E’ successo di recente con Umberto Eco, Bud Spencer, Cassius Clay, Giorgio Albertazzi, Marta Marzotto, Anna Marchesini ma succede ogni volta che muore un personaggio famoso.
Le bacheche di Facebook si riempiono di messaggi, ma a fianco a quelli che esprimono dolore, dispiacere o cordoglio ci sono gli “altri” messaggi.
Quelli di coloro – e sono tanti – che non si lasciano sfuggire l’occasione per affermare che il defunto stava loro antipatico e che non gliene frega niente che sia morto.
In certi casi si va oltre l’indifferenza e affiora addirittura una malcelata soddisfazione.
Quando una persona muore solitamente l’educazione vorrebbe che chi non è coinvolto emotivamente serbi quantomeno un dignitoso silenzio nei confronti di coloro che per questa morte sono addolorati.
Questa delicatezza su Facebook non esiste.
L’universo si categorizza in due gruppi ben distinti: i dispiaciuti e i menefreghisti. Questi ultimi sono sempre i più aggressivi e rumorosi, ci tengono a far conoscere al mondo la propria totale indifferenza per la scomparsa del malcapitato.
Dato che non c’è motivo di pensare che il comportamento delle persone sia diverso nella vita reale piuttosto che sui social network, riteniamo che questo sia uno specchio fedele di quello che accade in occasione di un qualsiasi funerale, in un qualsiasi paesello italiano.
Come rispose mio zio a chi gli chiedeva perché non fosse andato al funerale di un parente: “Tanto lui al mio non ci verrà”.
Noi italiani siamo fatti così: la colpa è sempre di chi muore per cui, datemi retta, se siete convinti che la vostra dipartita susciterà unanime cordoglio e commozione, fareste bene a rimandare il più possibile l’estremo passo, perché comunque ci saranno un sacco di bastardi pronti a dire: “Non me ne frega niente, a me stava proprio sui coglioni”.
Chi pensasse tuttavia che questo fenomeno sia del tutto italiano e recente si sbaglia. Ecco il testo di un vecchio papiro ritrovato di recente in un’anfora rinvenuta in una grotta della Giudea.
“Mi dissocio da tutte queste espressioni di cordoglio che si leggono qui su Facebethlem a proposito della morte di Gesù Cristo.
A me Gesù non piaceva e lo dico senza ipocrisie. Intanto si vestiva sempre con queste tuniche senza un briciolo di eleganza e poi non si tagliava mai i capelli!
Senza contare quell’aria di superiorità che sfoggiava sempre, neanche fosse il figlio di Dio!
Per non parlare di sua mamma, con quell’aria da santerellina.
Lui poi cercava di ingraziarsi il favore degli altri con dei trucchetti di magia, come trasformare un po’ di acqua in vino e moltiplicare pani e pesci, cose da poco, che qualche ora dopo non c’era rimasto più niente o quando fingeva di camminare sull’acqua che lo sapevano tutti che c’era una passerella.
No, a me Gesù stava antipatico e non me ne frega niente se è morto, non ho paura a dirlo qui. Barabba invece mi piace e mi mette allegria con quell’aria da ragazzaccio cattivo.
Insomma, state facendo tante storie per la morte di Gesù, Gesù qui Gesù là, uno che tra qualche anno non se ne ricorderà più nessuno!”
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