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martedì, Ottobre 27, 2020

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CLEMENTE ESCE CON L’ALBUM “CANZONI NEL CASSETTO” – INTERVISTA

Voto Autore

di Athos Enrile

Clemente
– Antonio di nome – esce dal letargo discografico e ripropone, a distanza di quattro anni, un nuovo album, il terzo della sua discografia: “Canzoni nel cassetto” (Etichetta Controrecords).

E’ lui stesso a riassumere la sua storia nell’intervista a seguire, una vita vissuta tra Sicilia e Liguria, con una tappa che pare fondamentale, la Genova in cui si muove ormai da tempo, da cui si è allontanato ma che ha successivamente voluto riprendersi, forse per l’aria musicale che si respira, forse per i segnali sonori e lirici di cui è carica l’atmosfera.

Riduttivo l’appellativo di cantautore, giacchè la musica è solo una delle tante sfaccettature che compongono la sua personalità, un piglio da artista completo, difficile da incasellare.

Canzoni nel cassetto” permette di sottolineare come il passato coincida spesso con il presente, per fortuna o purtroppo, ma resta l’indubbia freschezza di certi temi affrontati in anni lontani, ritrovati e scoperti come assolutamente attuali: in fondo basta saper aspettare e tutto ciò che è stato si ripresenterà.

Clemente, ritornato temporaneamente in Sicilia, trova in una scatola chiusa da tempo antichi nastri che contengono brani scritti almeno quindici anni prima, quando probabilmente la strada e gli obiettivi erano ancora sfuocati. Dalla cernita e dal successivo arrangiamento nasce il nuovo disco, e non pare casuale che il suo sbocciare avvenga proprio nel capoluogo ligure, per la storia che tutt’oggi si vive nei diversi angoli cittadini: certe cose nascono già segnate!

Tredici brani piacevoli, eleganti, minimalisti, perché anche la forma espressiva deve essere coerente con il messaggio, e ciò che permea tutto il disco, il concetto “fulcro”, è quello dell’essenzialità (“L’essenziale” è anche il brano di apertura che propongo nel video a fine articolo), evidenziato dalla citazione di Antoine de Saint-Exupery – “L’essenziale è invisibile agli occhi” -, un pensiero talmente semplice che sfugge quasi sempre alle riflessioni quotidiane, e questa mancanza favorisce l’impoverimento delle nostre esistenze.

La musica di Clemente è delicata, accarezza, avvolge, leva peso ai macigni molto spesso inamovibili… pennellate colorate sul grigiore quotidiano.

 

Ecco cosa mi ha raccontato nel corso della nostra chiacchierata…

Mi racconti in pillole la tua storia musicale, vissuta da un punto all’altro della penisola?

Ho sempre ascoltato musica, fin da bambino, con una predilezione particolare per il rock e i cantautori. Ho cominciato a strimpellare la chitarra a 18 anni, allorché i miei me ne regalarono una per il diploma, e ho iniziato a quell’età a suonare le canzoni dei cantautori dapprima, per poi cominciare a scrivere canzoni mie, quasi per gioco. A 23 anni sono entrato per la prima volta a far parte di una band, “La Combriccola”, con cui cantavo cover del più popolare rock italiano e, di tanto in tanto, qualche mio brano inedito. E’ stato per me un banco di prova importante perché mi ha disinibito molto, sia umanamente che artisticamente, e mi ha fatto capire quanto mi senta a mio agio a stare su un palco e cantare. Mi sono dedicato al progetto da cantautore solo dal 2008, quando stanco di fare cover e di vivere di sogni nella provincia siciliana, ho voluto provare a concretizzare le mie ambizioni trasferendomi a Genova, città dove ho trovato ottimi amici e musicisti che hanno sposato il mio progetto.

La tua formazione artistica è ampia e la musica è solo una quota della conoscenza ed espressione personale: sono scindibili in te le immagini, la letteratura e gli aspetti sonori?

La pittura, la poesia e la musica, da sempre coesistono in me spontaneamente. Sono linguaggi diversi ma parte di un unico modo di sentire, forme diverse della medesima, profonda esigenza di esprimere ciò che sento. Chiaramente, ognuna di queste arti ha in me influenze diverse, ma il fine è unico: suggerire emozioni, attraverso la trasfigurazione della realtà, il che corrisponde a quello che credo sia il ruolo dell’arte.

Che tipo di legame esiste tra il tuo primo cantautorato rock – quello di Vasco – al modello attuale, raffinato e intimista?

Il cantautorato, per come lo intendo io, è quasi sempre rock, a prescindere dagli strumenti musicali con cui si arrangia un brano o un disco. Credo sia una questione di approccio alla scrittura, oltre che di intenzione. Poi ci sono emozioni o storie che necessitano di un linguaggio più diretto, ed emozioni che invece vanno raccontate con più flemma e raccoglimento, ma l’intenzione e l’intensità rimane identica. Sono facce della stessa medaglia.

E’ uscito il tuo terzo album, “Canzoni nel Cassetto”, che racchiude un tuo lungo periodo di vita: me ne parli?

“Canzoni nel cassetto” è un’operazione nostalgica e nasce da una mia personale “ricerca del tempo perduto”. Nel 2012, per circostanze varie, abbandonai quasi del tutto il mio progetto musicale per ritornare a vivere in Sicilia (adesso vivo di nuovo a Genova) dove aprii un piccolo caffè letterario nella mia città natale, Castelvetrano, insieme a mia moglie. Qui ritrovai in un vecchio cassetto delle musicassette a nastro su cui avevo registrato, una quindicina d’anni fa, le prime canzoni che ho scritto. Alcune tra queste mi sono sembrate attuali sia nei contenuti raccontati che nelle emozioni espresse, ragion per cui ho deciso di registrarle e pubblicarle, con un arrangiamento il più semplice possibile che, al contempo, soddisfacesse il mio gusto attuale. E’ stato per me un po’ come chiudere un cerchio col passato, anche se non definitivamente. Il passato, specie se vissuto intensamente, è spesso un grande contenitore di emozioni e ispirazioni da cui attingere, purché non se ne faccia una trappola.

Chi ha collaborato alla realizzazione del disco?

Il disco nasce tra la Sicilia e la Liguria. Ho iniziato le registrazioni presso l’Audia Manent Recording Studio di Santa Ninfa (TP), nell’estate del 2015, dove ho registrato le chitarre, le voci e i cori, e il violino di Maria Teresa Clemente, mia cugina. A seguito del mio ri-trasferimento in Liguria, nel settembre 2015, ho ultimato le registrazioni a Genova, presso un paio di studi casalinghi, con il prezioso e professionale contributo di Manuel Perasso (pianoforte, synth e chitarre elettriche), Fabrizio Zingaro (pianoforte, synth, percussioni e missaggio), Alice Nappi (violino), Andrea Carozzo (fisarmonica), Paolo Magnani (chitarra solista e armonica), Luca Falomi (chitarra solista) e Talitha Knight (cori).

Dalla Sicilia alla Liguria con qualche elemento comune… il mare e una precisa necessità espressiva: come è nata la scelta di trovare stabilità a Genova?

Genova è una città che mi ha sempre affascinato, sia per la presenza del mare che per la sua storia, intrisa della suggestione e della poesia dei cantautori della cosiddetta “scuola genovese”, importantissimi per la mia formazione musicale e umana. Inoltre, Genova, non ha l’aria di una metropoli, trovo che sia una città a misura d’uomo. Infine, in Liguria ci vive da diversi anni una mia sorella maggiore il che è stato per me un fondamentale punto di appoggio.

Nel capoluogo ligure la forma cantautorale, quella attraverso la quale tu ti esprimi, è nell’aria che si respira, tra ricordi del passato e quotidianità: esiste qualche musicista del luogo che ti ha decisamente influenzato?

Tra i cantautorati del passato mi ha decisamente influenzato Fabrizio De Andrè, non solo a livello musicale ma direi soprattutto a livello di pensiero. Inoltre, amo molto le canzoni di Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Gino Paoli.

Mi pare che tutto l’album sia incentrato sul concetto di “essenziale” (“L’essenziale” è anche il brano di apertura), e mi ha molto colpito la frase tratta da “Il Piccolo Principe” che hai catturato e proposto all’inizio del video: il cuore e i sentimenti hanno sempre il sopravvento su ciò che possiamo vedere e toccare con mano?

Credo che, per quanto ci sforziamo di avere un controllo razionale sulle nostre passioni, i sentimenti ci dominino e determinino le nostre scelte e decisioni più importanti. Vero è che, talvolta, purtroppo, la vita ci impedisce di seguire liberamente i nostri sogni, e la necessità ci conduce spesso a vivere vite e situazioni che non ci appartengono. Credo tuttavia che rimanga sempre in noi la volontà di trovare ciò che per noi è veramente importante ed essenziale. Il che ha quasi sempre a che fare con la sfera emotiva e intima di ciascuno di noi.

Come pubblicizzerai il tuo album? Hai previsto live e presentazioni più raccolte?

Ho già iniziato a pubblicizzare l’album attraverso live acustici, oltre che attraverso i vari social network. L’album è acquistabile su tutti i digital stores e disponibile in streaming su tutte le piattaforme digitali, oltre che disponibile in copia fisica che vengo in genere per corrispondenza postale o, soprattutto, ai concerti. A breve comunque il disco dovrebbe essere distribuito.

Prova a sognare ad occhi aperti, senza… esagerare! Che tipo di obiettivo vorresti raggiungere in un futuro situato dietro all’angolo?

Spero di poter riuscire a vivere della mia arte. La felicità credo sia fare ciò che più ci piace e sappiamo fare. Sto lavorando sodo per riuscirci.

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TITOLI:

1 – L’essenziale
2 – Piccole emozioni
3 – Canzone del poeta bambino
4 – Veni l’estati
5 – Alla difesa dei sogni
6 – Canzone di Natale
7 – Non è un gioco
8 – La libertà
9 – Cuori al vento
10 – Tango delle circostanze avverse
11 – E non ne parliamo più
12 – Vivere
13 – Stupida canzone (+ghost track : “Fottiti”)

Testi e musiche di Antonio Clemente.

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