovic mettono in campo tutta la loro energia, intelligenza, concentrazione, equilibrio psicofisico e persino la consapevolezza di cogliere l’attimo giusto, di prendere un rischio nel momento più delicato. La palla breake, l’ace, diventa l’appiglio decisivo per non cadere, per rimettersi in gioco, per dimostrare di essere ancora vivo e nell’imponderabile basta che la palla che hai colpito finisca un millimetro dento la riga ma non saprai mai se è stato tutto merito tuo o se la Dea bendata ti ha aiutato.

La semifinale di Wimbledon è durata oltre cinque ore, un’interminabile e incredibile serie di colpi vincenti da una parte e dall’altra, così come una successione parallela di imprevedibili errori. Sull’ 8 a 7 c’è stato uno scambio mozzafiato di colpi inauditi. “Non è vero” ha gridato il telecronista. Sul match point contro, Nadal inventa una smorzata pazzesca, persino sfacciata e Djokovic cade ai piedi della rete, e lo spagnolo vince il game. Ora tutto il pubblico di Wimbledon è consapevole che questo match potrebbe durare atre ore, forse giorni, fino all’infinito. Mai i due non sembrano affatto stanchi. Il mancino Nadal spinge come un forsennato mostrando un coraggio da kamikaze. E’ quasi robotico come i suoi ripetuti tic prima del servizio, quando si tocca la punta del naso naso e le orecchie in modo compulsivo. Il serbo gonfia gli occhi, respira, si controlla. L’ultimo set finisce 10-8 dopo un’ora e mezza di cardiopalmi. Djokovic vince dopo 15 lunghi mesi di guai.

Una partita epocale che ogni motivatore, coach o guru che sia dovrebbe conservare sul desktop del proprio pc per mostrarla non solo ai suoi allievi, ma anche ai propri figli o persone che hanno perso l’abitudine a lottare, a credere, ad avere ancora una chance, una speranza, quando sembra che tutto il mondo ti abbia lasciato solo nello sconforto più buio. E’ il karma del tennis: azione prima di tutto, poi sfida, ricerca, insegnamento.

E quella tra Djokovic e Nadal non era nemmeno una finale. Niente è più emozionante di questo. La partita della vita, nella vita e per la vita, oltre lo sport, il denaro, gli sponsor, la gloria.

Facebook Comments

Latest Posts

I piu' letti

Resta in contatto

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, offerte e annunci speciali.

Facebook Comments