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domenica, Luglio 5, 2020

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Klaus Bonoldi, A&R del Gruppo Editoriale Universal Publishing Italy, INTERVISTATO da Alberto Salerno

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Gli uffici della Universal Publishing Italy sono a Milano, al pianterreno di un grande palazzo modernissimo, uguale ai tanti palazzi intorno, in una zona periferica della città.

Conosco Klaus Bonoldi da quando ha cominciato, nei primi anni ’90, e ho seguito la sua carriera fino a quando è diventato quello che è oggi, il responsabile A&R di un gruppo editoriale importante come l’Universal, forse il più importante anche sotto il profilo del fatturato.

Intervistare Klaus… diciamo che all’inizio è stato molto restio, non è il tipo a cui piace mettersi in mostra, infatti ancora una volta mi ha sottolineato il fatto che preferisce restare defilato, fare il proprio lavoro senza esibizioni… ma io ho insisto, e alla fine ha accettato.

L’appuntamento è stato fissato in un freddissimo e grigio giorno di febbraio… e io sono ancora reduce dall’influenza. Mi siedo e dopo i convenevoli di rito, entro subito in argomento.

Klaus Bonoldi

INTERVISTA a Klaus Bonoldi

Parafrasando il titolo di un celebre film, “Cosa resta del giorno”, a distanza di circa un mese, a te cosa è rimasto di Sanremo?

Cosa rimane? Dal punto di vista del mercato rimane quello che ci aspettava rimanesse… bene Moro/Meta, ma i vincitori morali – viste le classifiche radio e singoli – sono stati i ragazzi de Lo Stato Sociale. Riferito a noi, abbiamo ottenuto un buon podio con il brano di Annalisa, coscritto dal nostro Alessandro Raina.

Speriamo finalmente riesca a consolidarsi…

Dipenderà dai prossimi singoli, ma questo Sanremo le ha senz’altro aggiunto qualcosa. Ha una voce pazzesca.

Senti Klaus, dammi la definizione di un grande successo al giorno d’oggi…

Diciamo che un grande successo – dal punto di vista editoriale – è quando si ottiene un grande risultato in termine di vendite/streaming accompagnato da una grossa prestazione anche in termini di airplay. Ovviamente, come ben sai, i numeri non possono essere gli stessi dei cosiddetti “bei tempi”, ma obiettivamente ci sono canzoni che rendono molto bene anche oggi, fanno numeri molto interessanti e sono già moderni “evergreen”.

Resta il problema della cessione delle quote editoriali, che penalizza il vostro lavoro di editori.

Così è, infatti. Purtroppo ci sono ancora “artisti di nome” che chiedono una quota editoriale, e non si rendono conto che i tempi sono cambiati totalmente per chi vive solo di diritti d’autore.

Inoltre, se sommiamo gli autori Universal con quelli di altri gruppi editoriali come Sony, Warner Chappell e Curci… abbiamo una bella mole di persone che devono guadagnare. Non credi che l’offerta sia decisamente superiore alla domanda?

Di fatto è così… ma devo anche dirti che questa è la realtà dalla quale non si può sfuggire. La concorrenza è grande e questo crea un continuo sforzo a migliorare e diversificare il repertorio. Nel mio ruolo, contribuisco alla formazione di accoppiate mirate d’autori (non credo nelle writing sessions numerose) che possano in qualche modo essere complementari e rendere al meglio delle proprie caratteristiche. Siamo una vera e propria squadra che comunica 24 ore al giorno (spesso chattiamo anche di notte per commentare le nuove uscite su Spotify).

Qual è il ricordo che più ti è rimasto dei tuoi inizi?

Bigazzi, senza dubbio. Considera che io ero editore da pochissimo, e mi ritrovai in ufficio seduto davanti lui: era avanti con gli anni, una leggenda vivente, e ascoltava attento le mie proposte, probabilmente ancora acerbe per l’inesperienza. Quello che mi colpì fu la sua umiltà e la curiosità nel volermi ascoltare a prescindere. Allora imparai che per essere grandi bisogna ricordarsi che i successi del passato non contano nulla rispetto l’incognita del nuovo giorno. La cosa che amo di più del team di autori che ho la fortuna di gestire è che si parla pochissimo dei successi fatti e ci si preoccupa tantissimo di come continuare a reinventarsi nel futuro.

Ma esiste un canale privilegiato fra Universal Publishing e Sony Music?

Assolutamente no, questa cosa è nella fantasia di qualcuno. Se guardi i dischi degli interpreti Sony puoi trovare tutti i principali editori italiani… se poi è capitato che molti singoli di successo venissero spesso dal nostro team è semplicemente perché, probabilmente, abbiamo fatto un buon lavoro di ricerca e composizione. Noi facciamo il nostro, cerchiamo di fornire materiale interessante e se questo incontra i favori dei responsabili artistici Sony e poi del pubblico ne siamo ovviamente felici.

Negli anni ’70 l’arrivo dei cantautori romani mise in crisi tutto il mondo della musica leggera. All’improvviso i vari Nicola di Bari, Fausto Leali, Al Bano e Morandi, sembrarono improvvisamente vecchi. Non pensi che stia succedendo anche oggi, con l’arrivo di questa ondata di trappers, o comunque di artisti che sono fuori dal mondo del mainstream?

E’ vero, con internet è nata una nuova generazione che ha smesso di seguire i cosiddetti media tradizionali, gli stessi che hanno seguito negli ultimi dieci anni solo quello che accadeva nei talent o agli artisti storici già affermati. Anche le radio non se ne sono accorte, e così ecco che sono spuntati i cosiddetti “indie” che stanno anche andando molto bene. Jovanotti è stato il primo, nella metá degli anni ’80 a portare la cultura Urban/Hip hop in una radio, poi si sono imposti altre generazioni di rappers. Oggi la musica rap rappresenta la cultura giovanilista di massa anche in Italia.

Il rap che ormai ha quasi trent’anni di vita…

E che poi si è sempre evoluto, in varie forme… l’ultima, appunto, è quella della cosiddetta Trap, che è una evoluzione contemporanea dell’hip hop.

Grazie, Klaus… chiudo chiedendoti un favore, dì a Tommaso Paradiso che lo considero oggi il numero uno degli autori di testi per canzoni…

Non mancherò di dirglielo, credo che gli farà piacere…

Alla prossima, grazie… e buona giornata…

A te… e salutami Mara…

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