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domenica, Aprile 11, 2021

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La voce calda di Mark Lanegan conquista il Fabrique di Milano – RECENSIONE

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di Marco Fioravanti

Ritorno alla grande per Mark Lanegan, la leggendaria voce dei Screaming Trees, ormai da anni valido solista, che si è esibito al Fabrique di Milano, dove erano tutti seduti per ascoltare al meglio “An evening with Mark Lanegan”.

E’ dal 2010 che il buon Mark passa sempre dalle nostre parti. Ha instaurato un ottimo  rapporto con l’Italia, ed il tutto esaurito delle tre date italiane (il 22 maggio a Bologna, il 23 a Prato e il 24 a  Milano) è più che giustificato.

L’artista, accompagnato dal chitarrista Jeff Fielder e dal basso di Frederic Lyenn Jacques, con il supporto anche di Duke Garwood che ha anche aperto il concerto, dà vita ad uno spettacolo scarno, essenziale, con solo la sua potente voce a far da faro a tutta la serata.

Sempre sulle sue, Lanegan dà vita ad un’intesa di un’ora e venti minuti; ed è qualcosa di intimo, profondo, una voce che ti scava dentro l’anima per raccontarti della sua tormentata esistenza. La serata è costellata di pezzi dal suo, ormai abbondante, bagaglio da solista, accompagnato da qualche cover e da pezzi degli Screaming Trees e The Twilight Singer, che non possono ovviamente mancare.

La serata è stata aperta con “When Your Number Isn’t Up” (da Bubblegum 2004), passando per “The Gravedigger’s Song” (Blues Funeral 2012) e il giusto boato del pubblico. Via via sono state proposte tutte le altre canzoni in scaletta, compresa un’intensa “Where the Twain Shall Meet” (Screaming Trees) che, per l’ennesima volta, ci fa capire la potenza dell’ammaliante voce di Lanegan, un vero tocca sana per tutti gli intenditori di rock.

Molto piacevoli le tre canzoni estratte dal suo ultimo lavoro, “Phantom Radio” del 2014, ovvero “Torn Red Heart”, “Judgement time” e “I am The Wolf” letteralmente da brividi. Ma il massimo lo si è toccato nei bis con “Driver”, “Mescalito” – dove il bassista Lyenn molla per qualche minuto il suo strumento per dettare il tempo con le maracas -, “I Am the Wolf”, “Bombed” e la stupenda e struggente “Halo of Ashes” (Screaming Trees), che portano il concerto ad una dimensione onirica. Bravissimo Jeff Fielder ad accompagnare la calda voce di Lanegan, rivisitando strumentalmente le ultime due tracce degli Screaming Trees senza mai strafare, portando l’ascoltatore ad un livello superiore di musica.

Cos’altro dire di questo artista che fa della sua voce il suo marchio di fabbrica? Un uomo combattuto da angeli e demoni, che parla del pazzo mondo che ci circonda, parla di sogni ed incubi, fuoriclasse d’altri tempi, che riesce veramente con il suo tagliente canto ad entrarti dentro nell’anima.

Si vocifera di un suo nuovo album per il prossimo anno, e noi aspettiamo solo quello. Lanegan, un artista che sa creare ancora emozioni.

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