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L’estate elettropop di Luca Carboni con il nuovo album “Sputnik” – RECENSIONE

Luca Carboni è tornato sul mercato discografico con il suo 13° album in studio "Sputnik", titolo preso in prestito dal nome del satellite russo

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Luca Carboni è tornato sul mercato discografico con il suo 13° album in studio “Sputnik”, titolo preso in prestito dal nome del satellite russo lanciato nello spazio nel 1957 e qui utilizzato dal cantautore bolognese come una sorta di paragone con lui stesso che guarda la sua vita dall’alto come, appunto, lo Sputnik il pianeta Terra; a partire da questa assunto potremmo pensare ad un album simil-autobiografico o intimista, ma poco o nulla di tutto questo.

A comporre il disco 9 tracce inedite, numero giustificato (non solo da Carboni) per una sorta di nostalgico amore per il vinile oggi tornato di moda e che trova nel 9 il numero ottimale di brani (per una questione tecnica) da inserire sul supporto, sperando che questa non sia un’intelligente scusa per ridursi un po’ il carico di lavoro. Lavoro, questo “Sputnik”, da defininirsi quasi di “rottura” per svariati motivi: per la prima volta dopo quasi 30 anni Carboni decide di uscire a ridosso dell’estate spezzando quindi una tradizione che faceva dell’autunno la sua stagione ideale e portando a considerare lui stesso da parte del pubblico come un cantautore profondo, nostalgico, quasi a tratti “lezioso” ma perfettamente in sintonia con le foglie secche che cadono dagli alberi; altro mito da sfatare, Carboni è qui al 90% interprete e al 10% autore di ciò che canta, infatti solo il brano conclusivo che dà il titolo all’album porta interamente la sua firma per testo e musica, mentre per il resto il cantautore usa il suo senso creativo solo per i testi, scritti tra l’altro non da solo ma insieme a svariati autori tra cui spicca la coppia Camba/Coro nota a tutti, ma anche Calcutta e Gazzelle. Terzo, e non da poco, rilievo da fare è l’estremizzazione del sound elettronico contemporaneo già avviato nel 2011, quasi come “progetto pilota”, nella censurata “Cazzo che bello l’amore” e che nei successivi lavori “Fisico & Politico” (2013) e “Pop-Up” (2015) hanno contribuito a segnare la sua rinascita artistica dopo un periodo più ridimensionato di popolarità.

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Carboni, quindi, prosegue il suo discorso musicale curando interamente da solo la produzione artistica di “Sputnik” e affidando quella esecutiva al celeberrimo Michele Canova Iorfida (che sicuramente qualche suggerimento glielo ha dato) e Antonello Giorgi. Il risultato, che giustifica l’uscita a Giugno, è un lavoro iper-pop e ballereccio tutto da gustare sotto il sole, ricco di motivetti accattivanti che non richiedono un eccessivo grado di attenzione già di per sè ridotto se si ha la pelle arsa dal sole. Ad anticipare il tutto in radio ci pensa il singolo di lancio “Una grande festa”, brano di critica alle usuali tematiche del Pop ma che si rivela una sorta di “oggetto misterioso” in quanto è schizzato immediatamente  in testa alla classifica dei brani più trasmessi dalle emittenti ma non si capisce bene se sia un successo o meno, discorso che equivale con “Luca lo stesso” di 3 anni fa (e di cui questo nuovo singolo ne ricalca il videoclip quasi come fosse un plagio a se stesso) che a dispetto delle visualizzazioni su Youtube non si capisce se sia rimasto in testa alla gente o meno.

Superati i dubbi sull’impatto del primo singolo, in estate non può mancare l’amore edulcorato e iper-zuccherato che solo l’esperienza e lo spessore interpretativo di Carboni riescono comunque a renderlo convincente, e lo troviamo già subito nella seconda traccia “2”, carina canzoncina Pop che parla di una sorta di fusione indivisibile sia psichica che fisica con la persona amata, un pelino meno orecchiabile delle altre e che imposta lo standard qualitativo del resto del disco su un livello medio non troppe volte disatteso.

Più convincente nella composizione “Amore digitale”, attuale anche nel raccontare come oggi l’amore e i sentimenti in generale, uniti ai mezzi teconologici, si esprimono diversamente e più velocemente (ma sono anche più effimeri) se si è collegati col Wi-Fi. Tematica e ritornello rendono questo brano un probabile prossimo singolo, anche se l’altisonanza del nome di Calcutta che co-firma la successiva traccia “Io non voglio” può dare migliori risultati in termine di promozione e condivisione dato che stiamo parlando di uno dei nomi della scena indie più seguiti dai giovani; si potrebbe farci sopra una scommessa, ma se è vero che spesso il nome dell’autore spesso precede la qualità (mediocre) di un pezzo, è probabile che quest’ultimo sia molto più quotato per entrare in playlist.

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Continuando a parlare di probabili prossimi singoli in radio, nulla vieta di pensare ad “Ogni cosa che tu guardi”, leggermente più malinconica e forse tra le più riuscite a livello compositivo dell’intero album con un testo che è tra un’esortazione a lasciarsi andare all’amore ma anche ricordo di una relazione finita, e bisogna dire che nell’atmosfera settembrina un pezzo così ci sta tutto.

Torna il tema della nostalgia e del topic “come eravamo allora” nella riuscitissima “I film d’amore”, d’obbligo per un artista dell’età di Carboni che deve inserire anche questo aspetto dell’amore vissuto, anche stavolta  con sfondo Berlino e Alexander Platz, luoghi a lui molto cari e già citati (come in “Riccione – Alexander Platz” del 2011).

Si skippa velocemente l’inconsistenza di “L’alba”, scritta insieme ad un altro nome del momento come Gazzelle la cui collaborazione porta come risultato ad un un banalissimo motivetto riciclato di cui potevamo fare tranquillamente a meno. Le cose però migliorano nella successiva e spensierata “Prima di dormire” che riporta (anche se la musica non l’ha scritta Carboni) a quell’intelligenza interpretativa e mai banale tipica del cantautore Pop di razza quale è.

Nona traccia di chiusura la già citata traccia di chiusura “Sputnik”, una danza in due in mezzo allo spazio e tra le stelle raccontata su tappeti sonori lenti ed eterei che finalmente smorzano le agitazioni dei brani precedenti e ci regalano un’amosfera decisamente più “pacata” e con toni malinconici degna di un Carboni forse ancora in piena forma musicalmente parlando ma che la rincorsa alla top 10 di Spotify lo ha convinto a doversi affidare più ad altri che a se stesso. Sarà che il nostro si sente invecchiato? Al di là della risposta, ci si augura che il prossimo album rappresenterà tutto l’universo musicale di Carboni e non solo il suo lato troppo zuccherato di Pop.

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Tracklist e voti “Sputnik” – Luca Carboni

01 – Una grande festa – 5
02 – 2 – 6
03 – Amore digitale – 8
04 – Io non voglio – 5
05 – Ogni cosa che tu guardi – 8
06 – I film d’amore – 9
07 – L’alba – 3
08 – Prima di dormire – 8
09 – Sputnik – 10

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Andrea Amendolagine
Pugliese di nascita ma cresciuto in terra sicula dai tempi delle elementari, il 15 Ottobre 1988 è da Manduria, in provincia di Taranto, che inizio a respirare su questa Terra. Oggi vivo a Siracusa. Appassionato di musica e dischi ancor prima di raggiungere la pubertà, nel corso degli anni maturo un certo interesse per i cantautori italiani. Cerco quindi di accrescere la mia cultura per diventare un "esperto" del settore. Nel 2010 fondo la pagina Facebook "Musica italiana-Tutte le novità" che attualmente conta quasi 15.000 iscritti e rappresenta il mio battesimo nel mondo dell'informazione "fai da te", con la possibilità di dire la mia. Nell'estate 2012 partecipo come giurato ad un contest per chitarristi tenuto in provincia di Taranto. Accanito acquirente di Cd e vinili, credo di ascoltare ed apprezzare l'80% del panorama musicale italiano. Oggi sostengo una teoria tutta mia sulla musica italiana, un po' tradizionalista e un po' innovatrice...

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