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TERREMOTO: DISTRUZIONE E MORTE IN CENTRO ITALIA

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Alle 3.34, nella notte di mercoledì, arriva la prima violentissima scossa che fa tremare il centro Italia, e nello specifico zone nelle regioni di Lazio, Umbria e Marche. La prima scossa – di magnitudo 6 – è seguita da quasi 500 altre scosse, che durano tutt’ora.

Il terremoto arriva di notte, come fosse un ladro, pronto a rubare tutto, a rubare la vita stessa. E ruba, ruba a piene mani. Ruba senza pietà, cibandosi del respiro di chiunque incontri sulla sua scia. Arriva, quando tutto tace, quando il silenzio della notte copre le cittadine – ora completamente rase al suolo – vigliaccamente, mentre la gente dorme, e in pochi attimi distrugge tutto.

Amatrice, Accumoli (epicentro del terremoto), Pescara del Tronto, Arquata, sono le cittadine maggiormente colpite, ora “città fantasma“, devastate senza pietà dallo sciame sismico.

Il bilancio, fino a questo momento in cui l’articolo viene scritto, è già tragico: circa 250 morti, e quasi 270 feriti e dispersi, e 2000 sfollati che hanno passato la loro prima notte nelle tendopoli.

La macchina degli aiuti e della solidarietà si è attivata immediatamente, mostrando la “faccia migliore” dell’Italia. Si scava anche a mani nude, nella speranza di trovare ancora qualcuno in vita, sotto le macerie. Scorrere le immagini delle zone così selvaggiamente colpite è un pugno allo stomaco violentissimo, per tutti noi. Non ci sono parole sufficienti e adeguate davanti a immagini simili.

La protezione civile fa sapere che servono con urgenza beni di prima necessità; in ogni città e paese sono collocati punti di raccolta e per il sangue. È una delle poche cose che possiamo fare, perché siamo totalmente impotenti e inutili di fronte a disastri di questa natura. Una natura contemporaneamente bella e “traditrice”. Una natura così incredibilmente legata alla vita e alla morte, che ci ricorda che non c’è sempre un “domani” a cui tornare, che nulla è da ritenersi “scontato”. Ma “a domani”, nonostante tutto, resterà sempre il “grido di speranza” a cui i sopravvissuti torneranno. A cui tornerà Giulia, la bambina estratta viva dopo ore, ad Amatrice, tra la commozione e l’incredulità dei soccorritori. Un’immagine che si puo’ commentare solo lasciando andare via qualche lacrima. Scusatemi se non so fare altro.

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E ora stringiamoci, stringiamoci e aiutiamoli a tornare alla vita, tutti insieme. Per tutto il resto, per le polemiche, per i perché, c’è tempo. Ma oggi NO. Oggi si sente ancora troppo forte il respiro spezzato di chi non respira più.

Vi ricordiamo i numeri e indicazioni per aiutare:
Emergenza terremoto 45500 SMS e da rete fissa per donare due euro.
Protezione civile 800 840 840.
Sala operativa protezione civile regione Lazio 803.555.

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