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domenica, Aprile 11, 2021

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Sanremo e il virus: appello alla comunità scientifica internazionale

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di Roberto Manfredi 

Sanremo è finito!
Il virus pandemico, che ha bruciato milioni di cellule cerebrali agli italiani, è stato debellato ventiquattr’ore dopo i titoli di coda.
La comunità scientifica internazionale gioisce, ma le cause sono ancora del tutto ignote.

Nella disperata ricerca di un vaccino, i ricercatori continuano febbrilmente a studiare il fenomeno, fino a oggi inedito nella storia dell’umanità.

Lo scienziato  svedese Friskas Opporthuner ritiene che il misterioso virus si sia propagato attraverso i media e i social, in una straordinaria relazione tra mente umana e intelligenza artificiale.

Nel campo della scienza cognitiva è notorio che gli sviluppatori di un sistema intelligente artificiale, difficilmente possono prevedere tutti i possibili cambiamenti dell’ambiente nel tempo. Non era dunque possibile affidarci ai computer per prevenire il terribile e misterioso virus che ha intaccato le capacità cognitive di oltre undici milioni di italiani per quasi una settimana intera.

Nessun server al mondo, nessun mega elaboratore di dati, compresi quelli di Google o di Amazon, avrebbero potuto prevederlo.

Altri luminari della comunità scientifica come il  bavarese Gunther Strazzeinhammer ritengono invece che il virus si sia propagato attraverso onde sonore, altrimenti dette “canzoni“.  La concentrazione tra testi scritti e letti sui social e su tutti gli organi di stampa, le pagelle delle canzoni, i commenti e l’ossessiva trasmissione delle stesse attraverso i broadcast televisivi e radiofonici, i podcast, i tablet, i cellulari e quant’altro hanno prodotto una sorta di “creatura“ in grado di attaccare irrimediabilmente le cellule cerebrali degli umani, già peraltro compromesse da altri recenti fenomeni pandemici come ad esempio il referendum sulla Costituzione, i televoti dei talent show e il talebanesimo calcistico tra Juventini e Interisti, quest’ultimi già affetti da sindrome depressive, quali la non accettazione della sconfitta.

Tutte queste componenti associate tra loro, secondo la teoria Strazzenhammeriana, avrebbero causato il temporaneo black out intellettivo di milioni di individui. Un target immenso che comprendeva differenti fasce di età, sesso, ceto sociale e background culturale.

Da curioso antropologo, anche io ho cercato di studiare il fenomeno. Intanto ho adottato una strategia sicura per risultare immune dal virus: non ho visto neanche un frame del Festival di Sanremo e non ho ascoltato neanche un secondo delle canzoni in gara. Ho assunto forti dosi di antibiotici naturali e derivati musicali come Tom Waits, Keith Jarrett, Miles Davis, Chopin, Berliòz e Jimi Hendrix. Ciò hanno reso le mie orecchie e i miei occhi immuni dal virus, ma non ho potuto sottrarmi da qualche “scoria” visiva quali i commenti su facebook e i titoli dei giornali.

Devo confessare che a fronte di ciò, ho avuto qualche scompenso intellettivo, vuoti di memoria, difficoltà motoria nell’allacciarmi le scarpe, salivazione eccessiva da espellere simultaneamente, acidità di stomaco, ma tutto sommato nella norma durante il periodo invernale. Sono stato quindi in grado di esaminare il fenomeno pandemico anche sotto l’aspetto tipicamente antropologico.

Vi espongo quindi qualche prima riflessione, piccoli abbozzi che una volta esaminati, faranno parte del mio prossimo volume dal titolo: “L’estinzione dell’Homo Sapiens e del Matia Bazar” (Zarrillo Editore ).

L’italiano medio non è più medio ma medialmente trasversale. Vale a dire che tra la casalinga di Voghera che guarda tutte le puntate di Sanremo e Vittorio Sgarbi che commenta “Il Volo” le differenze si assottigliano non poco. Cultura pop pandemica quindi.

L’italiano è ormai irrimediabilmente duopolista anche nelle scelte culturali, politiche, alimentari e commerciali. I dati auditel di Sanremo lo dimostrano. Il 50 % del popolo sta a casa e vede il Festival, l’altra metà esce, prende la macchina o il treno e va a Sanremo. Lo stesso fenomeno duopolistico avviene anche nel campo della politica: destra vs sinistra, spesso anche sinistra vs sinistra, così come in campo alimentare: vegani vs hamburgheristi, in campo sportivo dopati vs dopati che ingannano l’anti-doping, in campo commerciale Tim vs Vodafone, Mac vs PC, Trenitalia vs Italo, e così via. Solo in campo economico assistiamo a un certo livellamento, vedi le banche che sono tutte in rosso.

Ovvio che il duopolismo si estenda anche al mercato musicale, ad esempio chi usa il Secondary ticketing e chi ascolta la musica fuori dallo stadio, chi sa a memoria le canzoni di Albano e chi pensa che Albano sia un produttore di vini contenente solfiti.

Da un punto di vista antropologico però, Sanremo rappresenta un caso a parte. Come tutte le patologie di massa, divide ma irrimediabilmente contagia tutti gli individui viventi. Tutti ne parlano in un modo o nell’altro, anche quelli che lo detestano. E’ una sostanza psicotropa che porta all’assuefazione. Come la droga, attrae, ti rende dipendente e allo stesso tempo ti stimola la disintossicazione per necessità vitali.

E’ anche un fenomeno migratorio mistico-religioso. C’è gente che fa chilometri a piedi a sue spese solo per inginocchiarsi sul red carpet del Teatro Ariston. Altri si battezzano sulla battigia, altri ancora nella vasca da bagno in hotel. C’è anche chi ha visto una Madonna piangente (la Ciccone non la Vergine Maria ) perché aveva sbagliato il playback. Poi quest’anno hanno visto la Maria De Filippi e abbagliati hanno perso la vista. Chi invece ha visto le stigmate sulle mani di Giletti, scambiandolo per un dopobarba. C’è chi ha sradicato una palma sul lungomare pensando che Domenica In (la puntata domenicale del Festival ) fosse la domenica delle Palme.

Tra i cantanti c’ è chi ha pianto perché ha perso e chi ha toccato ferro perché ha vinto, in particolare la casa discografica dopo aver scoperto che le spese di trasferta (viaggio, vitto, alloggio, mazzette) sono maggiori del fatturato.

A fronte di tutti questi fenomeni di carattere mistico-pandemico, abbiamo ragione di credere che il Paese innamorato dei fiori, sia ormai arrivato alla frutta. Rivolgiamo quindi un forte e deciso appello alla Comunità Scientifica Internazionale perché crei un vaccino che ci liberi per sempre dalla piaga di questo virus, almeno una settimana l’anno.

La ragione è molto semplice: “Perché il virus è virus!”

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