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“Qualche estate fa”: Claudia Gerini racconta e canta Franco Califano

Claudia Gerini, attrice romana, affrontare, tra la musica e il racconto, l’universo complesso e tormentato di Franco Califano, scomparso cinque anni fa

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Credit Photo: Alberto D'Anna
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Non lo nascondo: ero molto incuriosita da questo progetto ambizioso che vede Claudia Gerini, attrice romana doc, affrontare, tra la musica e il racconto, l’universo complesso e tormentato ma immensamente poetico del cantautore Franco Califano, scomparso cinque anni fa.

C’è attesa, per uno degli eventi di Astimusica, in Piazza Cattedrale ad Asti: “Qualche estate fa”, per la regia di Stefano Valanzuolo e la sceneggiatura di Massimiliano Vado, debutta proprio qui per poi proseguire alla Casa del Jazz a Roma il 14 luglio.

Accompagnata dal Solis String Quartet (Vincenzo Di Donna, e Luigi De Maio, violini; Gerardo Morrone, viola; Antonio Di Francia, violoncello) che si sono occupati anche degli arrangiamenti, Claudia fa il suo ingresso sul palco strizzata in un completo nero, giacca e pantaloni aderentissimi, e un paio di scarpe strepitose, nere anch’esse e dal lungo tacco a stiletto dorato.

Claudia Gerini
Credit Photo: Alberto D’Anna

L’emozione è palpabile e traspare dal bel viso della Gerini che, molto spesso, ha bisogno di incrociare lo sguardo dei musicisti per trovare sicurezza sull’attacco della canzone. Il testo è volutamente tutto declinato al femminile: 9 quadri raccontati da donne diverse (una mamma, la prima fidanzatina, una mignotta, una barbona) che introducono una canzone del Califfo.

Ed ogni volta è una (ri)scoperta della vena così unica e poetica che percorre testi intrisi di indolente malinconia e di sconfinato amore per l’universo femminile: “Un’estate fa“ che fa scappare da un collegio di preti un giovane Califfo smanioso di vita, “Minuetto” (ed è impossibile non risentire l’eco della struggente voce di Mia Martini che mise l’anima in quella canzone) che viene introdotta da una prostituta talmente innamorata di lui da contravvenire alla regola non scritta di non baciare mai nessuno sulla bocca, la “Nevicata del 56“ con le sue note che mettono i brividi mentre si rievoca quella nevicata che rese Roma tutta candida, tutta pulita e lucida e che è entrata nell’immaginario collettivo come una magica fiaba, “In un tempo piccolo” raccontata da una madre che osserva il figlio crescere con così tanta rapidità, “La musica è finita”, “Tutto il resto è noia”.

Ma è “Io nun piango” che, a detta della stessa Claudia che ha rilasciato una mini intervista a fine spettacolo, la commuove nel profondo: viene introdotta dalla storia di una barbona che il Califfo incontrava sui marciapiedi romani durante i suoi vagabondaggi cittadini: vicino da sempre “agli ultimi”, non cambiava strada ma si fermava a chiacchierare con lei del più e del meno, come sarebbe giusto che fosse.

Claudia Gerini
Credit Photo: Alberto D’Anna

Quando Claudia cambia d’abito e ritorna sul palco in un sensuale abito rosso, pare ritrovi ancora più forza nella voce e più convincimento nella recitazione: è indubbiamente di una bellezza notevole. “Tutto il resto è noia” la canta a fine spettacolo: splendida canzone che racchiude tutta la filosofia di vita del Maestro che, infatti, si era tatuato come frase sull’avambraccio.

Una vita esagerata quella del “Califfo” che difficilmente la noia l’ha conosciuta: apprezzabile e coraggioso il tentativo di raccontarla in questo modo. Il pubblico ha gradito e applaudito.

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