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Intervista a Fabrizio Emigli: Dalla radio al cinema è un passo!

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di Angela Paonessa

Il mondo del cantautorato italiano assume nuova forma con il brano “Non trovo pace’’ di Fabrizio Emigli, per cinque stagioni direttore artistico dello spazio giovani del Folkstudio di Roma, in collaborazione con Luca Pirozzi al basso ed Edoardo Petretti al pianoforte e agli arrangiamenti. Autore dei testi in italiano delle canzoni presenti nei film “La sposa cadavere’’, “La fabbrica di cioccolato’’, “Before Sunset- Prima del tramonto’’. Una musicalità essenziale e innovativa, in grado di coinvolgere il pubblico fin dal primo ascolto. Da seguire!

PER VEDERE IL VIDEO CLICCARE SULL'IMMAGINE Fabrizio Emigli | Non trovo pace | Live @ Village Recording Studio
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Fabrizio Emigli | Non trovo pace | Live @ Village Recording Studio


INTERVISTA:

Un modo di scrivere che riprende il grande cantautorato italiano, un inno alla musica essenziale, alla complicità tra scrittura e canto. Quando sorge l’interesse verso l’emisfero artistico nella sua completezza?

Affamato di musica già da piccolo, ricordo notti intere col mangiadischi nascosto sotto le lenzuola ad ascoltare fino all’esaurimento (in quel caso si trattava di vero e proprio esaurirsi) diverse canzoni sanremesi. Poi la richiesta di avere in regalo prevalentemente strumenti giocattolo e, molti anni dopo, la “folgorazione sulla via di Damasco” (o meglio di Castelfidardo): la prima chitarra EKO (15mila lire) e i primi tentativi di emulare i cantautori tanto ascoltati e apprezzati.

Il testo del singolo ‘’Non trovo pace’’ sembrerebbe parafrasarsi in una lettera introversa dedicata a sé stessi ed alla constatazione di una condizione da elaborare e ridefinire. In quale contesto è nato il brano e, soprattutto, vi è un momento preciso per dedicarsi alla scrittura di versi?

Questa ricerca prosegue nell’intento di trovare una vera e propria collocazione, una sorta di stabilità, prerogativa dell’artista e dell’essere umano in generale. La canzone nasce proprio in uno dei miei tantissimi momenti di smarrimento e di una necessità di introspezione. Paradosso è che il “girarsi da una parte all’altra” è uno stato dell’anima dal quale si vorrebbe fuggire ma che contemporaneamente ci rende vivi. La canzone nasce proprio da questo. Trovare benessere o rimanere in bilico tra guerra e pace. 

L’elaborazione dei tuoi lavori rispecchia il concetto di semplicità, ed è proprio su questo dettaglio che i brani raggiungono l’apice della chiarezza e della comprensione. Esistono regole da seguire per scrivere un bel pezzo o si parla esclusivamente di talento?

A dirla tutta, non lo so. Dopo diversi anni credo ancora di seguire regole naturali acquisite nel corso del tempo, fatte da fiumi di canzoni e di musica ascoltata, nel mio caso di vari generi distanti tra loro, ed è questo ascolto che ha stabilito, mio malgrado, il personale prontuario di regole. Musica che deve, che dovrebbe essere al contempo semplice ma possibilmente non banale e testi che raccontino qualcosa di profondo attraverso parole ‘’croccanti’’ che suonino bene, legandosi con la melodia senza grossi inciampi in zone grigie. 

Un’artista nasce prima di tutto come uomo. La responsabilità di rappresentare al pubblico una sensazione, una storia di vita vissuta o un pensiero, attraverso una struttura compositiva-cartacea, nel momento ideale della stesura di un brano, conduce a chiedersi quale sia per il musicista, in questo caso per il cantautore, l’ispirazione ideale.

Dal momento che si cerca di esprimere la propria identità profonda, o almeno, la piu’ dettagliata possibile, attraverso la forma della canzone, un’operina che dura di solito 3 o 4 minuti e che in quegli istanti deve necessariamente non “tradire” e allo stesso tempo non essere esaustiva, lasciando spazio all’elaborazione personale dell’ascoltatore’ ho sempre cercato di fare un grosso lavoro di ascolto delle storie degli altri, traendone le verità e le opposizioni, con l’obiettivo di inzupparmi nelle vite dei passanti, nel momento del rito e della creazione di un testo o di una musica. 

Nel 2000 l’album “Dentro un nuovo disordine’’, nel 2007 “Stelle in eccedenza’’, nel 2009 “Passo a prenderti con il tram’’, fino ad arrivare ad oggi. Sappiamo che ogni album è, per il suo inventore, come un figlio. Ma nell’impegno e nella cura che si trasmette ad un lavoro musicale, spesso si finisce per rimanerne legati in modo particolare ad uno di questi. A quale album sei piu’ affezionato?

“Dentro un nuovo disordine” fu il mio primissimo lavoro in studio. Venivo da una lunga esperienza di concerti fatti in giro per l’Italia, prevalentemente tra il Lazio e la Sicilia. Incontrai un produttore indipendente, agguerrito, sensibile e affascinato dalle mie canzoni che decise di cristallizzare in un CD il meglio dei brani composti in più o meno vent’anni di musica. Fu il pregio e il difetto di quell’opera a cui sono legato affettivamente e artisticamente (sorride). Il secondo CD, ‘’Stelle in Eccedenza’’ fu, invece, totalmente autoprodotto ed è il lavoro nel quale ho cercato di fotografare il periodo che stavo affrontando, con brani scritti nell’arco di due anni (2005-2007), in cui quel nuovo disordine trovava un riassetto inaspettato. Fotografai il momento e la vita, grazie anche all’abbraccio umano e musicale di un gruppo di amici musicisti disponibili e in gamba! 

Sei stato ospite di Edoardo De Angelis, Mimmo Locasciulli, Claudio Baglioni (allo Stadio Olimpico di Roma nel giugno 1998), hai partecipato alla prima rassegna della canzone d’autore Cantare in italiano con Gino Paoli, Ivano Fossati, Sergio Caputo, Bruno Lauzi, Amedeo Minghi e Luca Barbarossa. Hai collaborato nel settore cinematografico con i testi italiani dei film “La sposa cadavere’’, “La fabbrica di cioccolato’’, “Before Sunset- Prima del tramonto’’, in tv con la Rai e Mediaset, hai lavorato in radio ed hai vinto numerosi premi a decorrere dal 1986. Il tuo prossimo passo è conquistare il mondo?

Ma quando mai! (sorride) Sarà, forse, “trovare pace” e subito dopo buttarsi nuovamente in un bel groviglio creativo… ! 

Si dice che il cantautore è come il poeta, scrive per sé stesso ma varia la percezione delle attitudini agli altri. Noi ti ringraziamo, innanzitutto, per la disponibilità fornitoci per questa intervista, augurandoti il meglio e concludendo con un’ultima domanda. Cosa vorresti cambiasse nel settore musicale?

Vorrei sorgesse un granello di umiltà in più, da parte degli artisti, degli addetti ai lavori, persino del pubblico. E per umiltà, intendo la voglia di non sentirsi mai arrivati e di coltivare la sensazione che il brano più bello, la canzone più ispirata, il testo più poetico e strutturato debbano ancora essere scoperti. 

Grazie di cuore Fabrizio, è stato un piacere.

Grazie a te Angela ed un saluto agli amici di FMD!

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