Home Musica Interviste Esce l’album Marassi degli Ex-Otago, dieci tracce tra concretezza e ambizioni. Intervista

Esce l’album Marassi degli Ex-Otago, dieci tracce tra concretezza e ambizioni. Intervista

954
0
SHARE
Voto Autore

di Paola Maria Farina

Dopo i tre brani che ne hanno anticipato in radio le atmosfere (Cinghiali incazzati, I giovani d’oggi e Quando sono con te), oggi 21 ottobre esce Marassi (acquistabile su Amazon e su  iTunes) il nuovo album della band Ex-Otago. Le dieci tracce, pur nella varietà di temi che affrontano – dalla società 2.0 all’amore –, hanno come unico sfondo proprio quell’angolo di Genova da cui Maurizio Carucci, Simone Bertuccini, Olmo Martellacci e Francesco Bacci provengono.

Radici liguri come fossero propaggini non solo personali ma anche artistiche e alle quali suoni e testi non possono mai prescindere.

PER VEDERE IL VIDEO CLICCARE SULLA FOTO
video-i-cinghiali
Così, quel quartiere post-moderno che da lontano ti getta addosso le sue forme diventa il quadro entro il quale si muovono storie, riflessioni sociali o politiche ed esperienze della vita quotidiana. Il mare e il cielo, le strade intricate, i palazzoni e lo stadio, il carcere e i cantieri aperti: sono queste le coordinate attraverso le quali si muovono gli Ex-Otago.

Piacevole fin dal primo ascolto, Marassi porta con sé quel garbo elegante e a volte trattenuto di Genova. E a questa piacevolezza si mescola la pragmaticità della gente di quartiere abituata ad alzarsi presto ogni giorno, a guadagnarsi da vivere anche mettendo da parte le ambizioni ma conservando nel cuore i sogni di bambino. All’insegna di tanto, tanto coraggio.

14671339_10209626041275238_46845591716339840_n
INTERVISTA

Partiamo dal titolo, Marassi, come il quartiere di Genova da cui provenite: come mai questa scelta?

Marassi è un po’ una provocazione. Genova è famosa per i suoi vicoli e per il cantautorato gigantesco di De André.  Quello che volevamo realizzare era un disco pop, ovvero che raccontasse la quotidianità della città più comune, quella di cui non parla nessuno, quasi per dare sfogo a un sentimento di rivalsa. A Genova c’è Marassi, ma quel luogo può essere un quartiere come mille altri in Italia, in cui scorre la vita all’oscuro dei notiziari. È un punto privilegiato di osservazione. Genova, poi, è una città tanto brava quanto conservatrice, che non si schioda dal passato e noi ne avevamo le scatole piene. Questo non significa distruggere quello che è stato, ma restare solamente nella tradizione equivale a rimanere in una comfort zone per cui si finisce per non fare più cose interessanti.

Il disco, così geograficamente localizzato, affronta però temi che superano l’orizzonte del quartiere e della città. Che tipo di Italia raccontate?

È inevitabile, quando si parla di ciò che si vede attorno, essere specchio di una realtà più ampia. Quello che cantiamo non è solo quel quartiere ma rappresenta un intero paese; in questo senso, Marassi con il suo carcere e lo stadio, raccoglie proprio due aspetti che appartengono alla società nel suo complesso. Le nostre canzoni nascono per immagini, stati d’animo e sensazioni e, da racconti di qualcosa solo che sta attorno, diventano spazi per parlare di noi stessi.

Ascoltando il disco, si ritrovano vari sentimenti, ma sembra di poter cogliere due linee fondamentali: da un lato il pragmatismo della gente comune di quartiere e dall’altra il sogno, il desiderio. È così?

Ci hai azzeccato. Effettivamente c’è sempre una nota molto concreta nei nostri testi, volendo abbandonare quella vena intellettuale fine a se stessa, che non ci piace. Credo molto di più nel lavoro intellettuale abbinato a quello manuale: è vero, come dicono i contadini, che le mani aguzzano la mente. Perciò questa componente non può non emergere nei testi. Dall’altra parte, però, c’è anche grande ambizione; solo con la prima spesso si vive miseramente e solo con la seconda si diventa dei ciarlatani.

Qual è, allora, il punto di incontro tra questi approcci o sentimenti? Forse quel coraggio che cantate nell’ultima traccia dell’album?

Sì, se si riesce a unire i due mondi, quello della concretezza e quello dell’ambizione, allora forse si possono fare cose interessanti. E per farlo ci vuole coraggio, perché ciò che ci consigliano è esattamente il contrario; ci dicono o di pensare solo al futuro, che però non ha niente di certo, o di non osare e stare nella scia. Ma così si avrà solo una vita senza sorprese; molta gente ci casca e probabilmente anche noi…

Dal punto di vista musicale, il disco suona vario ma con un’impronta pop coerente: come vi avete lavorato?

Volevamo disco molto contemporaneo e ci siamo aggrappati a quello che abbiamo visto e vissuto. L’album  è legato a quello che accade anche nelle sonorità, con cui abbiamo sempre giocato, e per questo motivo vi si riconoscono eterogeneità e sfumature diverse del pop. Il disco è stato concepito proprio a Marassi, dove abbiamo registrato qualche synth e i provini; è naturale, quindi, che il clima del quartiere traspaia. Matteo Cantaluppi, poi, ha svolto un ruolo decisivo nel guidare il percorso e nell’aiutarci a metterlo a fuoco anche tecnicamente. A lui va riconosciuto il merito di riuscire a lavorare stando dentro le cose e, in tal modo, ha esaltato anche il nostro mondo rendendolo più armonico e fruibile.

E quali sono state le influenze musicali maggiori che sono confluite in Marassi?

Non c’è stato un piano strutturato, più che altro è stata una direzione, una spinta che abbiamo sentito nel mettere insieme più cose senza forzature. Abbiamo ascoltato tanta musica, anche internazionale,  e sono molti gli ascolti che ci hanno influenzato, a partire da Mark Ronson fino agli Stadio. Ecco, abbiamo cercato idealmente di creare un ponte tra gli Stadio e Ronson (sorridono, ndr). In generale, crediamo che sia arrivato il momento di infrangere certe barriere, tra indie e mainstream, verso una maggiore libertà. E il fatto di essere qui, oggi, è un segno di questo percorso, auspicabile per tanti gruppi italiani.

Se doveste scegliere una traccia dell’album che rappresenti Marassi, quale sarebbe?

Sarebbe Cinghiali incazzati. È una canzone che parla di quelle figure e di quelle maschere che ci portiamo addosso e con cui facciamo fatica a far convivere. Siamo convinti che a Marassi, il piccolo mondo in cui viviamo, ci siano davvero tante facce che non riescono a emergere.

 Ma com’è, oggi, il vostro rapporto con Genova?

Convivono diversi sentimenti, di amore e odio. Ma, alla fine, siamo troppo legati alla città per lasciarla e ci piace l’idea che proprio lì possa nascere una nuova scena artistica trasversale. Se si scava bene, si trova gente che ha tanta voglia di fare; stanno accadendo tante cose e vorremmo che si creasse qualcosa di nuovo. È una città che segna, mette insieme etnie e architetture diverse, di cui anche gli Ex-Otago sono figli. Siamo il tutto e il contrario di tutto.

Avete annunciato alcune date live. Che spettacolo state preparando?

Per prima cosa ci stiamo rifornendo di nuove strumentazioni e synth che dobbiamo studiare per bene. Ci sarà un bel salto, con tante canzoni riarrangiate, e, sicuramente, chitarre elettriche, bassi e campionatori.

 

14556684_10155467005164062_5266842442162618630_o
Crediti Foto Carlotta Coppo Photography

Questi gli appuntamenti confermati per ascoltare gli Ex-Otago dal vivo:

Marassi Tour Instore
GENOVA 21 Ottobre Via Ceccardi ore 18:00 la Feltrinelli Genova
MILANO 24 Ottobre Piazza Piemonte ore 18:30 La Feltrinelli Milano
TORINO 25 Ottobre Stazione Porta Nuova ore 18:30 La Feltrinelli Torino
BOLOGNA 26 Ottobre Piazza Ravegnana ore 18:00 La Feltrinelli Bologna
ROMA 27 OTTOBRE Discoteca Laziale ore 18:00Discoteca Laziale

Marassi Tour nei Club (date in aggiornamento)
ROMA 17 Novembre @ Cohouse Pigneto ingresso gratuito
evento qui: http://bit.ly/2dSv1T2
BOLOGNA 18 Novembre @ Covo Club
evento qui: http://bit.ly/2dyGBVK
MILANO 19 Novembre @ Serraglio
evento qui: http://bit.ly/2cN2NvK
TORINO 25 Novembre @ SAMO
evento qui: http://bit.ly/2d5W26V
FIRENZE 26 Novembre @ tender:club
evento qui: http://bit.ly/2dxETSM

Il calendario è in aggiornamento al sito La Tempesta

PER VEDERE IL VIDEO CLICCARE SULLA FOTO
i-giovani-di-oggi

Commento su Faremusic.it