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Il ritorno di Trava con “Kintsugi” – INTERVISTA

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di Giuseppe Santoro

È la seconda volta, da quando scrivo per Fmd, che dedico un articolo alla musica di Trava, rapper torinese salito alla ribalta per una fortunata partecipazione a Italia’s Got Talent e che l’8 Giugno è uscito con un nuovo disco, un EP, dal titolo “Kintsugi”, prodotto da Slim Be.

Per chi non lo conoscesse, sto parlando di un figlio d’arte. Infatti il padre di Trava è il giornalista e direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, anche se questo aspetto per Alessandro (vero nome del rapper) non è mai stato direttamente collegato alla sua musica. Chi scrive, invece, di cognome fa Santoro e qualcuno penserà che questo articolo sia la riproposizione per il blog di un tandem già noto al mondo dello spettacolo. In realtà il motivo dell’intervista che leggerete è diverso; ritengo infatti che i testi e il modo che ha Trava di concepire il rap, abbiano delle basi solide e che il ragazzo sia pronto a dire qualcosa nel panorama dell’ mcing italiano.

Già ascoltando il suo nuovo singolo “House of cards” si noterà immediatamente una crescita nella scrittura rispetto al passato.

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Ho deciso di fare a Trava qualche domanda in merito al disco in uscita, ai progetti futuri e al mondo del rap odierno.

Ciao Alessandro, ad Aprile del 2015, l’ultima volta che abbiamo parlato, eri reduce da un talent e da un’improvvisa e conseguente esposizione mediatica. Ritieni che a distanza di tanti mesi quell’esperienza sia stata un buon trampolino di lancio?

Ciao Giuseppe, sono felice di poter parlare con voi. Il talent è stata per me semplicemente un’occasione ed un mezzo per confrontarmi realmente con un pubblico solido, che non fosse composto solamente da persone che vedono o commentano i miei video. Volevo dimostrare ad un pubblico più ampio le mie capacità, partecipando senza un vero fine competitivo, e mi sono divertito.

Nel nuovo singolo “House of cards” possiamo trovare più di qualche riferimento politico e sociale. Ci spieghi cosa intendi esprimere con questa canzone?

L’idea brano è nata, ovviamente, dopo aver visto la prima stagione della serie tv “House of Cards”. Mi sono immaginato un rapporto di coppia fra due persone, il quale per mantenersi stabile deve scendere, alle volte, a dei compromessi. Una parte rappresenta la fazione di sinistra, l’altra quella di destra ed entrambe devono “convivere” per trovare un equilibrio, come in un castello di carte, una supporta l’altra per stare in piedi.

Come si può notare nel video, infatti, avviene una rissa fra due fazioni con ideali differenti, ma seppur i due protagonisti appartengano a gruppi diversi, esiste una forte attrazione tra l’uno e l’altro.

Mi ha colpito la traccia “Dimmi”, quinto brano del disco “Kintsugi”, prodotto da Slim Be. Mi sembra una sorta di preghiera/conversazione con una persona che non c’è più. Di chi parli e come mai hai deciso di raccontare una storia familiare?

“Dimmi” è il brano dell’ep a cui sono più affezionato. E’ nato durante una notte in cui non riuscivo a dormire, e pensavo..

E’ stato l’unico brano che ho scritto dall’inizio alla fine senza nessuna interruzione. Sto parlando a mia zia; per me era come una seconda mamma, ora non c’è più e in questo modo ho voluto incidere i miei pensieri di quella notte creando una canzone per lei.

Il mondo del rap va veloce e pochi riescono ad emergere. Facendo un tuffo nel passato, gli Articolo 31 certamente negli anni ’90 sono stati dei maestri del genere, anche se poi J-Ax ha preso una strada diversa da solista. So che lui ti sostiene, tanto che recentemente ha condiviso il tuo video sul suo account Twitter. Come valuti le sue esperienze di giudice nei talent? Pensi abbia modificato troppo il suo stile iniziale?

Rispetto molto Ax come persona innanzitutto e come artista. La mia infanzia è stata caratterizzata molto dalle canzoni degli Articolo 31 oltre che da altri artisti.

Io penso che la musica si evolva e debba evolversi, segnando determinati periodi, e che le persone cambino.

Prima è nato il J-Ax che tutti conosciamo come artista e solo dopo è arrivato il J-Ax come personaggio televisivo, è stato un pioniere di questo genere e credo si sia meritato la carriera che ha e che ha avuto.

Caparezza è per me l’emblema di come si possa coniugare l’hip hop alla canzone d’autore. Pensi che sia un modello da imitare?

Caparezza lo trovo un personaggio geniale ed inimitabile. Si è creato un personaggio totalmente suo, impossibile da imitare anche a livello di scrittura. Mi piace la sua fantasia e il suo essere colto allo stesso tempo nello scrivere i testi.

A parte il rap che musica ti piace? Con quale cantante di musica leggera faresti un duetto?

Oltre il rap ascolto molta musica italiana come Battiato o Renato Zero, vado pazzo per loro. Però mi piacciono anche cantanti più contemporanei come Nina Zilli e Tiziano Ferro, sarebbe fantastico poter collaborare insieme a loro.

Tuo padre è un pilastro del giornalismo italiano. La gente dimentica in fretta ma Marco Travaglio è stato uno dei primi giornalisti ad avere il coraggio di raccontare il ventennio berlusconiano per quello che veramente era, tenendo sempre la schiena dritta. In perenne lotta con il potere, continua oggi a non schierarsi dalla parte di chi comanda. Tu come vedi il futuro politico del Paese? Ti senti rappresentato da qualcuno?

Stimo mio padre per la persona che è, lo stimerei anche se non ci fosse un legame di parentela fra noi.

Purtroppo sono poche le persone veramente libere nel campo giornalistico in Italia, che non si prestano a compromessi e che abbiano davvero il coraggio di esporre ciò che accade in maniera totalmente trasparente.

Io ho 21 anni, non saprei dirti cosa potrebbe succedere in un futuro, anche perché sto iniziando a capire realmente solo ora determinate cose.

Ho visto Renzi in televisione su La7 prima che diventasse Premier, forse nella trasmissione “Le invasioni barbariche” dove diceva che lui, se fosse diventato presidente del Consiglio, avrebbe accettato il ruolo solamente passando per le elezioni. Non mi sembra che questo sia accaduto… ecco perché non so a cosa e a chi credere quando penso a chi ci governa.

Hai già in programma qualche evento dal vivo nel prossimo futuro?

Per adesso vediamo come vanno i risultati del disco e i riscontri che otterremo, poi organizzeremo qualche data a partire da Settembre, speriamo anche fuori da Torino.

C’è un sogno che ti piacerebbe realizzare attraverso la musica?

Io faccio musica perché mi diverte farla. Tendenzialmente non bisognerebbe mai sperare troppo nel successo che, anche se dovesse arrivare, sarebbe comunque un nuovo punto di partenza.

 

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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

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