Home Le pillole di A. Salerno Azzurro il viaggio all’incontrario di Conte

Azzurro il viaggio all’incontrario di Conte

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Copertina del disco di Adriano Celentano
Adriano Celentano Azzurro di Pallavicini-Conte
Voto Autore

di Alberto Salerno

Credo di essermi innamorato di Azzurro fin dalla prima volta che la udii, da un juke-box, al mare: era l’estate del 1968 e il disco, targato Clan, aveva proprio Celentano, sulla facciata B, mentre sulla facciata A dominava Una carezza in pugno. Quasi inaspettatamente, fu invece proprio Azzurro a rovesciare il successo del disco e a far saettare Adriano al primo posto in classifica.

La canzone è firmata Pallavicini-Conte, eppure il testo è lontano mille miglia dallo stile di Pallavicini. Lo stesso discorso vale per Insieme a te non ci sto più e Tripoli 69, dunque potrebbe anche sorgere il dubbio che il vero autore dei testi sia lo stesso Conte, ma queste non sono altro che le storiche ipotesi, controverse, sulla singolare collaborazione fra Conte e Pallavicini.

Quello che conta per noi è immergerci in questo mare di azzurro:

Cerco l’estate tutto l’anno
e allimprovviso eccola qua.
Lei è partita per le spiagge
e sono solo quassù in città,
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.

La prima strofa è già, di per se, un capolavoro e ci dà subito il quadro della situazione: lui è da solo, in città, probabilmente a lavorare, proprio come capitava negli anni sessanta, e lei è partita per le spiagge.

Bellissima la frase sento fischiare sopra i tetti un aeroplano che se ne va.


Azzurro
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri allincontrario va.

Conte qui è davvero scaltro. Per non ritardare l’arrivo del ritornello, che poi si rivelerà il vero tormentone, non ripete la seconda strofa ma ci entra dentro subito, con una melodia, magicamente accompagnata da parole meravigliose che colpiscono immediatamente e restano impresse nella memoria. Il treno, che nei pensieri all’incontrario va, è surreale e incomprensibilmente recalcitrante. Sembra quasi suggerire che quel desiderio di raggiungere la propria moglie, o compagna al mare, sia in forte opposizione alla volontà di farlo.

Sembra quand’ero all’oratorio,
con tanto sole, tanti anni fa.
Quelle domeniche da solo
in un cortile, a passeggiar…
ora mi annoio più di allora,
neanche un prete per chiacchierar

Ed eccoci alla seconda sfrofa, con le formidabili citazioni sui ricordi dell’infanzia: l’oratorio, il cortile, un prete con il quale fare due chiacchierare.

Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va…

Cerco un po’ dAfrica in giardino,
tra loleandro e il baobab,
come facevo da bambino,
ma qui c’è gente, non si può più,
stanno innaffiando le tue rose,
non c’è il leone, chissà dov’è…

E come non ammirare la terza strofa che si snoda tra quella sensazione di afa e quell’ideale ristoro in giardino. La ricerca di vocaboli così inconsueti e originali, come oleandro e baobab, e persino quelle rose innaffiate, restituiscono immagini di inusitata e inaspettata meraviglia.

È un testo fantastico, denso di immaginifiche visioni che solo la mente geniale di Paolo Conte poteva partorire.

E allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri allincontrario va.

E la chiusa, infine, con la ripetizione del ritornello, ci dà conferma che lui, di raggiungere la compagna al mare, non ha proprio voglia, (o fosse solo il coraggio che gli manca) poiché quel treno dei desideri, sospinto sempre da un’avversativa, all’incontrario va.

Bellissimo testo, bellissima musica.
È forse anche l’unica marcia che Paolo Conte abbia mai scritto.

 

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Adriano Celentano – Azzurro (brano di Paolo Conte)

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