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mercoledì, Agosto 5, 2020

Davide “BOOSTA” Dileo prosegue in tutta Italia il tour “BOOSTOLOGY”

Boosta è impegnato sui palchi di prestigiose location italiane con il tour in solo "Boostology", in cui presenta uno speciale concerto passeggiato

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SAVE THE GUITAR – L’epoca della chitarra sta morendo?

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di Roberto Manfredi
Eric Clapton ha annunciato il ritiro dalle scene live con una frase drammatica:

L’epoca della chitarra sta morendo”.

Pessimismo cosmico a parte può darsi che “slow hand” abbia ragione, dato che contemporaneamente le storiche aziende Fender e Gibson hanno reso pubblici i loro deficit disastrosi. Anche Pete Townshend, che è uno che va a letto con la chitarra, ha annunciato almeno un anno sabbatico, lontano dalla musica.

Sono notizie che fino a qualche anno fa avremmo preso come bufale del web, invece sono purtroppo vere.

Sinceramente non riesco a immaginare un gruppo pop-rock senza un chitarrista che imbracci una Fender o una Gibson, ma pare che in futuro prossimo questo accadrà sicuramente. Le regine del rock finiranno nei musei di strumenti musicali insieme alle spinette e ai clavicembali e forse anche la figura di Eric Clapton finirà nei musei delle statue di cera.
Queste notizie sono un pugno nello stomaco a tutti coloro che immaginavano un rinascimento della musica vintage. Un ritorno alla musica fatta da strumenti veri e non da loop programmati. Un ritorno all’ascolto analogico, alla ripresa della produzione dei vinili fino al nuovo boom dei concerti live.

E se invece fossero tutti e solo dei colpi di coda, prima dello schianto finale?

Ovviamente ci auguriamo di no, ma i segnali non promettono nulla di buono. Ogni epoca storica, ogni evoluzione industriale, ha prodotto cambiamenti e innovazioni ma anche imposto disastri economici globali. Intere categorie professionali, nonché prodotti fisici sono stati spazzati via in pochi anni. Nell’epoca analogica, i trattori toglievano il lavoro ai buoi e ai cavalli. Nell’epoca digitale invece, i software e i pc tolgono il lavoro all’uomo. Musicalmente parlando, se le app e le nuove tecnologie digitali spazzano via mestieri come quelli dei copisti, trascrittori, accordatori fino addirittura ai musicisti. Allora diventare sordi, potrebbe avere anche una valenza positiva. Non è quindi solo un fatto industriale, ma soprattutto culturale.

Qualcuno ha deciso che la storia ha ormai poca importanza. Se ne può fare a meno. Cascano le cattedrali, le chiese i templi? Chi se ne frega! Via le macerie e spazio ai posteggi o ai centri commerciali. Non si vendono più le chitarre elettriche? E allora? Se si sono estinti i mandolini, possiamo fare a meno anche di quelle. Tanto c’è sempre un’app che con il cellulare ti consente di riprodurre il suono di Jimi Hendrix. E’ tutto più comodo e portatile. Diventi un virtuoso senza conoscere una sola nota.

Come si ferma questo olocausto artistico e industriale?

La risposta è nelle mani delle nuove generazioni. Sta ai ragazzi convincere i loro papà a comprare una Fender o una Gibson. Sta ai ragazzi imparare a suonare fisicamente uno strumento. A sogghignare in faccia a un deejay, quando quello dice: “Sto andando a suonare”. Sta ai ragazzi capire che la musica non deve essere ostaggio della canzone e del canto, perché anche il suono di un tamburo può offrire un’emozione. Sta ai ragazzi innamorarsi dell’ascolto, quello vero, dove si distinguono le frequenze, i bassi che ti fanno vibrare lo stomaco e le alte che ti fanno volare la testa. Sta ai ragazzi appassionarsi di musica. A vedere negli strumenti musicali oggetti d’arte, non soprammobili d’antiquariato. Sta alle nuove generazioni impazzire di gioia per i suoni prodotti dalle loro mani, dal loro fiato, accarezzando corde, soffiando e respirando negli ottoni e nei legni, battendo pelli o metalli.

Il vecchio e il nuovo non esistono. Esiste il tutto, insieme, dentro. Salvando la chitarra elettrica non salviamo la memoria o la nostalgia, salviamo noi stessi. Eric Clapton se vuole può anche appenderla al chiodo, ma non può invitare i suoi figli o nipoti a farlo.

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