Home Società e Cultura TERREMOTO: 24 Agosto 2016 – L’ho vissuto anch’io quel maledetto giorno

TERREMOTO: 24 Agosto 2016 – L’ho vissuto anch’io quel maledetto giorno

Quando la poesia sopravvive agli eventi e le difficoltà si trasformano in forza, l’uomo non teme più nulla. ‘’L’ho vissuto anch’io quel maledetto giorno’’, parzialmente, ringraziando il cielo. Perché in questi momenti la fede rimane tutto quello che hai e non puoi farne a meno. È cambiato tutto.

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di Angela Paonessa

Ciao a tutti, sono un essere umano ed ho avuto paura.

È iniziato tutto così, con una frase che pronunciai il giorno di Capodanno: “Il 2016, questo è il mio anno, farò tante cose!’’. E Qualcosa ho concluso per fortuna, ma è sempre quando cominci a sorridere che i denti si stringono. È cambiato tutto, troppo in fretta. Ha scelto la vita le mie strade alternative e le ha fatte sue, stratega. Ed io la amo, come solo un folle può fare e l’amerò per sempre, perché il suo soffio lieve o potente che sia, smuove qualsiasi cosa lasciando un graffio sulla pelle di chi la vive.

Ciao, sono ancora un essere umano e l’ho vissuta anch’io la percezione di una tragedia che sta per sfondare una porta.

Dormivo nel luogo che ritenevo più sicuro al mondo. Erano le 3.35 ed io neanche lo sapevo. Sono state le 3.36 a farsi notare, protagoniste di una danza priva di musica, protagoniste di un film muto, di un boato, di un regresso. Mi sono svegliata di soprassalto quella notte senza capire niente, perché niente è la risposta a tutto, alcune volte.

Solo il tempo di afferrare un paio di jeans ed una maglia m’è stato concesso. Fissare il cellulare in preda ad illuminazioni continue mi ha allarmata, era quella l’ora. L’ora giusta per afferrare la propria esistenza e metterla in salvo. E se sono qui a scrivervi, io ci sono riuscita, ringraziando il cielo. Perché in questi momenti la fede rimane tutto quello che hai e non puoi farne a meno.

Magnitudo 6.2, Rieti. Come farai a dimenticarlo? A non parlarne? Vivo ad un’ora e mezza di auto dal punto focale, e le crepe dei muri di casa hanno detto già tutto. Potendo solo provare a sforzarmi di quadruplicare la potenza di un sisma nel suo punto di origine, rimango sospesa tra la consapevolezza di averla provata quella paura e la volontà di partecipare alla ricostruzione di chi, l’esistenza delle persone che amava, l’ha smarrita per sempre.

Non è rimasto altro che ricostruire la vita, pezzetto per pezzetto, fino a ricomporre un quadro di esperienze e attitudini. Perché avere perso i miei migliori amici, mi ha condotta a riflettere su quanto siamo veramente immensi con la nostra forza di sopravvivenza. Quel maledetto giorno, che sarà ricordato per i suoi danni, è cambiato tutto. Ma l’unione fortifica le persone e le rende migliori.
Si riparte da zero.


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