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RECENSIONE: HO VISTO UNA STELLA – ALESSANDRA AMOROSO INIZIA IL “VIVERE A COLORI TOUR”

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Crediti Foto Carlo Mottola, Arianna Di Fabio
Voto Autore

di Mariafrancesca Mary Troisi

Ieri sera al Mediolanum Forum di Assago (di Milano) si è conclusa l’anteprima del Vivere a Colori Tour – di Alessandra Amoroso – dopo la data zero di Morbegno del 22 maggio, e la prima data di anteprima al Pala Lottomatica di Roma del 27.

Ed è proprio alla prima data – quella romana – che ho assistito qualche giorno fa.

Arrivo poco prima dell’inizio, con un pubblico che sta già scalpitando, in attesa dell’arrivo di Sandrina.
Ore 21 circa, la band è già posizionata, e lei arriva sul palco.
Non c’è alcun effetto sorpresa per la sua entrata in scena. Basta la sua voce, emozionata e coinvolgente, sulle note di Stupendo fino a qui, di Camba e Coro – suoi autori storici – che “vestono” la Amoroso alla perfezione da otto anni ormai.
Il pubblico è un unico grande coro sin dall’inizio, tanto che coinvolge anche me e chi mi accompagna.

Subito dopo arriva La vita in un anno, di Tiziano Ferro e Michael Tenisci. Altro coinvolgimento totale del pubblico, che canta addirittura da solo il ritornello. Questa canzone, che rispecchia appieno il “mondo di Ferro”, è a tutti gli effetti l’anello di congiunzione tra questo disco e il precedente – Amore puro – scritto e prodotto proprio da Ferro (e Michele Canova).
Alessandra, tra l’altro, citerà alla fine tutti i suoi autori, senza alcuna distinzione tra i più noti e meno noti.

Si prosegue con L’unica cosa da fare, Appartenente, Sul ciglio senza far rumore; l’ultima canzone citata è di Roberto Casalino e Dario Faini, che confezionano una ballad intensa, perfetta per Ale. A giudicare dall’assenso del pubblico, potrebbe diventare un ipotetico singolo autunnale.

Nel tuo disordine – di Federico Zampaglione (presente tra l’altro tra il pubblico) è una “interpretazione” eseguita con grande raffinatezza. Pezzo di classe, che esalta una Alessandra sempre più matura artisticamente.

Crediti Foto Carlo Mottol
Crediti Foto Carlo Mottola, Arianna Di Fabio

La scaletta procede, sottolineando i nuovi arrangiamenti realizzato su alcuni successi del passato, a cui si è donato un vestito tutto nuovo, che calza perfetto, a pennello.
Agli arrangiamenti hanno lavorato i maestri Pino Perris e Davide Aru (musicista della Mannoia), presenti con lei sul palco insieme alla sua band “storica”: David Pieralisi e Alessandro Magnalesche alle chitarre, Roberto Bassi alle tastiere, Ronny Aglietti al basso, David Pecchioni alla batteria, e Pamela Scarponi e Luciana Vaona alle voci. Una menzione di profondo apprezzamento – dovuta – all’intera band, con cui la cantante interagisce per tutta la durata del concerto. BRAVI.

Intanto nei giganteschi monitor posizionati dietro Alessandra scorrono le parole delle canzoni, alternandosi alla comparsa di quadri che prendono vita propria, seguiti da un avvicendarsi di personaggi stilizzati.
Come detto all’inizio, la Amoroso non ha bisogno di una scenografia sfarzosa. Basta infatti la sua voce, riconoscibilissima tra tanti, a catalizzare completamente l’attenzione del pubblico.

Spesso la canzone appena eseguita si conclude con la scritta “To be continued“, come ad indicare un’ipotetica continuazione di quello che si sta raccontando – in musica.
Alessandra ha espresso infatti, durante il concerto, l’intenzione di parlare poco, lasciando “la parola” invece alla sua musica. Non si perde quindi in inutili chiacchiere, non ha bisogno di arruffianarsi i fan, e la sua semplicità mi arriva dritta dritta e senza ostacoli, insieme ad una rinnovata e palpabile emozione, quando constata, ancora una volta, il forte legame che ha con la gente che la segue.

A metà scaletta introduce Me siento sola, il suo secondo singolo di lancio per il mercato sudamericano; lo fa raccontando come ha vissuto questa esperienza, a cui è potuta arrivare – lo riconosce sempre – grazie al sostegno del suo pubblico italiano.
In scaletta troviamo, tra l’altro, tutti i singoli estratti da Amore Puro, con l’aggiunta di una canzone che inspiegabilmente (e lo ripeto da tempo) non è stata singolo.
Su Difendimi per sempre (la non singolo – da Amore Puro) Sandrina si siede e canta con partecipazione totale del pubblico questo pezzo bellissimo, scritto dal Ferro.

Tuttavia è con Immobile che mi “sbatte in faccia” appieno la sua genuinità e il profondo legame con la sua Big Family (il nome dato alla comunità dei fan che la seguono).


Crediti Foto: Carlo Mottola,  Arianna Di Fabio

Immobile, ricordiamo, è il suo primo successo, il suo cavallo di battaglia, scritto da Camba e Coro; un pezzo splendido che ho cantato a squarciagola con lei. Durante la sua esecuzione Alessandra scende nel parterre e cammina tra i fan, che restano appunto “immobili”, come il titolo della canzone che fa da sottofondo a un momento unico, irripetibile. Un momento che non possono permettersi tutti gli artisti, perché simboleggia il rispetto reciproco tra artista e pubblico, capace di limitarsi a sorridere al passaggio del proprio “beniamino”.

Ed è per questo che quando l’Amoroso ripete che lei e il suo pubblico sono un’unica, grande, famiglia, l’affermazione non mi suona falsa e “ruffiana”, ma chiaramente autentica. L’ho appurato con i miei occhi!
Lei dimostra di sapersi e volersi donare completamente, abbattendo quel muro invisibile tra “chi sta sul palco” e “chi sta sotto”; in cambio riceve rispetto e amore incondizionato.
Chapeau ad Ale e alla sua Big Family!

Su E’ vero che vuoi restare (ne canta una parte anche in spagnolo) arrivano le tanto trattenute lacrime di emozione di Alessandra, a cui si aggiungono (e lo dico senza vergogna!) le mie. Raramente mi emoziono ai concerti. Lei è stata capace di farmi emozionare ben due volte.
E già questo sarebbe bastato per “recensire” la serata.

Tra i vari ringraziamenti e un sentito invito a vivere la vita “con amore e per amore”, arriviamo alle battute finali, ballando sulle note di Vivere a colori (nuovo singolo, in uscita il 17 giugno), accompagnato dalla comparsa sul palco di enormi palle colorate. Si balla ancora con Il mio stato di felicità e la hit Comunque andare, scritta a quattro mani con Elisa, un piccolo capolavoro di canzone per quanto è trascinante e irresistibile.

Quello che ho visto nelle due ore del live mi ha confermato quello che già sospettavo: l’Amoroso non è più una debuttante – allo sbaraglio – nell’enorme calderone dell’attuale musica italiana.
Lei è, senza dubbio e senza paura di smentita, una stella – non saprei come altro definirla – che brilla di luce propria, senza espedienti artificiosi, una stella che illumina con le sue canzoni, insieme alla sua semplicità e il suo VERO talento, chiunque l’ascolti.

Ha fatto un percorso lungo e in salita, arrivando a convincere anche gli scettici e ad essere davvero CREDIBILE artisticamente.
Non basta infatti vincere un talent per “diventare Alessandra Amoroso”, non basta vincere Amici per vendere più di 1 milione di dischi – e la storia dei talent lo insegna. Stesso dicasi per Mengoni, unico altro artista da talent che può “convincermi” ad assistere a un suo live, che come Alessandra ha raffinato il suo talento, ha scelto sempre con cura i pezzi da cantare, arrivando ad avere un repertorio che fa gola a tanti.

Merito degli autori, certo. Merito suo, soprattutto, che sa cucirsi addosso ogni canzone, che da vita ad ogni canzone, che canta soprattutto con l’anima, riuscendo ad “arrivare”…dote rara e di pochi.
Il mio personale augurio è che il prossimo tour lo possa fare in qualche stadio. Olimpico e Sansiro sono pronti per lei.

Ps. Il Vivere a Colori tour riparte da Napoli il 7 ottobre.

Crediti Foto Carlo Mottola
Crediti Foto Carlo Mottola, Arianna Di Fabio

Qui di seguito riporto la scaletta completa:

Stupendo fino a qui
La vita in un anno
L’unica cosa da fare
Appartenente
Sul ciglio senza far rumore
Fidati ancora di me
Nel tuo disordine
Se il mondo ha il nostro volto
Stupida
Senza nuvole
Estranei a partire da ieri
Ti aspetto
Me siento sola
Amore puro
Bellezza incanto e nostalgia
Difendimi per sempre
Immobile
Non devi perdermi
Fuoco d’artificio
È vero che vuoi restare (una parte anche in spagnolo)
Vivere a colori
Il mio stato di felicità
Comunque andare

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Mariafrancesca Mary Troisi
Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina. Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola. In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia. Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”. Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa. Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti. Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione. Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie. Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie. Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente. Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere. Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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