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Michele Mondella … il più grande di tutti

Michele Mondella, il più grande di tutti, è andato via e con lui è andata via un'epoca. La malinconia che si incontrava nei suoi occhi negli ultimi anni, era il segno dei tempi che cambiano, della self-promotion che rischia di mandare a casa gente come lui, grandi professionisti e promoter

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Michele Mondella
Michele Mondella e un giovane Marco Stanzani. Crediti Foto M. Stanzani
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Michele Mondella l’ho rivisto in un’intervista di Red Ronnie fatta il 4 marzo di tre anni fa in casa di Lucio.

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In quella casa non ci sono voluto tornare perché io non sono mai troppo propenso alle rimpatriate, ma debbo confessare che rivedere sul monitor quelle stanze mi ha fatto sanguinare il cuore.
Era proprio in quei corridoi che spesso Michele mi fermava e mi catechizzava sottovoce, per non esser intercettato da Lucio stesso e mi diceva:
Tu nun je devi dì che stiamo a lavorà su sta cosa, capito? Se je famo trovà la cosa giaaaffatta, poi nun ce potrà dì dde no! Te devi da sveja’! Con gli artisti tu dì sempre de si, ma poi cerca d’esser bravo a fà quel cazzo che te vuoi te! Hai capito?

La malinconia che incontravo negli occhi di Michele negli ultimi anni, era il segno dei tempi che cambiano. Quando mi capitava di rincontrarlo nel backstage di qualche cosa o anche semplicemente da Scaloni a mangiar la cacio e pepe, io lo veneravo e lui scuoteva la testa quasi rassegnato.

Le immaginette sacre studiate per il lancio di Scialpi, il tour Banana Republic, le apparizioni-sparizioni di Venditti a striscia la notizia, il trapasso da Mogol a Panella di Battisti … tutte queste ed altre mille, mille, mille, altre cose erano e sono distanti anni luce dalla logica social del tutto e subito.

Dice, sono stato a un live di Neffa ma non c’era tantissima gente, eppure le radio lo venerano. Embé? Mica tengono conto dei concerti le radio.

Mia figlia dice che Coez è figo, ma io mica lo sento alla radio. Embé? Coez su Spotify è il re.

Ieri alla Mondadori si ammazzavano per Ghali, ma io non l’ho mai visto alla tv questo qui. Embé? Lui è il perfetto artista moderno. Ha tratti somatici internazionali, parla come i giovani su basi trap e durante i suoi live canta una canzone ogni venti minuti. In mezzo invita il pubblico a girarsi spalle al palco, a farsi un selfie con lui che li saluta dietro, poi invita la gente a postare subito su instagram lo scatto ricordandosi ben bene di inserire l’hashtag col suo nome.

Questa adesso è la self-promotion che rischia di mandare a casa gente come noi, gente come me che prendevo l’intercity alle 5 da Bologna, poi dopo 5 ore scendevo a Termini, prendevo la metro Blu, scendevo a tiburtina e mi facevo un Km a piedi per entrare alla Bmg.
Laura mi faceva sedere nell’anticamera, Silvana mi portava un caffè, Pancho e Luca si fermavano a parlare con me ed io aspettavo.

Aspettavo di parlare anche solo cinque minuti con il più grande.
Il più grande di tutti noi.

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