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LAURA PAUSINI: #PAUSINISTADI, CONCERTO SU CANALE 5 – RECENSIONE

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Ieri sera, su Canale5 è stato trasmesso, in differita, il debutto mondiale di #PAUSINISTADI, dallo Stadio San Siro, primo concerto/evento del Simili Tour (che continua ancora tra America ed Europa) di Laura Pausini, tenutosi in quel di Milano il 4 e 5 giugno scorso.

Neanche a dirlo è stato uno show con numeri da record, nel tempio della musica italiana live, lo Stadio San Siro, dove la Pausini aveva già messo piede – prima cantante/donna al mondo – nove anni prima, nel 2007, con un altro concerto/evento.

Nell’attimo stesso in cui ho acceso la tv, mi sono ritrovata spontaneamente, e naturale, a cantare con lei, una canzone dopo l’altra, io con i miei occhialetti (eh sì, so “cecata”!), seduta sul divano, e lei su uno dei palchi di maggior prestigio in Italia.

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La nostra Laura Nazionale è stata sempre sul pezzo, sempre nel ruolo che ormai le compete, quello di una star indiscussa, in un concerto che è durato oltre due ore, e che ha miscelato un repertorio di ben 23 anni di carriera, un percorso artistico estremamente e innegabilmente straordinario, che l’ha resa la cantante italiana più conosciuta e apprezzata al mondo.

Tra un cambio d’abito e l’altro, supportata da una band che non ha mai avuto défaillance e scenografie spettacolari, ha incantato il pubblico – sempre partecipe – con i suoi più grandi successi, curando ogni esibizione fin nei minimi dettagli.

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Incollata alla tv, nell’attesa di ascoltare un paio di pezzi in particolare, tra cui “Vivimi” – canzone che “amo”-, mi sono chiesta, pensando soprattutto all’ultimo album, SIMILI, perché una voce così “bella” abbia deciso di cantare canzoni che hanno dato l’impressione di una discesa in picchiata, a livello qualitativo, del suo repertorio.

E in particolare, mi sono chiesta, ascoltando uno dei pezzi che hanno chiuso il concerto, “Innamorata”, come Lorenzo (Jovanotti) abbia potuto darle un pezzo così… “mediocre”.

Innamorata? Dopo che ha scritto “A te” e “Le tasche piene di sassi” (forse tra le canzoni italiane più belle degli ultimi anni)? No, tutto questo non l’ho mai digerito, e questo soprattutto perchè sono artisti che ammiro. E quando ammiri qualcuno – senza quello strascico di fanatismo insulso – non ti puoi accontentare di sentire “Tu non sai cosa può fare una donna innamorata/una donna innamorata della vita come me”, quando prima ti sei emozionata con parole ben diverse, provenienti da altre canzoni, quelle che l’hanno portata a diventare l’ambasciatrice della musica italiana nel mondo.

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Al tempo stesso, dopo il concerto di ieri sera, mi sono pentita sinceramente di non essere andata a nessuna data del suo ultimo tour (in passato sono stata ad alcuni suoi concerti), perché la Pau – ancora una volta – ha saputo creare un filo invisibilmente magico, seppure resistentissimo, con il suo pubblico, dimostrando a tutti che lei su di un palco, anche quello di una location come quello di uno stadio, ci sta stare alla grande, e che il pubblico sa coinvolgerlo, dall’inizio alla fine.

Lo scettro di regina, per il momento, nessuno può toglierglielo, ed è inutile far scendere in campo la fortuna – come dicono in tanti – quando si parla del suo successo, perché, comunque, la fortuna aiuta gli audaci (come ricorda il famoso detto), e chi ha successo merita che gli sia obiettivamente riconosciuto, gusto personale a parte.

E il fatto che faccia canzoni “popolari”, perché deve essere letto necessariamente con un’accezione negativa? Lei canta i sentimenti, e fino a poco tempo fa, l’ha sempre fatto in maniera eccellente, tant’è che le sue canzoni le conosciamo tutti, compresi quelli che ora si atteggiano a snob.

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Dal canto mio, ho sempre apprezzato gran parte del suo repertorio, sorridendo spesso per le sue “uscite pittoresche”, che non tutti gradiscono, perché considerate, spesso,  “fuori luogo”.

Ma più che su quello che dice, è su quello che incide ultimamente che mi soffermerei, perchè spero davvero che torni a cantare pezzi che facciano indiscutibilmente da sottofondo a quell’amore (tema portante di tutto il concerto), che ci invita a vivere sempre, durante e dopo ogni suo concerto.

Lo stesso amore che il pubblico continua a nutrire nei suoi confronti (nonostante gli ascolti non siano stati così brillantissimi – la musica in Tv rende sempre molto poco, nonostante il #pausinistadi è stato trend topic su Twitter per tutta la serata), e che ha fatto schizzare, dopo l’evento trasmesso in tv, SIMILI, il suo ultimo album, al primo posto su Itunes.
Per cui, nonostante eventuali critiche, lo scopo finale alla fine è stato raggiunto…vendere musica, che di questi tempi è cosa rara.

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Mariafrancesca Mary Troisi
Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina. Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola. In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia. Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”. Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa. Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti. Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione. Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie. Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie. Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente. Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere. Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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