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IL PAZZO MONDO DEI FAN, TRA FANATISMO E FIDELIZZAZIONE

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di Marco Fioravanti

I fans club dei vari artisti stanno un po’ raschiando il barile. Litigano sui social per qualche copia venduta in più di un disco, esultano se arrivano al disco d’oro (e per la maggior parte raramente si parla di platino). Sono festeggiamenti ridicoli e senza senso, visto che i dischi si vendono sempre meno e le certificazioni per le poche migliaia di copie vendute, in alcuni casi, sono ormai delle barzellette (vedi alla voce vendita sul “distribuito”, che non è una vendita reale, oppure gli investimenti di terzi per far salire su iTunes subito le canzoni, o per comprare view o stream).

Molte volte si vedono appelli, da parte degli staff ufficiali di alcuni cantanti, a comprare il disco appena uscito, magari anche due copie (se non di più), per far si che il proprio artista preferito abbia maggior visibilità e salga nelle classifiche, proprio come si fa quando si cerca di fidelizzare dei consumatori verso un prodotto di consumo qualunque. Ma il senso di questo dov’è?

fandom-vs-real-lifeQuando i dischi si vendevano davvero, quanto il disco d’oro era al milione di copie vendute e non a 25 mila come oggi, non c’era nessun fan che pensava di comprare due o più copie dello stesso disco per far salire in classifica l’artista di turno. Oggi invece, tra i ragazzi (e non solo loro, perchè oltre i bimbiminkia ci sono le tardominkia, che sono anche peggio) c’è una sorta di modus operandi: diventano dapprima, inconsapevolmente, parte integrante del “portafoglio clienti” di un cantante, gente che compra a prescindere, senza tener conto se i dischi son buoni o pessimi, senza porsi nessuna domanda sul perchè di tanto mercimonio inconsistente.

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Poi si lasciano plasmare, e a volte plagiare, da bravi Social Media Manager che creano fan-ultras, aggregati in squadre (fandom), grandi casse di risonanza promozionale virtuale a costo zero, bacheca su bacheca che si intersecano in virtuali patti di sangue inviolabili, branchi pronti a combattere contro tutto e tutti, pronti a sfidarsi contro altre “squadre”, e tutti spinti nel girone infernale della “competizione” degli acquisti, dei like, dei download, degli stream, della presenza agli instore (dove i cantati ti concedono foto, e soprattutto autografo solo sulla copertina del CD che si deve fedelmente comprare ad ogni instore).
Inoltre, tutto quanto sopra viene fatto o con aggressività e violenza verbale, o con più pacatezza e meno esacerbazione… e tra i due comportamenti molto dipende dall’artista stesso, perchè ci sono quelli che diseducano i propri fan, quasi premiando la loro maleducazione, e chi invece invita il proprio pubblico al rispetto e possibilmente alla “civiltà”.

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Comunque sia, così vengono creati soldati sfegatati, che si cerca di rendere “fedeli”, come se non ci fosse un domani, gente che sembra quasi provino un orgasmo spontaneo se il proprio artista sale in classifica, specie se viene scavalcando il cantante-nemico, come in una specie di transfer dal proprio io a quello dell’artista in questione.
A pensarci bene tutto ciò potrebbe essere materia di studio antropologico. Si dovrebbero scrivere seri compendi su questi fenomeni di “sudditanza” virtuale…e non solo virtuale, perchè poi ci sono i Tour, a cui ci si accoda tappa dopo tappa (ovviamente pagando biglietti su biglietti per ogni tappa, compreso viaggio, alloggio, e cibo … perchè anche queste cose ovviamente hanno un costo), una forma di “groupierismo” post moderno, grupie dell’era dei social media.

La cosa più incomprensibile è l’attaccamento ai giovani virgulti usciti dai talent, ai quali i giovani (e non solo giovani) fan si appiccicano come le api al miele, portandoli alle stelle, magari – se non si fa parte dello zoccolo duro, dei “per sempre fidelis” – per un solo anno, il tempo necessario affinchè esca altra carne fresca dalle nuove edizioni dei vari Talent.

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E qui assistiamo ad un altro fenomeno (anche questo possibile oggetto di materia di studio), quello di avere l’incomprensibile capacità di rinnegare tutto come se nulla fosse e ricominciare tutto con l’ultimo arrivato.

In un caso o nell’altro, che siano fan fedelissimi degli zoccoli duri, o fan volubili che cambiano idoletto ogni anno, ci troviamo di fronte ad una sorta di schizofrenia da fan-atismo, con sintomi di perenne “arrapamento” verso i successi non personali, ma altrui, quelli di altre persone che si differenziano da noi solo perchè momentaneamente “popolari”.

 

 

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