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George Michael: il documentario “Autopsy: The Last Hours Of George Michael” approfondisce i perchè di una morte inevitabile

George Michael oggi avrebbe compiuto 55 anni. Nel documentario "Autopsy: The Last Hours Of George Michael" si spiegano i perchè della sua morte

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Oggi, 25 giugno, il cantautore inglese George Michael avrebbe compiuto 55 anni e la sua mancanza e la sua assenza sono sempre più dirompenti, nonostante siano passati quasi due anni dalla sua scomparsa, avvenuta il giorno di Natale del 2016 (LEGGI ARTICOLO).

Intanto nuove ipotesi sulle cause della morte di George sono emerse nel documentario “Autopsy: The Last Hours Of George Michael”, andato in onda alcuni giorni fa in America.

Nel filmato, tra le altre, vengono riportati i pareri di alcuni esperti che hanno attentamente studiato le cartelle cliniche dell’artista. Gli esperti in questione sono la dottoressa, psicologa, Linda Papadopoulos e il dott. Michael Hunter.

Secondo quest’ultimi George Michael soffriva di una grave patologia depressiva, un “disturbo da sofferenza prolungata”, una condizione che ha impedito all’artista di superare la perdita di persone a lui care (il suo compagno Anselmo Feleppa, sua madre madre Lesley Angold e la sua assistente personale Siobhan Bailey), affetti importanti nella sua vita. Si presume che il suo fosse una sorta di “dolore reiterato nel tempo”, mai attenuato, mai superato, situazione che ha causato veri e propri traumi irrisolti tanto da innescare uno stile di vita autodistruttivo che ha portato, come soluzione finale, alla morte di George.

La psicologa Linda Papadopoulos ha supposto anche che ci fosse una predisposizione genetica del profondo “malessere” depressivo dell’artista, visto che anche uno zio materno e suo nonno si sono entrambi suicidati quando erano ancora giovani. Tale predisposizione potrebbe essersi ulteriormente spinta, mentalmente, oltre il limite dopo la morte del suo compagno (morto a causa di un’emorragia cerebrale legata all’Aids nel 1993), e acuitasi successivamente dopo la prematura morte della sua amata madre Lesley, morta tra le sue braccia a causa di un cancro nel 1997.

A queste perdite, mai superate in più di venti anni, si aggiunga anche quella nel 2014 della sua assistente personale di lunga data Siobhan Bailey, morta improvvisamente per cause naturali all’età di 56 anni, e l’equazione che ha portato alla morte di George Michael è diventata fatale.

La dottoressa Papadopoulos nel documentario ha spiegato che sicuramente George soffriva della “sindrome del dolore complesso“, un tipo di dolore che l’artista non è mai stato in grado di metabolizzare e superare, situazione che lo ha portato a comportamenti autodistruttivi come l’uso costante ed ininterrotto di antidepressivi, stupefacenti e alcol, una sorta di suicidio dilazionato lentamente nel tempo che, a poco a poco, lo ha portato ad una morte prematura ed inesorabile.

Il dott. Michael Hunter ha dichiarato inoltre che: “La solitudine innesca livelli maggiori di cortisolo nell’ormone dello stress nel corpo e questo può aumentare notevolmente il rischio di malattie cardiache“. Per cui il fumo prolungato di George, il consumo smisurato di cannabis, l’uso di potenti narcotici e antidepressivi hanno contribuito a danni irreversibili ai suoi organi vitali.

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Full Documentary “Autopsy: The Last Hours Of George Michael”

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