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Fabrizio Poggi: nomination ai GRAMMY AWARDS, un grande sogno diventato realtà!

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Fabrizio Poggi, 59nne armonicista e bluesman italiano, ha avuto una nomination ai Grammy, nella stessa categoria dove erano presenti anche i Rolling Stones, la “Best Traditional Blues Album”.

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Il 28 gennaio 2018 rappresenta un traguardo importante per Fabrizio Poggi ma, a ben vedere, per tutta l’Italia, un paese capace di esaltare personaggi destinati a sparire nell’arco di una stagione, ed esaltarsi per averne dato i natali. Il nostro connazionale si è aggiudicato una storica (per l’Italia musicale) nomination agli Oscar della Musica mondiale, i Grammy (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), in una categoria che rappresenta un genere tanto distante dalla tradizione Italiana quanto impensabile che proprio un italiano possa entrare nell’olimpo dei grandi bluesman mondiali.

Ciò in cui è riuscito Poggi avrebbe dovuto trovare spazi immensi in ogni possibile luogo informativo (non solo musicale), e l’italietta dei media, sempre pronta a salire sul carro del vincitore, avrebbe potuto mantenere coerenza nella sua facile ipocrisia, e dare massima visibilità al risultato ottenuto. Certo, qualcosina si è visto, ma davvero poco se si pensa alla portata dell’impresa.

Fabrizio Poggi

Per chi non lo sapesse – fatto del tutto lecito – Fabrizio Poggi è un uomo di blues: beh, ce ne sono tanti, anche in Italia! Ma là lui, in America, ha davvero… trovato l’America!

Non è facile in quei luoghi farsi accettare – l’ho scritto più volte -, perché la patente da bluesman viene data con difficoltà, per la nota diffidenza che nasce spontanea da quelle parti quando certa musica viene proposta da un “estraneo”, o “esterno”. Fabrizio è riuscito, da tempo, in questa difficile opera di convincimento portata avanti con tenacia, attraverso la sua musica, la sua voce, la sua armonica.

L’ho conosciuto molti anni fa, casualmente, e l’ho visto più volta suonare, spesso “per strada”, e da quei giorni di acqua sotto i ponti ne è passata, tanto che il suo album del 2017, in coppia con Guy Davis (“Sonny & Brownie’s last Train”), risulterà alla fine tra i cinque dischi arrivati in finale ai GRAMMY AWARDS 2018 nella sezione BEST TRADITIONAL BLUES ALBUM, in compagnia di Eric BibbElvin Bishop’s Big Fun TrioR.L. Boyce e… i Rolling Stones, i logici vincitori (leggi nostro articolo in merito ai vincitori della 60ma Edizione dei Grammy), se si pensa ad un tacito premio alla carriera. Il tutto è avvenuto, of course, al Madison Square Garden di New York.

Un sogno davvero grande che è diventato realtà!

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi non fa polemica ma il suo pensiero è chiaro:

Vivo e suono in America da così tanti anni da non essere più stupito di nulla. Questo è davvero un paese meraviglioso. Sotto tutti i punti di vista. Certo nei giorni prima dei Grammys e ancora in questi giorni sono state tante le TV, le radio e i giornale d’oltreoceano o anche del resto d’Europa che mi hanno chiamato per un’ intervista. Qui da noi qualcosina è successo. Non mi posso lamentare. Ho avuto molto più interesse di quanto io stesso auspicassi nelle mie più rosee previsioni. Certo, come dico spesso, gli americani sono diventati grandi nel mondo della cultura perché riescono a dare importanza al grande business e ai piccoli numeri. Ma lo stesso è successo anche ai tedeschi o agli svedesi. Qui da noi tutto è legato ai poteri forti. Al volante di giornali e televisioni ci sono, con le dovute eccezioni, per la carità, pessimi autisti. Ci dicono spesso che questo è un luogo comune, che sono chiacchiere da bar, che noi italiani abbiamo la brutta abitudine di piangerci addosso e per questo non andremo da nessuna parte.  Non è così. La considerazione che mi hanno fatto e mi continuano a fare all’estero è: “Chissà i media italiani come saranno stati orgogliosi di te e quanto spazio ti avranno dato? Non è una cosa da tutti i giorni avere un italiano nominato ai Grammys. E poi per il blues, una musica che più americana di così non si può”. Io non amo dire le bugie, e non ne sono capace. E si viene sempre scoperti, prima o poi. Ma in questo caso, con il cuore in lacrime, ho detto che sì, in questi giorni sono stato sulle pagine di tutti i giornali, e tra le notizie importanti dei telegiornali del mio paese. Ho mentito e andrò all’inferno, ma se è vera la leggenda lì mi sentirò a casa.   

Continuerò a suonare come sempre, cercando di mostrare l’armonica che ho tatuata sul cuore e che suonerò con passione finché avrò forza e salute. Spero che questo risultato aiuti tutti coloro che suonano una musica considerata qui da noi “figlia di un dio minore” ad avere più rispetto e considerazione. Purtroppo è una speranza difficile da tenere accesa. Io sono dovuto fuggire dal mio Paese per realizzare i miei sogni. Spero che i ragazzi che oggi decidono, come ho fatto io quarant’anni fa, di suonare “l’altra musica” lo possano fare in un Paese “musicalmente civile”. Spero di avere con la mia  infinita passione sfondato una porta che da ora in poi resterà sempre aperta per tutti coloro che, come me, vorranno percorrere un cammino lungo e tortuoso, ma che dona tante di quelle emozioni che un cuore solo non basta a contenerle. Ecco perché vanno condivise. Con tutti. 

L’opera di divulgazione appare necessaria!

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