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Olocausto, piaga della coscienza umana – “Giornata della memoria” ricordando la visita ai campi di Auschwitz e Birkenau

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di Angela Paonessa 

L’Olocausto per me è un “Treno della memoria’’, un viaggio che ho intrapreso il 16 febbraio 2013 grazie ad un progetto offerto dalle istituzioni agli studenti più meritevoli dei licei di tutta Italia, diretto verso il ghetto ebraico di Cracovia alla fabbrica di Schindler e, soprattutto, ai campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau.

Fabbrica di Schindler

Sono sempre stata un’appassionata di eventi storici e avere ottenuto, insieme a pochi altri, un pass per accedere ad una realtà storica cosi’ importante, quale lo sterminio di una parte dell’umanità, mi ha reso maggiormente consapevole dei passi che avrei percorso nei giorni seguenti.

Sono partita con l’idea di non sentirmi pronta a tutto ciò che avrei potuto vedere o anche solo immaginare, Cracovia, sommersa dalla neve, un vento gelido che ti ghiaccia il sangue ed il pensiero rivolto alla sola inconsapevolezza, all’ignoto, alla credibilità letta nella frase “Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi (targa posta all’ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale).

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Al fabbro Jan Liwacz, deportato ad Auschwitz I nel 1940, prigioniero numero 1010, oppositore politico polacco non ebreo, fu affibbiato l’incarico di costruire la scritta all’ingresso del Campo, ma, per una forma di ribellione contro i nazisti, salda la lettera B di ARBEIT al contrario.

Varco i cancelli di Auschwitz e Birkenau, con passi talmente leggeri che mi sembra quasi di mancare di rispetto a chi prima di me, e per altri motivi, lo ha varcato con timore e speranza.

Migliaia di fotografie appese lungo un corridoio interminabile, sono loro, le vittime. Un’espressione stanca, sofferente. Il tutor che ci accompagna ci chiede di immedesimarci in uno di loro e di continuare il nostro viaggio con il suo nome etichettato sulla pelle.

Io scelgo un uomo, non ho idea di quanti anni abbia in quella foto, è visibilmente malnutrito, lo scelgo d’istinto, Alan. Entro nella sala dei forni crematori, c’è ancora un odore di carne bruciata così forte che devo allontanarmi.

Proseguo, non posso fare a meno di notare delle vetrine contenenti una quantità indescrivibile di scarpe, di capelli e vestiti. Mi trovo nel più grande centro di sterminio, sfioro con le mani i muri umidi e mi chiedo quanti, prima di me, lo hanno già fatto.

Entro nelle camere a gas, le cosiddette docce, immagino… è un viaggio dettato dalla quotidianità, dalla cautela, ho l’impressione di ascoltare le urla, le preghiere, i pianti.

Il mio percorso si conclude dopo una settimana tra baracche, blocchi e forni crematori.

Forni Crematori

Ho lasciato in Polonia Alan, ho pregato per lui e sono rientrata in Italia con un pensiero che mi discosta dai racconti letti sui libri. Ho camminato sopra le orme della storia, della sopravvivenza, della morte e ad ogni passo non posso che ricordarlo.

Auschwitz è da considerarsi un enorme complesso di campi: dal 1940 il Campo di Auschwitz I (Campo base), dal 1942, a circa tre chilometri dal Campo base, il Campo di Auschwitz IIBirkenau, a circa 6 chilometri il Campo di Auschwitz IIIMonowitz (Campo dove fu internato anche Primo Levi) oltre a circa 45 sotto-campi e più di 40 chilometri quadrati di area di competenza del Campo.

Il 27 gennaio 1945, le truppe Sovietiche della 60ma Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Konev raggiungono Auschwitz, liberandone i superstiti sfuggiti dalla ruota mortale dello sterminio. Oggi, 27 gennaio 2017, è la giornata della memoria… affinchè la brutalità dell’essere umano, non venga mai dimenticata!

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Di seguito:

Se questo è un uomo – Primo Levi

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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