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Christine and The Queens, il genio francese che sta conquistando gli USA

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di Elena Nesti

Se in Italia ci guardassimo intorno curiosi di scoprire nuova, bella musica, Christine and The Queens sarebbe già suonata dalle radio e copiata dai produttori.

Per ora invece, di questa 28enne francese abbiamo solo un servizio fotografico pubblicato sabato 24 settembre su D-La Repubblica, in attesa che l’uscita negli Stati Uniti, avvenuta il 16 ottobre, porti qualche eco anche fino all’italico paese.

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L’album è uscito in inglese, come già avvenuto ad inizio anno in Inghilterra, ma si tratta di una traduzione e di un riadattamento del suo Chaleur Humaine, che, prodotto dall’etichetta indipendente Because Music, ha letteralmente spopolato in Francia nell’ormai lontano 2014, grazie a dei pezzi sia in francese che in inglese che in entrambi le lingue.

La sua scrittura in francese, semplicemente geniale – il suo inglese non è il risultato di un buon orecchio utilizzato alla meno peggio: figlia di un professore di inglese, Héloïse (questo il suo nome all’anagrafe) usa la lingua con una sua personale ironia, percepibile anche nei suoi tweet e nelle sue interviste dall’accento british. Per iniziare, però, vi consiglio di ascoltare il suo singolo-manifesto in francese, Christine (26 milioni di visualizzazioni, per dire), approfittando poi di volenterose traduzioni in italiano su YouTube.

 

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La ricetta: scrittura brillante e auto-ironica, portata all’ennesima potenza dalla sua immagine. Niente trucco, vestiti unisex, Christine non cerca di conquistare omologandosi a un’ideale femminile e ponendosi come oggetto del desiderio, al contrario cerca di parlare come soggetto desiderante, promuovendo il gender-fluidity, ovvero la possibilità per ognuno di recitare (perché questo fa ognuno di noi) un’identità femminile o maschile o altra.

“I’ve got it. I’m a man now” nel brano ‘iT’ immagina di riuscire un’immaginaria trasformazione in uomo, con l’acquisizione dell’attributo maschile, appunto iT con la T volutamente maiuscola, per poter infine accedere ai privilegi che non ha in quanto donna.


Ma l’immagine di Christine and the Queens è soprattutto associata alla danza che porta in scena: un hip hop “French Touch”, ovvero con influenze di danza contemporanea e una cosciente discendenza da uno dei re dell’ambiguità, tale Michael Jackson, principale ispirazione della coreografa Marion Motin come anche di Christine.

Il risultato : qualcosa di mai visto o sentito prima di adesso.

Un videoclip blu, uno rosso. Un’immagine che diventa forte senza aver bisogno di passare dall’eccesso.

Non per questo Christine critica o si pone come antitesi a pop-star come Miley Cirus o Beyoncé, che scelgono di affermarsi come soggetti della propria sessualità mostrando il corpo. Anzi, appassionata di pop e di rap americano, Christine dialoga con le star oltroceano: cita Kanye West in una ripresa in francese, si esibisce live in una cover di “Sorry” di Beyoncé, duetta con Elton John, che non è l’unica star folgorata dalla sua genialità.

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E poi anche lei, Madonna, che l’ha invitata sul palco durante il suo concerto a Parigi di dicembre 2015, dopo aver ripreso dal suo video-clip “Saint-Claude” l’idea di lievitare per il finale della sua performance ai Grammy’s 2015.

Christine and the Queens è insomma riconosciuta da tutti come un fottuto genio, approdato al pop dopo aver studiato regia teatrale alla Normale e sopratutto dopo che le hanno impedito di partecipare a un concorso di regia perché donna.

Eppure la costruzione del personaggio di Christine viene solo in seguito a qualcosa da comuni mortali come una delusione amorosa, che la porta a conoscere tre travestiti in un club di Soho, le Queens, favolosa presenza-assenza nel suo progetto.

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Christine non è una pura costruzione, ma, come dichiara in quest’intervista, è il lato più vero e spavaldo di se stessa, che le permette di essere se stessa fino in fondo, in barba alle convenzioni.

Soprattutto per noi in Italia, una bella lezione di come auto-rappresentarsi mediaticamente uscendo dal bivio “puttana” o “suora” e dimostrando che una donna può essere più cose, anche un David Bowie con abito alla Serge Gainsbourg.

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