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Breve storia della discografia moderna: dalla vendita dei dischi alla vendita dei concerti

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di Marco Stanzani

C’era una volta un discografico che un giorno decise di piantarla di girare per locali a scovare nuove band. L’attività di scouting in discografia era diventata solo una perdita di tempo, quel che c’era da fare era capire cosa funzionasse sul mercato per scovare qualcosa che gli assomigliasse. E basta.

Era l’estate dei cloni e lui si beò del fatto di avere scoperto Anonimo Italiano come clone di Baglioni, gli Audio 2 come replicanti di Battisti e molti molti altri.

Una cosa però lo preoccupava: il fatto che alle colonnette ascolto nei negozi non ci fosse più ressa per sentire i 20 successi del momento contenuti nella compilation piena zeppa di hit.

discografia

Colpa della pirateria, pensò, e dopo aver snobbato per lungo tempo quella roba che i più giovani chiamavano “internet” decise di darci un taglio definitivo. Ora basta, disse, chiuderemo Napster, così la discografia presto tornerà a vendere i dischi!!!

Ma ben presto il nostro eroe si accorse che ciò non sarebbe bastato. Suo figlio era diventato cintura nera di download selvaggio e dall’America rimbalzava la notizia che le tv in diretta da Ground Zero, erano state costrette ad oscurare la rete con la scusa di tagliare le comunicazioni ai terroristi, ma in realtà era solo perché gli sponsor si stavano lamentando con loro perché davano notizie delle quali erano a conoscenza da ore proprio grazie alla rete.

Comunicazioni? Rete? Vuoi vedere che con questo “internet” le notizie volano più veloci? Questo pensò il discografico che allora provò a cambiare atteggiamento verso il web, mostrandosi più disponibile, collaborativo e mansueto.

discografia

Ma ormai per la discografia era troppo tardi.

Le vendite erano precipitate e dalla casa madre londinese telefonavano con insistenza per chiedere come mai qui in Italia non si riuscisse a sviluppare nemmeno un progetto esordiente di livello.

Fu allora che il nostro eroe, d’accordo coi media sempre più reticenti a proporre musica in tv, si affidò alla formula dei talent, che crearono artisti stagionali da vendere nelle serate d’estate fin tanto che non fosse partito il nuovo ciclo di trasmissioni con la logica conseguenza che presto ci si sarebbe scordati di loro.

Non sapendo come fare a tamponare questa falla della discografia, il discografico corse dal suo amico-manager e gli disse: “Bello, io spendo i soldi per produrre i dischi, poi arrivi tu che senza sganciare una lira, grazie al frutto del mio lavoro, guadagni con i concerti. Perciò da ora faremo così: io ti do in esclusiva il mio artista e tu mi dai una percentuale dei guadagni dalle serate”. Ma l’amico manager disse che lui non aveva bisogno che il discografico facesse da intermediario, perché aveva la fila di artisti che desideravano lavorare con e per lui, senza alcun intervento esterno. Perciò fece spallucce e se ne andò, lasciando il discografico di sasso.

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Fu a quel punto che il nostro discografico della discografia moderna ebbe l’idea geniale.

E’ vero, pensò, la musica non la si compra e non la si vende più sotto forma di disco, ma essa rimane pur sempre un bene necessario, come mangiare o fare l’amore. Per questo non potrà mai cessare di essere prodotta.

Ed in quel momento il nostro eroe intese che, così come le discoteche piuttosto che chiudere avevano preferito fornire ingressi gratuiti facendoti però pagare una coca-cola 50 euro, anche in discografia era arrivato il momento di accettare lo status forzato di gratuità della musica.

Restava solo da stabilire a cosa potesse corrispondere per la discografia quella benedetta coca cola salva-chiappe e fatturati.

Ma certo, pensò. I concerti!

Si, perché la gente non compra i dischi, ma per un concerto di un artista qualsiasi ucciderebbe il vicino.

Fu allora che il discografico, con somma sorpresa di tutti, riconvocò il manager-organizzatore di live e senza attendere un minuto gli domandò: “quanto costa la tua baracca?” …

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Il manager non si fece intimidire e, fiutando l’affare del secolo, chiese al discografico tot-centomila euro.

Facciamo così, disse il discografico, “io ti darò due volte quel che tu mi chiedi, ma tu proseguirai a ricoprire questo ruolo per me, perché io il tuo lavoro … non lo so fare”.

Fu così che Warner si comprò la Friends&Partner, la Sony si comprò International Music, molti discografici divennero manager, altri diventarono assi del booking-live, e forse furono alcuni di questi che pensarono che con aziende parallele, vista la bolla speculativa creatasi sui biglietti dei concerti, si potessero fare altri giochetti.

Ma questa è tutta un’altra storia.

 

 

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